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14 marzo 2026

Mistero di San Severo: Elena è viva e è a Firenze. Tutto finito? No, perché c’è tanto (troppo) da capire

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

14 marzo 2026

Ha avvicinato una pattuglia della Polizia di Stato in zona stadio, a Firenze, dicendo di essere Elena Rebeca Burcioiu, la ragazza scomparsa il 2 marzo a San Severo di Foggia. L'hanno identificata e, poi, le questure di Firenze e Foggia hanno diramato un comunicato congiunto: "è viva e sta bene". Ma le indagini non si fermano...
Mistero di San Severo: Elena è viva e è a Firenze. Tutto finito? No, perché c’è tanto (troppo) da capire

È riapparsa così, praticamente dal nulla, tra il cemento e i viali della zona stadio a Firenze. Elena Rebeca Burcioiu, la ventunenne rumena svanita nel nulla lo scorso 2 marzo dalle campagne del foggiano, ha deciso di consegnarsi alla realtà. Ha avvicinato una volante della Polizia, ha fatto il suo nome e ha messo fine – almeno sulla carta – a un incubo durato giorni, fatto di sommozzatori nei canali, cani molecolari e il terrore di un altro nome da aggiungere alla lista delle "invisibili" finite male. La notizia ufficiale, battuta dalle Questure di Foggia e Firenze, è rassicurante: è viva e sta bene. Ma è proprio qui, tra le righe del verbale che parla di "allontanamento volontario", che si intuisce un dettaglio: le indagini andranno avanti, perché c’è qualcosa di opaco da chiarire assolutamente.

Elena, infatti, sarà anche fisicamente integra, ma le prime indiscrezioni hanno raccontato di una ragazza profondamente spaventata. E non serve un esperto di linguaggio del corpo per capire che nessuno scappa da Foggia a Firenze, abbandonando il proprio telefono e un pellicciotto bianco sul ciglio della Statale 16, per il semplice gusto di cambiare aria. Per altro dopo appena quattro giorni in cui si era ritrovata costretta (dalla necessità) a fare il mestiere più antico del mondo.

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La storia di Elena l’avevamo già raccontata. E è la solita, tristissima, storia di chi arriva in Italia con la promessa della terra – bracciante agricola, dicono i documenti – e finisce nell’inferno della prostituzione. La denuncia della sua amica trentottenne aveva sollevato un velo squallido: quel "fantasma albanese" che le perseguitava, le minacce, la richiesta di pizzo per occupare un fazzoletto di asfalto o l'alternativa di passare sotto il suo "controllo" totale. La sera della scomparsa era salita sull’auto di un giovane. Poi quell’amica, non vedendola tornare, l’aveva chiamata, ma si era sentita rispondere che, in cambio di ulteriore denaro, sarebbe rimasta ancora qualche minuto con quel ragazzo. Poi più niente e solo silenzio per oltre dieci giorni.

Il ritrovamento, quindi, toglie la parola "omicidio" dal tavolo, ma di sicuro non chiude il fascicolo. Se Elena è scappata, lo ha fatto probabilmente per sopravvivere e gli inquirenti ora dovranno scavare dietro quel muro di paura. Perché se è vero che la 21enne ha camminato verso la Polizia, è altrettanto probabile che lo abbia fatto perché il peso del mondo che si era lasciata alle spalle era diventato insostenibile.

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