Umberto Bossi, fondatore della 'Lega Nord', si è spento all'età di 84 anni, lo scorso 19 marzo. Per buona e validissima norma, non si parla mai male di chi non c'è più. Perché non può difendersi, perché non è educato farlo, perché la guerra, nel caso, si fa ai vivi. Ma io non sono qui per fare la guerra. Io sono qui perché mi ricordo. E, leggendo le varie celebrazioni che vedo fioccare online, forse non tutti hanno la mia stessa memoria, pur avendo vissuto i medesimi tempi. C'ero, anche se bambina, mentre la mania (o follia?) del Carroccio esplodeva, quando tutto divenne verde. Nata a Milano e cresciuta in Brianza, ho visto gli adulti diventare cattivi, dire cose spaventose. Divertendosi, anche. Una continua gara a chi sparava fuori l'atrocità peggiore contro 'i terroni'. E chi erano, mo', questi 'terroni'? All'inizio, avevo pensato che fossero personaggi di un film, tipo 'Star Wars' o 'Indiana Jones'. Invece, no. I 'terroni' erano persone reali che, a differenza mia, abitavano al Sud. E gli adulti, i grandi intorno a me si auguravano che potessero crepare presto. Tutti. Come mai? Perché un signore alla tv, un signore che si chiamava Umberto Bossi, gridava che questi 'terroni' fossero, appunto, un problema. Anzi, Il Problema dell'Italia intera. Eppure, già all'epoca, non erano loro a farmi paura.
La prima volta che ho visto 'i grandi' diventare cattivi, ero a un matrimonio. Si sposava qualche conoscente di famiglia, non ricordo più chi. Quello che ricordo, invece, è che mentre cenavamo tutti insieme in quel giorno di festa, a qualcuno venne un'idea. Stese un grandissimo lenzuolo sul prato e ci disegnò sopra il logo della Lega. Subito, ne arrivarono altri. Scrivevano 'A morte i terroni!', cose sul Vesuvio, sulla lava. In breve tempo, quel lenzuolo divenne tutto verde, pieno di scritte che mai avrei potuto riportare a scuola in un tema. Perché quelle robe mica si dicono. Probabilmente, mi sarei presa un'insufficienza e anche una nota. In quel momento, invece, si stavano divertendo tutti: sghignazzavano, era un gioco. Io sapevo solo che mi spaventavano.
Pure perché questi 'terroni', stronzi per stronzi, non è che fossero lì con noi a tirarci dispetti brutti. Anzi, per quel che ne conoscevo di geografia, avevo idea che stessero piuttosto lontani. E che male potevano farci? Perché 'i grandi', che fino a lì pensavo avessero sempre ragione proprio in quanto 'grandi', li volevano morti? Nel dubbio, io non li volevo mica morti. Nemmeno sapevo chi fossero. Ma sicuro non erano nazisti, quelli che avevano messo su i campi di concentramento, ecco loro di sicuro non erano brava gente. 'I terroni' potevano mai aver fatto qualcosa di peggio? Ben lungi dal comprendere cosa gridasse in tv quel signore che si chiamava Umberto Bossi, comunque mi sembrava avesse convinto tutti che sì, i 'terroni' dovevano essere per forza il peggio, perfino peggio dei nazisti.
Crescendo, la situazione non è migliorata. Per esempio alle medie, e fate conto che andavo a scuola dalle suore, se l'autista del pullman che ci portava in gita era 'terrone', partivano sempre, puntualmente i cori contro di lui. Ancora Vesuvio, ancora lava, riferimenti alla puzza e ai cani. Cose che una mandria di undicenni non si inventa così, su due piedi, deve per forza averle sentite a casa, azzarderei, non di rado. E sì, c'erano i prof, ma cantavano pure loro. Perché era una roba normale, era uno scherzo, era divertente. Cazzo, se non lo era. Tra l'altro, credo che quel lavoro, cioè trasportare scolaresche di marmocchi, sia tra i più estenuanti del mondo. E pure gli insulti si doveva prendere quest'uomo? Sì. Perché magari si chiamava 'Gennaro' e aveva fatto l'errore di dircelo. Perché parlava strano, diverso da noi. Ma soprattutto perché, dai, era un terrone: fa ridere.
Del resto, faceva ridere anche Umberto Bossi. In televisione, vedevo un sacco di parodie. A 'Striscia la Notizia', per esempio, gli facevano il verso più o meno ogni sera. Giravano barzellette sul leader del Carroccio, come quella per cui il nostro, a un comizio, si ritrovava di fronte la solita oceanica folla che grida 'Bossi! Bossi!". E anche quando dice "Tra di noi c'è uno scemo", questi continuano a ripetere: "Bossi! Bossi!". Una buona metafora del reale, ma il punto è che di Bossi si parlava sempre e comunque. Fino a rendertelo quasi simpatico. Però, guardandomi intorno, gli altri buffoni della politica che si facevano prendere a torte in faccia in tv, non generavano mai lo stesso odio da cui ero circondata. Nessuno di loro, solo Bossi. Allora, non riuscivo a trovare divertente nulla che lo riguardasse. Neanche le battute. Perché ciò che mi circondava era brutto, sbagliato, incredibilmente crudele. Tipo il bullismo a scuola. Però, su scala nazionale. E senza nessuno a dire che no, questa cosa non andasse bene.
Ho un ultimo ricordo riguardo alla 'Lega Nord'. Anche se penso che a quel tempo Bossi fosse già stato colpito dall'ictus, quindi al suo posto c'era Matteo Salvini. Un altro che urla poco, ma almeno allora non ne aveva 'ereditato' la stessa rilevanza. Nonostante ciò, e qui sto al liceo, quindi sono passati tanti anni da quel lenzuolo zeppo di insulti in un giorno di festa, succede un'altra cosa. Un mio compagno di scuola si presenta coi capelli tinti di 'verde Lega'. Resta all'entrata, sventola una gigante bandiera del partito. Qualunque studente arrivi, gli chiede le generalità: nome e cognome suo, dei genitori, fino ai nonni (sia materni che paterni). Se qualcuno di questi suonava 'terrone', pugno in pancia. E una promessa: "Ora che lo so, lo dico a tutti. E con te non parlo più. Perché non dovresti nemmeno essere qui". Di nuovo, nessuno ha fermato questo imbecille di 15 anni, anzi i professori passavano e ridevano, qualcuno ci si è fatto pure la foto insieme. Non posso dire che nella ridente Brianza fosse ovunque così, però posso dire di averlo visto succedere.
E allora io non ho un buon ricordo di Umberto Bossi. Nè, per quel che vale, alcuna stima per la 'Lega' (anche se da tempo s'è tolta il 'Nord' dal nome). Puoi cambiare nome, certo, ma il male che hai generato, prodotto e cavalcato negli anni rimane. Poi il partito, e la Destra in generale, ha sostituito 'i terroni' con i rom, o forse adesso con gli islamici, gli arabi, un tempo ancora con gli albanesi. Il gioco resta lo stesso: dividi et impera. Ma la paura che ho provato da bambina vedendo gli adulti, anche quelli di cui mi fidavo ciecamente, diventare, all'improvviso, cattivi. Non era indirizzata a me quella ferocia, ma era spaventosa, era spaventosa lo stesso. L'impotenza che ho vissuto da ragazzina sentendo i cori all'autista di pullman 'Gennaro'. Quel coglione 15enne che anni dopo ancora stava lì a tirare pugni in pancia ai coetanei qualora avessero un cognome 'terrone' senza che nessuno lo fermasse. Ecco, queste sono tutte cose che non dimentico. E che non voglio dimenticare. Facevano paura. Per quanto ancora oggi come allora sembrino ridicoli, fanno sempre paura. Per l'odio, per la ferocia che possono scatenare, dal niente, nelle persone. Io me lo ricordo. E spero tanto anche voi.