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12 marzo 2026

Noi, Leo Gassmann e gli altri figli d'arte: chi ha più follower e privilegi non ha sempre ragione. Perché vi ci fate appecorare ogni volta?

  • di Grazia Sambruna Grazia Sambruna

12 marzo 2026

Su MOW ho scritto una critica a Leo Gassmann, il figlio d'arte mi ha dedicato due storie Instagram diagnosticandomi possibili traumi passati per cui si è detto 'dispiaciuto', chiosando poi con un messianico "Ti perdono, non è colpa tua" come a sostenere che io non sappia quello che vado scrivendo. E invece, lo so. Allo stesso modo in cui so che schiaffare qualcuno in faccia a oltre 300K follower su Instagram significhi armare un esercito contro quella persona. Dopo oltre 24 ore di proiettili a vanvera, sto un fiore e non mi rimangio manco mezza virgola. Non amo le prepotenze. Magari le minoranze sì, ma non quella dei figli d'arte che frignano per il cognome vip. Faccio parte della maggioranza dei poveri stronzi. E tengo cose da dicere, sempre. E sticazzi se non piacciono a qualche spocchiosetto 're' del proprio immaginario impero...
Noi, Leo Gassmann e gli altri figli d'arte: chi ha più follower e privilegi non ha sempre ragione. Perché vi ci fate appecorare ogni volta?

E insomma, Leo Gassmann s'è offeso. S'è offeso per un articolo scritto a mia sciagurata firma e pubblicato su MOW. A differenza di molti, immagino, l'ho (ri)letto: ne confermo ogni virgola. Ho espresso il mio pensiero: il figlio d'arte non ha brillato a Sanremo, né per posizione in classifica finale (terzultimo), né finora per accoglienza di pubblico e critica al suo brano, 'Naturale'. Come tanti altri all'ultimo Festival, per carità. Ciò gli contestavo e contesto, però, erano le mosse social volpine che stava intraprendendo con Aiello, ottimo cantautore con cui ha interpretato 'Era già tutto previsto' di Cocciante alla serata Cover della kermesse. Perché era puro queerbaiting: postare video che mostrano una certa complicità, un'intensità di sguardi e abbracci che strizzano l'occhio a una possibile liaison tra i due. Non perché ci sia davvero, ma soltanto per strizzar l'occhio, essendo entrambi manzi, alla comunità arcoblano, alzandosi le views e facendo sentire così il brano a qualche cranio in più. Tale strategia di marketing, che non si è certo inventato Leo, la trovo sempre sgradevole, poco onesta. Altro punto di vista legittimo perché non viviamo in una dittatura coi Gassmann al comando. Eppure, sui social è scoppiato il panico. Da quando? Dal preciso momento in cui il figlio d'arte ha deciso di dedicarmi due storie, riempiendomi di parole che possono suonare 'gentili', ma che non sono certo una gentilezza, nei contenuti e per gli impliciti scopi che si prefiggono. Pubblicando quella roba in faccia a 300K follower, ha 'armato' il proprio enorme esercito di seguaci che mi tempestano di insulti e scortesie ogni minuto. Me li merito perché così la prossima volta ci penso prima di parlare, perché in Italia c'è troppa libertà di parola, arrivano a commentarmi. Mentre rido fortissimo per il paradosso dentro al quale sto con ogni evidenza vivendo, avrei una domanda: perché vi fate sempre appecorare da chi ha più follower? Basta un 'Armiamoci, partite!" ed eccovi là pronti ad attaccare il 'nemico' del giorno. Che però appartiene alla grande maggioranza dei poveri stronzi, non alla 'minoranza dei figli d'arte' (e di ogni altra tipologia di privilegiati, in generale). Un cortocircuito che, ancora una volta, va indagato. Perché la gente non pensa, ripete. E questo non è problema da poco. 

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La storia con cui Leo Gassmann, armato di grandi parole gentili, mi arma contro il suo esercito social di 300K follower

"Il pensiero di questa giornalista, se così si può chiamare, è di una cattiveria che fa rabbrividire. Ho deciso di condivederlo nella speranza che questo tipo di odio non passi inosservato. Perché come ne sono vittima io, ne sono vittime tante altre persone di cuore che non hanno la mia stessa fortuna di alzare la voce. Mi dispiace per quello che hai passato nella vita @la sambruna_Unchained... Ti perdono, non è colpa tua"

Questo quanto Leo Gassmann mi ha dedicato in faccia a 300K follower, analizziamole insieme: in primis, non ci sono parolacce. L'autore è garbatissimo e seleziona con cura soltanto termini gradevoli, petalosi che rimandano alla parte giusta della storia (ovvio che sia la sua, ndr). A parte svilire il mio mestiere e pazienza, sostiene che io sia 'di una cattiveria che fa rabbrividire'. Certo, la cattiveria fa rabbrividire, siamo tutti d'accordo. Ma Leo, se vuoi fare questo lavoro ossia il cantante e/o l'attore, se sei un personaggio pubblico, per sempre riceverai critiche positive e negative. Se ti aspetti di avviare una carriera nel corso della quale verrai subissato da coccole e complimenti, forse meglio se resti in casa. Con le tende abbassate, pure. Nemmeno Vasco Rossi piace a tutti, si è preso bastonate invereconde di disco in disco, perché a te non si dovrebbe o potrebbe dire niente (giusto o sbagliato che sia)? Lo stesso vale per Laura Pausini, Ligabue, Tiziano Ferro, Riccardo Cocciante, insomma, i più grandi, storici e celebri che ti possano venire in mente: ci sono milioni di persone che non li apprezzano e questo mero dato fattuale impedisce loro di continuare a essere artisti di primissimo piano, in alcuni casi proprio mitologici, capaci di riempire stadi e arene in un batter d'occhio a livello (inter)nazionale? No. E questa è una cosa, Leo te lo sto scrivendo col cuore, che devi imparare: perfino quando avrai 80 anni e la carriera maestosa che in ogni caso ti auguro, uscirà un pezzo, un commento, magari dieci, forse cento, in cui leggerai che il tuo ultimo film sia una sòla clamorosa. E quindi? Infatti, non ti cambierà niente. Proprio come, ego a parte, non ti cambia alcunché oggi. Cosa ti spaventa, piccolo Leo? La mancanza di consenso assoluto? Bene, quello non lo avrai mai. Non perché ci sono in giro 'persone cattive', solo perché, quanto è banale doverlo scrivere: non si può piacere a tutti. Punto e fine, pedalare.  

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Un post condiviso da Leo Gassmann Official (@leogass.official)

'Ho deciso di condivederlo nella speranza che questo tipo di odio non passi inosservato' è meravigliosa call to action ai seguaci tutti: sono stato offeso gravemente, anzi mi è stato buttato odio addosso, 'non voglio che passi inosservato'. Qui Leo Gassmann sa benissimo cosa sta facendo: armare il proprio esercito, appunto, contro una persona rea di averlo criticato. Spero che la sproporzione tra le due parti e la prepotenza di quella privilegiata sia evidente. C'è di peggio, però. Le righe successive. 

"Perché come ne sono vittima io, ne sono vittime tante altre persone di cuore che non hanno la mia stessa fortuna di alzare la voce". In colpo solo qui il nostro si descrive 'vittima', nonché per esteso 'persona di buon cuore'. Se non fosse già chiaro dal teatrino messo in atto per punire la sottoscritta dissidente. Il fondo del barile lo gratta quando tira in ballo altre 'vittime' meno fortunate che non possono alzare la voce, insomma, che soccombono. Questo è il motivo per cui ricevo da oltre 24 ore messaggi pubblici e privati piuttosto confusi: la gente, e i bot, tirano in ballo i morti di guerra, i ragazzini che purtroppo si tolgono la vita a causa del bullismo. Ma non facciamoci confondere dalla gravità di tali fatti e poniamoci una sola domanda: cosa c'entrano cotante tragedie con Leo Gassmann? Cioè criticare Leo Gassmann può scatenere conflitti mondiali? Criticare Leo Gassmann è come indurre un adolescente bullizzato al suicidio? No, infatti. Ma lui queste figure le usa, pro domo sua, nel disperato tentativo di aizzare 'popoli' e ferire qualcun altro, colpevole, lo ricordiamo, di aver scritto che non lo trova bravissimo. Che anzi è pure possibile non lo sia. Spero d'essere arrestata presto per il reato di lesa maestà, confido nella giustizia italiana, nel 41 bis. 

Spero così possa essere un po' più chiaro il modo in cui le 'persone di buon cuore' vi prendono in giro sui social, trasportandovi dove gli pare, per capriccio. Un comportamento da (pre)potente. E io, purtroppo, non amo le prepotenze. Perché lui sarà anche parte della 'minoranza dei figli d'arte', come dice, ma noi siamo nella maggioranza dei poveri stronzi. Senza privilegi né eserciti da armare quando qualcuno ci dà noia. Non ha senso farsi la guerra conto terzi, arrivare a lamentarsi, come mi è stato scritto, che 'In Italia c'è troppa libertà di parola'. Ma sul serio?! Per una critica a Leo Gassmann? 

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Un post condiviso da Leo Gassmann Official (@leogass.official)

Il nostro chiude con due frasi, una veggente e l'altra messianica. La prima: "Mi dispiace per quello che hai passato nella vita @la sambruna_Unchained...". Scusate l'obiezione, ma che ne sa questo qui dei fatti miei? Sta lasciando intendere, al presente indicativo quindi granitica certezza, che io abbia dei problemi, dei traumi, qualcosa che non va. Sempre in faccia a oltre 300K follower che da qui si sbizzarriscono, ovvio, con la creatività: non scopo, sono una psicopatica, sono una vecchia di merda che gode a umiliare ragazzini giovani (sempre perché non può scopare, racchia com'è). Viene fuori di me un ritratto esaltante, niente da dire. Ma io ho scritto un articolo, cosa che fa parte del mio lavoro. Si può poi concordare o meno, ma cosa potrà mai essere successo nella vita di Leo Gassmann, perdonate la citazione poetica, per condiderarlo così rilevante? Per farlo reagire con tanta 'cattiveria che fa venire i brividi'? Ipotesi: non ci è nemmeno rimasto male, si vuole solo vendicare regalandomi qualche brutta giornata sui social. E a me verrebbe davvero da dargli un bacetto in fronte, povera stellina, è un bimbo sul seggiolone che piange sconcolato puntando i piedini. 

Oppure no, è proprio il nuovo Messia perché così conclude: "Ti perdono, non è colpa tua". Ma chi è mo'? Gesù Cristo sulla croce? Abbiamo appena attraversato, in appena quattro righe, un delirio di supponenza fuori da qualunque scala, ma perfettamente aderente agli standard cui sono abituate le persone privilegiate, tra cui anche ovviamente gli influencer milionari (di K e soldi): io sono il più bravo, io sono il migliore. E tutti lo sanno, infatti mi amano. Se non mi venerano, vuol dire che mi odiano. E quindi devono essere puniti in maniera esemplare. Simpatico notare come un dittatore e un bimbo di al massimo cinque anni non ragionino poi in maniera così diversa, per certe cose. E voi, mi riferisco alle centinaia di migliaia di persone (bot compresi), volete far parte dell'esercito di, con grande rispetto parlando, questo qui? O di chiunque altro (pre)potente ragioni così? 

Un articolo di critica non è una gogna mediatica. È un articolo di critica che se ne sta lì qualche ora, prontissimo a cadere nel dimenticatoio domani. Domani ad andare di lusso, anzi. La gogna mediatica è quella che i (pre)potenti tirano, con modi gentili e compiti per carità, a chi reca loro fastidio per qualsiasi motivo. O a chi non gli va. Quindi per esempio io da oltre 24 ore sto ricevendo l'impossibile, posso desumere un piccolo ritratto di me stessa dalle parole che mi mandano gli altri: mi scopo qualcuno, altrimenti non si capisce come io possa continuare a fate 'sto mestiere, essendo analfabeta. Dovrei essere denunciata e querelata dalla famiglia Gassmann tutta. Il mondo intero (nientedimeno!, ndr) spera che io non abbia figli, anzi, c'è chi si dice disposto a contattare chi di dovere per levarmi i pupi perché sicuro sono una madre orrenda, visto 'come umilio i giovani'. Sono soltanto la sottomarca di penna X e Y, però non abbastanza brava neanche a copiare. Mi manca il cazzo, sono brutta, invidiosa e racorosa, per questo nessuno mi vuole e rimarrò sola tutta la vita. Tocca, a questo punto, augurarmi d'esser sterile, ma anche il cancro e altre malattie di cui ora ho perso il conto. La morte, sì, ma lenta e dolorosa perché devo soffrire almeno un po' di quanto faccia soffrire i personaggi di cui scrivo. In linea definitiva, faccio schifo e, appunto, devo crepare. Si spera, presto. 

Bot e persone reali incazzate come api conto terzi stanno rendendo possibile cotanto affrescato paradiso, costruendolo mattone su mattone, di commento in commento. A me fa ridere, lo ripeto, sono abituata oramai. Ma no, non trovo normale, come mi è stato invece fatto notare, che la gente si muova compatta per andare a insultare questo o quello che nemmeno conosce ma che avrebbe, come personaggio X sostiene, offeso la propria maestà. 300mila contro uno, incazzati per procura. 

Sono certa che gran parte degli utenti che mi scrivono nelle ultime ore non faccia parte della 'minoranza dei figli d'arte', ma della maggioranza, come me, dei poveri stronzi. E a loro mi rivolgo: perché vi piace così tanto farvi appecorare? Non lo capirò mai, smarchiamola, amen. Se in qualsiasi momento voleste rendervene conto, però, sappiate che al momento siete proiettili sparati da qualcuno per questioni in cui c'entrate zero. Tengo una sola cosa da dirvi sui proiettili, visto che tanti ne ricevo e non certo da oggi: i proiettili non hanno un cervello. E tra l'altro io oramai sono Neo di Matrix per cui vi va proprio buca, quanto mi spiace. 

A Leo Gassmann che ha voluto farmi questo bel regalo in termini di 'visibilità' (ma chi, sano di mente, vorrebbe questo tipo di 'visibilità'), mando soltanto un invito, con immutato e immutabile affetto: Vasco Rossi quando un giornalista lo fece arrabbiare, scrisse 'Vado al Massimo'. Guccini, 'L'Avvelenata'. Prego, ora 'batti lei!'. 

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