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26 maggio 2026

Morte a Venezia, l'intervista definitiva a Pierpaolo Capovilla sulla vittoria della destra nella Serenissima: “Airbnb si è conquistato la città, il centro storico è la tetta da succhiare. Io snob? Ma che cosa volete che me ne freghi”

  • di Michele Larosa Michele Larosa

26 maggio 2026

Venezia si svuota di abitanti e si riempie di turisti. Per Pierpaolo Capovilla le elezioni comunali hanno firmato la sentenza: la città storica è morta, e i suoi assassini hanno vinto

Foto di: Ansa

Morte a Venezia, l'intervista definitiva a Pierpaolo Capovilla sulla vittoria della destra nella Serenissima: “Airbnb si è conquistato la città, il centro storico è la tetta da succhiare. Io snob? Ma che cosa volete che me ne freghi”

“Venezia è morta”, è il requiem di Pierpaolo Capovilla, fondatore prima degli One Dimensional Man e poi de Il Teatro degli Orrori, attore del film David di Donatello Le città di pianura, ma soprattutto uomo libero e voce scomoda, scomodissima. Ha scritto sui social: “Vincono i nemici della Città Storica. Venderò il mio appartamento, e andrò a vivere da qualche altra parte. Venezia è morta. Inutile insistere sul cadavere”. È l'epitaffio per la città dopo la vittoria alla elezioni comunali dell'assessore al turismo dell'amministrazione uscente, Simone Venturini. L'assessore al turismo trionfa nella stessa città che affonda sotto il peso della mole di turisti. Abbiamo chiamato Pierpaolo Capovilla per dare un volto agli assassini e alle ferite della Serenissima.

Hai scritto: "Venezia è morta". Di cosa muore?

Questo voto ha manifestato una continuità totale con le due amministrazioni Brugnaro. Chi vince questa elezione comunale? Vince il suo assessore al turismo.

Se c'è un problema di Venezia città storica quello è il turismo. Il flusso di turisti è qualcosa di ormai devastante. Il turismo è una grande fonte di denaro, guadagno e lavoro per un sacco di gente. Ma chi guadagna? Chi lavora, che lavoro fa? Lavori precari, sottopagati, spesso in nero, molto spesso in nero. C'è tutto un sottobosco in questa città. E poi ricordiamoci un po' che il turismo appunto sì porta denari e porta lavoro, ma è distruttivo: distrugge il tessuto sociale. Venezia in questo momento è rimasta con pochissimi abitanti a fronte di un flusso turistico di milioni e milioni di persone. Questo fenomeno doveva essere — e deve essere — contrastato, ma in maniera strutturale. Nel senso che qui nessuno può più comprare un appartamento. Gli studenti sono passati ad andarsene tutti quanti in terraferma; una volta non era così. Una famiglia che vuole vivere a Venezia non ce la fa, perché Airbnb si è letteralmente presa e conquistata la città.

Naturalmente, come è andata a finire ieri con l'elezione dell'assessore al turismo, è chiaramente per me un lutto. È un lutto: Venezia sta morendo, e la causa della morte di Venezia è il flusso turistico, unito alla disaffezione politica. È evidente

A chi imputi questa disaffezione verso la politica?

Con quello che succede nel mondo è chiaro che tutto poi ti porta a pensare ad altro, a non pensare neanche al tuo stesso Paese, perché con quello che sta accadendo in Palestina... Siamo di fronte a un abisso morale, e in questo abisso morale ciò che accade nelle tue vicinanze non ha più la stessa importanza di prima, diciamoci la verità. Il mondo in questo momento sta precipitando in un paradigma che condanna la sua stessa umanità. I problemi macroscopici, quelli grandi, quelli veri, quelli urgentissimi, non sono più da noi. E io credo che questa disaffezione nei confronti della politica sia praticamente inevitabile, viste le circostanze storiche che stiamo vivendo.

Però la chiave per contrastarla non è proprio una maggiore partecipazione?

Assolutamente, c'è bisogno di una maggiore partecipazione — e su questo non c'è dubbio. È chiaro che quando c'è disaffezione nei confronti della politica, quando non si va più a votare, chi ne approfitta? Le élite. E le élite non hanno gli stessi obiettivi delle masse lavoratrici, anzi. Gli obiettivi delle élite confliggono con quelli della gente. La gente dovrebbe un attimino rendersene conto. Poi c'è un altro tema che non bisogna dimenticare, quello pasoliniano: cosa è lo sviluppo, cosa è il progresso. La nostra gente in Veneto, anche qui a Venezia, nella Città Metropolitana, sembra avere a cuore sempre soltanto lo sviluppo economico. Ma lo sviluppo economico non è il progresso sociale. Il progresso sociale è altra cosa: è redistribuzione delle ricchezze, è una sanità che funzioni, è una previdenza sociale che sia giusta, che sia per tutte e tutti, è un’istruzione di qualità, per tutti, senza distinzioni, altro che ‘merito’: tutti e tutte hanno il sacrosanto diritto di crescere e formarsi nella cultura, di diventare cittadini senzienti e attivi. Oggi si parla di lavoro povero: uno va a lavorare e non riesce ad arrivare alla fine del mese, a pagarsi l'affitto, a pagare il mutuo. Ma che lavoro è? Poi ci chiediamo il perché dell’inverno demografico, e ce la prendiamo con gli immigrati. Sono questi i temi che dovremmo riaccendere all'attenzione della gente.

E non è anche un po' colpa della sinistra?

Per forza che lo è.

La sinistra ha abbandonato la classe operaia...

Ma da un po', ne sono consapevole.

Anche tu hai scritto che “Venezia è stata assassinata dagli operai che votano i loro sfruttatori”.

E non è così? Ma com'è possibile che la classe operaia di una Città Metropolitana come Venezia tema l'apertura di una moschea? Con tutti i migranti che abbiamo, soprattutto dal Bangladesh. Che lavorano. Sono lavoratrici e lavoratori che tengono in piedi l'economia di questa città: Fincantieri a Marghera, o i ristoranti e tutto il settore turistico. Il 75% dell'attività economica della città storica è dedicata al turismo. Il 75%. E chi è che lo tiene in piedi? Loro. E non possono avere un luogo dove pregare? Perché questo timore? Perché questa diffidenza nei confronti delle nostre sorelle e fratelli del Bangladesh? Sono qui per lavorare, per guadagnarsi un futuro, per vivere dignitosamente. Desiderano un luogo dove pregare, e dove riconoscersi come comunità. Dov’è il problema? E perché?

Cosa è che rende la gente così vulnerabile a questo qualunquismo, a queste paure, a queste narrazioni?

Ma se c'è un ceto politico costantemente inadeguato ed insufficiente, che per decenni semina discordia e paura nel paese, è chiaro che poi, a furia di martellare il cervello della gente, la diffidenza e la paura si manifestino. È inevitabile. Si chiama egemonia della mistifazione, ed è un'egemonia politica.

I canali di Venezia

Tornando un attimo sulla questione Venezia: la Città Metropolitana è un problema strutturale che penalizza il centro storico? Che è un po' come se non avesse più voce in capitolo sul proprio destino.

Come se fosse la tetta che dobbiamo succhiare per il resto dei suoi giorni. Venezia è o non è un bene comune? Una città in genere è un bene comune, naturalmente, ma una città storica a maggior ragione. Ora, della città storica alla città metropolitana non gliene frega niente, ed anche a parte dei residenti dell’isola, i soliti noti, coloro che godono di una rendita indefinita, e che si arricchiscono sulla fine di Venezia quale città storica con una propria identità. Salvatore Settis, nel suo profetico “Se Venezia Muore”, un breve saggio uscito per Einaudi anni or sono, lo dice con una chiarezza disarmante: una città storica muore quando viene invasa da un nemico, o quando viene ferita o distrutta da un evento naturale, ed anche quando la sua stessa popolazione si disinteressa del suo destino. A Venezia questi tre fenomeni accadono simultaneamente: il nemico è il turismo, l’evento naturale è l’innalzamento dei mari, il disinteresse del popolo è questo nuovo sindaco, espressione dell’individualismo economico che pervade non solo Venezia, ma il Paese nel suo insieme. Siamo perduti.

Siamo di fronte a una situazione un po' paradossale: Venezia. Si parla di gentrificazione, gentrificazione in urbanistica, in architettura e nella sociologia — Venezia è l'esempio planetario di cosa non deve accadere a una città storica. Perché continuiamo a farlo? Il flusso turistico, per come la vedo io, deve essere contenuto. Questa dovrebbe essere la priorità di un'amministrazione decente di questa città. I due mandati di Brugnaro sono stati il momento peggiore nella storia repubblicana dell'amministrazione di Venezia. Il peggiore in assoluto. Cambiare rotta era ed è necessario, prima che il processo di turistificazione globale diventi irreversibile. Lo è già. Ed è per questo che mi sento tradito da questo voto.

Venezia in questo senso può essere anche un paradigma per tutta l'Italia, siamo destinati a diventare gli albergatori d'Europa?

Mi sembra evidente, purtroppo. È così.

Per chiudere, dopo questo post sei stato accusato di snobismo. Come rispondi?

È talmente banale questa osservazione che non mi va neanche di ascoltarla. Sono sempre dalla parte del popolo, faccio quello che faccio per il popolo, con il popolo e nel popolo. Mi vogliono dare dello snob? Ma datemi dello snob, che cosa volete che me ne freghi a me? Forse lo sono, forse c'hanno ragione loro. Io a un certo punto però mi rompo le scatole, e mi inalbero. Perché sono stanco di dover constatare giorno per giorno che al popolo veneziano non gliene frega più niente del destino della città storica. Questa cosa io la trovo intollerabile. Cosa è successo? Discutiamone, troviamo il modo di parlarne fra di noi. Ma se parlarne fra di noi significa: “eccolo qua, è arrivato lo snob, quello che ha studiato, quello che legge i giornali, l’intellettualone, la ZTL, bla bla bla”, e allora tanto vale non discutere di niente. Questo è il discorso pubblico che si fa in TV. Questo è il solito chiacchiericcio che non porta da nessuna parte, se non voti all'assessore al turismo di Brugnaro.

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