Potevamo titolare “mi scappa la querela”, ma poi, mutuando le spaziature (e aggiungendo una s), sarebbe diventato fin troppo facile confondere il tutto con un fantascientifico concorso di bellezza in una qualche Procura (magari Milano?) e beccarsi una (altra?) querela. Invece la faccenda – satira e ironia a parte – è seria e neanche poco. Perché il territorio intorno a Garlasco è diventato una sorta di Querelopoli in una pandemia di querelite: tutti contro tutti a suon di atti formalizzati sul tavolo di un qualche magistrato. Perché? Perché dopo la notizia, ormai nota, dei circa cinquanta esposti che la famiglia Cappa - nelle persone di Ermanno, Stefania, Paola e Maria Rosa Poggi – avrebbe presentato alla Procura Generale di Milano contro giornalisti, avvocati, commentatori, opinionisti, youtuber e utenti dei social, s’è innescato un tritacarne al rialzo. Dove, purtroppo, si è finiti a chiedersi più spesso a chi toccherà oggi rispetto alla vera domanda che ognuno dovrebbe continuare a farsi: quale è la verità vera sull’omicidio di Chiara Poggi?
Forse una risposta la darà la Procura di Pavia, ma non prima di una novantina di giorni, quando si chiarirà se si andrà o meno verso una richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio e, verosimilmente, anche se ci saranno i presupposti per la difesa di Alberto Stasi per chiedere una nuova revisione della sentenza di condanna per effetto della quale l’ex fidanzato di Chiara Poggi è in carcere da circa 11 anni. E intanto? Intanto, appunto, è fuoco incrociato di marche da bollo. L’ultima querela in ordine di tempo è stata annunciata proprio ieri sera: l’avvocato Gianluigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, non ha mandato giù alcuni commenti del giornalista Carmelo Abbate su quanto affermato dallo stesso legale dal salotto di Quarto Grado. Appena la sera prima, però, la stessa cosa l’aveva fatta l’avvocato Antonio De Rensis nei confronti del giornalista Piero Colaprico, dopo l’ennesima affermazione sul materiale pe*opor*ografico (non) contenuto nel PC di Alberto Stasi.
Ah, quasi dimenticavamo, anche i periti Porta e Occhetti, che proprio sul PC di Alberto Stasi effettuarono le loro analisi durante il processo di primo grado, dovrebbero essere raggiunti a giorni da una querela, come ha anticipato loro, durante una trasmissione televisiva, la criminologa Roberta Bruzzone (che ne ha dato notizia, ma non è, o non dovrebbe essere, la persona che ha firmato la querela). Ma attenzione, perché c’è altro ancora e è la notizia del giorno. Anche Alberto Stasi ha perso la pazienza e ha incaricato un terzo legale - oltre a Antonio De Rensis e Giada Bocellari - per seguire solo e esclusivamente tutto ciò che riguarda possibili diffamazioni nei suoi confronti, in particolare in merito alla detenzione di materiale pe*o e alle distorsioni sui contenuti del suo pc. La scelta è ricaduta sull’avvocato Elisabetta Aldrovandi (lo ha fatto sapere lei stessa, durante una ospitata a Canale 122) e, stando ad alcune indiscrezioni, sembrerebbe che almeno tre querele siano già state depositate.
Altre potrebbero arrivare a breve. Non solo dalle parti in qualche modo coinvolte direttamente, ma, a questo punto, anche da personaggi che fino a pochi giorni fa mai e poi mai erano finiti accostati ai gran discorsi che si fanno intorno al delitto di Garlasco. E’ di ieri, infatti, l’ennesima bomba sganciata da Bugalalla (il video integrale lo embeddiamo qui sotto), che ha fornito un antipasto di altre intercettazioni che i carabinieri, nel 2007, avevano definito “irrilevanti”. In una, in particolare, Stefania Cappa, il 22 agosto del 2007 e quindi a 9 giorni dall’omicidio di Chiara Poggi, parla al telefono con l’amico Mattia, commentando un articolo apparso sul Corriere della Sera. E gli riferisce che suo padre Ermanno sarebbe arrivato a contattare addirittura l’on Giuliano Pisapia, che poi fu eletto sindaco a Milano, e Luigi Domenico Cerqua, presidente di sezione della Corte di Appello di Milano, per proteggere lei e la sorella - e più in generale la famiglia - dalle attenzioni morbose della stampa. Una frase buttata là a un amico o c’è del vero?