L’omicidio di Pierina Paganelli sarebbe stato commesso per preservare un segreto inconfessabile. Ma se quel segreto non è mai stato un segreto e meno che mai inconfessabile, l’accusa sta ancora in piedi? È quello che viene da chiedersi dopo l’ultima udienza del processo per la morte di Pierina che vede alla sbarra, per ora come unico imputato, Louis Dassilva. Un’udienza che ha lasciato strascichi importanti. Anche nelle notti dei figli della vittima, costretti a lasciare l’aula quando il suono diffuso non è stato quello di un avvocato che parla o di un magistrato che chiede, ma quello di Pierina che urla mentre viene barbaramente uccisa. Sì, in aula è stato fatto ascoltare l’audio della telecamera di videosorveglianza presente in quel maledetto garage del condominio in cui s’è consumato il delitto. Un suono così insostenibile da spingere i figli della vittima a una fuga istintiva, una ritirata necessaria per non soccombere al peso di quegli ultimi istanti di vita della madre.
In quella stessa udienza Valeria Bartolucci, la moglie dell’imputato Louis Dassilva, è tornata sul banco dei testimoni. Cinque ore di interrogatorio: una lezione di resistenza psicologica e, insieme, un manifesto di fedeltà (o forse di sopravvivenza?). Ha ribadito che i continui e ripetuti “tradimenti” del marito non sono mai stati un problema per lei. Ma ha pure risposto – forse più per i media che per i magistrati - alla narrazione della "Valeria ostruzionistica", della moglie che avrebbe fatto scudo al marito nascondendo le prove, opponendosi con le unghie e con i denti al sequestro di un paio di Timberland. Una ricostruzione che i legali della donna, Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini, non accettano. Lasciando intendere di non voler più sentire la storia delle “scarpe negate” e di essere pronti anche a azioni legali.
In aula gli stessi legali hanno mostrato un video del 3 novembre 2023 e non c’è traccia di barricate. Si vede Valeria che apre porte, armadi, e offre massima disponibilità. Addirittura, i coniugi rifiutano l'assistenza di un legale. "Non abbiamo nulla da nascondere" - dicono ai poliziotti. Eppure c’è una annotazione di servizio che descrive una presunta resistenza e che è stata redatta il 16 settembre 2024. Dieci mesi dopo i fatti. "Mio marito – ribadisce ancora Valeria - era sul divano quella sera tra le 22:13:31 e le 22:13:42. Ne sono certa". Il PM Daniele Paci ha provato a incrinare quel muro con le intercettazioni, con i suggerimenti che lei dava a Louis e le famose frasi sulla fuga, ma la Bartolucci ha una risposta su tutto. "Avevo una certa tolleranza alla sua infedeltà – dice - chiedevo solo onestà, ma il fatto che sia stato infedele non significa che è un assassino. Manuela Bianchi? Se l'avesse amata davvero, l'avrebbe scelta. Le porte erano aperte".
Valeria punta il dito, piuttosto, altrove: parla di Manuela che le giurava sulla figlia di non avere una relazione, dei sospetti che il fratello di lei, Loris, fosse "carico di rabbia" per la mancanza di farmaci, dell'idea che qualcuno volesse incastrare Louis piazzando capelli sui vestiti. Così, mentre la difesa gioca la carta della trasparenza sulle scarpe, l’impressione che il processo di Rimini sia ancora in altissimo mare si fa sempre più fondata.