A molti di noi sarà capitato prima o poi di dover chiamare il 118 perché un nostro caro si è trovato nella condizione di essere soccorso e quando succede ad un familiare che non è più giovane l’ansia aumenta perché lo stesso fatto di essere anziani e malati comporta una condizione di fragilità e minorata difesa che inevitabilmente ci mette in allarme. Molti di noi si saranno certamente sentiti rassicurati dal fatto che soccorritori, sanitari e volontari della Croce Rossa siano nella stragrande maggioranza dei casi “angeli” votati alla salvaguardia e alla salute dei pazienti, personale qualificato che lavora e, in alcuni casi, presta la propria assistenza in modo gratuito per consentire in tempi celeri i primi soccorsi quando si verifica un’emergenza oppure il trasporto in ospedale per effettuare visite, accertamenti ed eventuali ricoveri quando la situazione è preoccupante ma non è in gioco la vita del paziente. Ed è proprio questo secondo caso ad essere finito al centro delle cronache quando, lo scorso aprile, l’autista di ambulanze Luca Spada è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso l’ottantacinquenne Deanna Mambelli iniettandole aria nell’accesso venoso durante un trasporto, appunto, secondario. Spada è indagato anche per la morte di altri cinque pazienti che avevano tra i 69 e i 98 anni, nello specifico Mirella Montanari, Francesco Mario Scavone, Edoarda Gasperini, Vincenzo Pesci e Vittorio Benini, pazienti deceduti per cause connesse con l’ipotesi di iniezione di aria durante trasporti secondari in ambulanza mentre il ventottenne di Forlimpopoli era in servizio.
L’accusa è pesante e di forte impatto sull’opinione pubblica che ancora una volta è scossa dall’apprendere che i propri cari non sempre vengono affidati agli “angeli” di cui sopra perché purtroppo tanti casi di cronaca ci hanno restituito macabre storie che hanno per protagonisti i cosiddetti “angeli della morte”, termine forse improprio ma in uso da tempo per indicare soggetti che si sono macchiati di vili delitti ergendosi al ruolo di divinità autorizzate a stabilire il momento giusto per dare la morte a pazienti anziani e con problemi di salute ma non in pericolo di vita.
Mentre il gip ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per Luca Spada che il prossimo 15 ottobre andrà a processo con giudizio immediato per la morte di Deanna Mambelli, il Racis, la sezione psicologia investigativa divenuta ormai famosa per il caso di Garlasco, ha stilato una relazione in cui definisce Spada un “omicida seriale che agiva sotto una spinta ossessiva ed incontrollabile” e “selezionava le sue vittime tra pazienti anziani e malati con una modalità compatibile con una logica predatoria e seriale”. Gli esperti del Racis hanno analizzato anche tutti i selfie che l’indagato si scattava con bare sullo sfondo, foto con carri funebri, forni crematori e riesumazioni di cadaveri corredate da commenti scherzosi che inviava in una chat di gruppo e ha ipotizzato che Spada avesse anche sperimentato sulla propria persona gli effetti dell’iniezione di aria nelle vene. Il ventottenne avrebbe effettuato alcuni accessi ospedalieri dopo essersi provocato un’embolia iniettandosi dell’aria allo scopo di effettuare una sperimentazione, verifica e affinamento delle modalità operative con cui aveva progettato di porre fine alla vita delle vittime prescelte. Il tutto accompagnato da ricerche via web sugli effetti dell’insufflazione di aria nelle vene e sui relativi sintomi come cefalea, desaturazione e morte.
Ciò che gli uomini del Racis hanno portato alla luce è un quadro macabro e allarmante che gli avvocati difensori di Spada contestano a gran voce dato che il mese prossimo il ventottenne verrà processato solo per l’omicidio di Deanna Mambelli e non per gli altri cinque. Secondo i legali diffondere relazioni che definiscono “serial killer” il loro assistito e non costituirebbero materiale probatorio da utilizzare in dibattimento è fuorviante perché potrebbe rovinare la reputazione a Spada influenzando negativamente i giudici popolari oltre che l’opinione pubblica. Un ragionamento che abbiamo in parte già sentito per quel che riguarda la consulenza personologica che i Racis hanno stilato su Andrea Sempio. E intanto l’opinione pubblica si starà certamente chiedendo con una certa preoccupazione se i propri cari finiscano sempre nelle mani giuste quando si trovano nelle condizioni di essere soccorsi e trasportati in ambulanza.