Il 3 ottobre 2023, Pierina Paganelli è stata brutalmente uccisa con ben 29 coltellate nel garage della sua abitazione in via del Ciclamino a Rimini, e le parole del suo aguzzino, pronunciate pochi istanti prima di consumare il delitto, sono ora al centro di una nuova e inquietante svolta nelle indagini. A lanciare questo ennesimo tassello sono le perizie foniche eseguite dalla Procura, che hanno analizzato l’audio della telecamera installata nel garage di via del Ciclamino, proprio dove è avvenuto l'omicidio. Secondo quanto emerso dalla consulenza tecnica, la registrazione, datata alle 22.12.11, avrebbe immortalato le ultime parole del killer. Una voce maschile, compatibile con quella di Louis Dassilva, il principale indagato per il delitto, che avrebbe pronunciato la parola “calma” prima di sferrare i colpi mortali alla vittima. Dassilva, un 35enne originario del Senegal, è in carcere dal 16 luglio scorso e continua a respingere ogni accusa. Tuttavia, la perizia fonica ha rivelato che la sua voce potrebbe essere stata registrata nell’atto dell'omicidio, insieme a una voce femminile che, secondo gli inquirenti, sarebbe molto simile a quella di Manuela Bianchi, la nuora di Pierina, a sua volta indagata per favoreggiamento. Le parole che emergono dall'audio sono agghiaccianti. Alle 22.13.33, il primo urlo della vittima, che coincide con la rottura di un barattolo di vetro. Pochi secondi dopo, alle 22.13.41, si distingue una voce femminile che pronuncia la parola “buona”, seguita da una voce maschile che, a 22.13.43, dice “ragazza”. Secondo Marco Perino, l’esperto incaricato della perizia, la parola “ragazza” sembra compatibile con la voce di Dassilva, mentre la parola “buona” corrisponderebbe alla voce della nuora. Sebbene, come precisato dal consulente, la scienza fonica non consenta un’identificazione certa dell'autore delle voci, i risultati suggeriscono un alto grado di compatibilità.


L'analisi della perizia fonica si inserisce in un quadro investigativo che si arricchisce ulteriormente con altre evidenze, tra cui le intercettazioni di conversazioni tra Dassilva e alcune persone in Senegal. In questi messaggi, il 35enne chiedeva l’aiuto di un “papa” per lanciare un “marabutage”, un maleficio voodoo che avrebbe dovuto colpire i poliziotti e il pubblico ministero Daniele Paci, titolare dell’indagine sull’omicidio. Un dettaglio che rende ancora più inquietante il profilo dell’indagato, suggerendo la presenza di pratiche esoteriche legate alla cultura d'origine di Dassilva. Il caso è ora nelle mani del giudice per le indagini preliminari, Vinicio Cantarini, che ha il compito di decidere se confermare o meno la custodia cautelare per Dassilva, che al momento è in carcere. Una decisione che arriverà a breve, dopo la presentazione delle memorie riassuntive da parte di Procura e difesa, prevista per sabato 5 aprile. Intanto, la Cassazione ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Rimini, rinviando la questione al Tribunale del Riesame. I giudici del Riesame potrebbero fissare una nuova udienza già la prossima settimana, dove entrambe le parti presenteranno nuovi atti e consulenze, a partire da zero. La vicenda di Pierina Paganelli si fa ogni giorno più intricatata. Da una parte, le voci e le prove foniche che potrebbero segnare la condanna del presunto assassino; dall’altra, un possibile complicato intreccio familiare che coinvolge la nuora della vittima. La verità sull’omicidio è ancora lontana, e la decisione del Riesame sarà cruciale per il futuro del caso. Intanto, l’eco della tragedia continua a scuotere la comunità, mentre la giustizia cerca di fare luce su una morte che, ogni giorno di più, sembra nascondere dettagli inquietanti e sconosciuti.

