I casi di Sara Campanella e Ilaria Sula hanno riportato al centro del dibattitto, come già fatto per il caso di Giulia Cecchettin, la gestione delle cosiddette “relazioni tossiche” e di comportamenti che spesso sfiorano o sono perfettamente categorizzabili come narcisistici e patologici. Non sempre, tuttavia, si hanno di fronte individui (e assassini) malati e spesso i segnali non vengono interpretati correttamente. Ma quando si è di fronte a dei prototipi di maschi manipolatori, studiati e approfonditi in anni di ricerche, allora è essenziale riconoscere gli indizi e fermare la relazione prima che si arrivi a rischiare la vita. Per capirlo ne abbiamo parlato con Dora Frascadore, divulgatrice di filosofica ed esperta di relazioni tossiche e narcisismo patologico su YouTube con il canale Diotima1989. A lei si rivolgono moltissime vittime di narcisisti patologici che chiedono consigli per uscire dal tunnel della manipolazione psicologica. Ecco tutto quello che dovete sapere.

Dottoressa Frascadore, come mai la scelta dello pseudonimo “Diotima 1989” per il suo canale YouTube?
Lo pseudonimo che ho scelto si ispira al Simposio di Platone perché Diotima è una sacerdotessa esperta sul tema dell’amore inteso in senso filosofico come amore per il sapere e in senso stretto come sentimento. Dato che il mio canale YouTube era nato con lo scopo di divulgare pillole di filosofia per poi allargarsi alla tematica delle relazioni, ho deciso di intitolarlo simbolicamente a questa figura femminile che ho voluto omaggiare, perché in età classica i filosofi erano soprattutto figure maschili.
In questi ultimi tempi si parla molto di relazioni affettive tossiche e narcisismo patologico. Quali sono i campanelli d’allarme che devono allertarci quando ci troviamo di fronte a un narcisista?
Il primo segnale è sicuramente l’impressione di avere a che fare con una persona così perfetta da non sembrare vera, qualcuno che pare darti tutto ciò di cui avevi bisogno magari dopo averti a lungo studiata attraverso i social per capire cosa ti manca e quali sono le tue ferite emotive. Sono persone che tendono ad accelerare in maniera abnorme le tappe di una frequentazione per ottenere subito quello che vogliono e appena la relazione decolla mettono in atto un comportamento fortemente controllante, per esempio chiedendoti conto dei tuoi spostamenti durante la giornata e di poter vedere con chi hai parlato al telefono o con chi hai messaggiato. I narcisisti tendono a isolarti dai tuoi affetti, che possono essere amici o familiari, instillando il dubbio che le persone a te care non ti vogliano veramente bene e non siano in grado di prendersi cura di te come solo loro sanno fare. Oltre a essere gelosi sono anche invidiosi trasformando quella che dovrebbe essere stima nei tuoi confronti in un comportamento distruttivo della tua autostima.
Perché è così facile cadere nella rete di un manipolatore?
Il narcisista è molto abile nel comprendere se stiamo attraversando un periodo di fragilità emotiva per un lutto, un problema in famiglia o nell’ambiente di lavoro, o magari una crisi esistenziale, e si insinua nelle pieghe della nostra psiche. In questo i narcisisti covert e quelli maligni sono ancora più allenati rispetto ai narcisisti classici, quelli overt. L’overt è il narcisista per eccellenza ed è più facile riconoscerlo, è quello che parla sempre di sé, è arrogante e manifesta un ego esagerato mentre quello covert, più difficile da individuare, è il lupo travestito da agnello, apparentemente timido e introverso, si racconta spesso come una vittima, finge forme di empatia che in realtà non possiede dedicandosi sovente al volontariato e alla beneficenza ma ha le stesse caratteristiche dell’overt ed è un abile manipolatore. Se il nostro intuito ci mette in guardia, dobbiamo assolutamente dargli retta e tenerci il più possibile lontano da questi soggetti.
Cosa accade dopo l’iniziale fase di corteggiamento?
Dopo la prima fase, che è definita “love bombing” si verificano ciclicamente altre due fasi, quella della svalutazione e quella dello scarto. Nella fase di svalutazione il narcisista ha la necessità di demolire la psiche della vittima per scaricare su di essa le proprie frustrazioni attraverso un meccanismo perverso che gli permetta di mantenere alta la propria autostima distruggendo quella della partner mentre nello scarto il narcisista abbandona la vittima oppure rimane in una relazione a lungo termine ma va a cercare altre prede tradendo costantemente la propria moglie o la propria compagna. Tutte le relazioni di un narcisista fondamentalmente nascono per essere distrutte.

Che cos’è il silenzio punitivo?
Il narcisista attua il silenzio punitivo quando dal suo punto di vista la vittima lo ha in qualche modo offeso e vuole fargliela pagare con un atteggiamento passivo aggressivo. La vittima il più delle volte non comprende e finisce per credere che la responsabilità di tale comportamento sia sua finendo logorata dai sensi di colpa per sbagli che in realtà non ha mai commesso.
Quali altri pericoli può correre la vittima di un narcisista?
Se malauguratamente abbiamo a che fare con la tipologia di narcisista maligno che associa al disturbo anche tratti di psicopatia purtroppo possiamo rischiare la vita. In alcuni momenti di rabbia estrema durante il cosiddetto “acting out” il narcisista maligno può sfogare la propria inadeguatezza e fragilità in atti di violenza e alcuni celebri casi di cronaca che purtroppo ci riportano notizie di femminicidi non fanno altro che confermare questo grave pericolo.
Perché la vittima pur essendo a volte cosciente della propria sofferenza non riesce a fare a meno della relazione tossica?
La persona abusata sviluppa nei confronti del suo carnefice una vera e propria dipendenza simile a quella dalle sostanze stupefacenti. La dipendenza non è solo a livello psicologico ma anche neurobiologico e questo è un elemento fondamentale per comprendere quanto sia difficile ma necessario riuscire a disintossicarsi. Per ottenere ciò il narcisista fornisce alla preda quello che si chiama rinforzo intermittente alternando momenti di “amore” ideale a momenti di svalutazione così da ingenerare nella vittima l’esigenza continua di ristabilire la condizione di iniziale love bombing.
L’uso delle virgolette per la parola “amore” associata al narcisismo non è casuale?
“Ma lui mi ha veramente mai amata?” è una delle domande più frequenti che mi vengono fatte. Il narcisista non è assolutamente in grado di amare perché non è in grado di relazionarsi con l’altra persona mostrando le proprie fragilità e accogliendo quelle del partner. Inibisce la propria parte affettiva, non ha fiducia nell’altro, si chiude nel proprio egoismo trattando gli altri alla stregua di oggetti di cui servirsi per i propri scopi. Può sviluppare una dipendenza affettiva che la preda scambia per amore ma che in realtà è una forma di attaccamento malsano che, come abbiamo detto, può diventare anche pericoloso.
Il narcisista tradisce sempre?
Questa è un’altra fra le domande che mi vengono poste con maggiore frequenza. Possiamo dire che questo avviene nel 90% dei casi perché questi soggetti in genere, oltre alla partner ufficiale, intrattengono relazioni con le proprie ex e individuano quelle che possono essere le loro prossime vittime mentre vivono legami apparentemente stabili in una sorta di harem o galassia del narcisista. Esiste anche il cosiddetto narcisista “monogamo” che si lega ad una sola partner ma questa non deve essere ritenuta una cosa positiva perché non si tratta di innamoramento ma di attaccamento ossessivo generalmente messo in atto dalla tipologia covert eremitico e introverso che ha poche relazioni sociali e trae il proprio nutrimento energetico da una sola vittima verso la quale nutre un malsano senso del possesso. Se la vittima cerca di lasciare questo tipo di narcisista il più delle volte rischia conseguenze come lo stalking e la persecuzione se non addirittura gravi atti di violenza.
Ci sono narcisisti di sesso maschile come di sesso femminile?
Assolutamente si anche se le statistiche ci riportano maggiori casi di narcisismo patologico negli uomini rispetto alle donne.
Quali sono i fattori scatenanti alla base dello sviluppo della patologia?
Dal punto di vista scientifico non c’è una risposta univoca ma una serie di teorie accreditate sulla base di dati raccolti grazie ai narcisisti, non molti in realtà, che hanno deciso di sottoporsi ad un percorso terapeutico. La predisposizione genetica non può essere considerato il fattore scatenante o quantomeno non l’unico perché l’ipotesi più plausibile è che insieme ad essa vi sia quasi sempre un evento traumatico subito in età infantile quando la figura principale di accudimento, in genere la madre, si è dimostrata inaffidabile e inattendibile per quello che attiene il soddisfacimento delle esigenze affettive ed emotive del bambino.
Il narcisista può guarire dal suo disturbo?
Dal punto di vista della psicanalisi classica freudiana la risposta sarebbe negativa perché il narcisista non è in grado di relazionarsi con nessuno e quindi non è in grado di attuare il transfert. Tuttavia in tempi più recenti secondo alcuni psicanalisti una soluzione è possibile anche tramite un transfert negativo in cui lo psicoterapeuta si fa carico dell’invidia e della svalutazione del narcisista che in questo modo può mantenere la sua immagine onnipotente proiettando sull’analista tutti i propri sentimenti di vergogna, inadeguatezza e paura e intraprendere un percorso di guarigione. A mio avviso ritengo più efficaci approcci più cognitivisti e comportamentisti che inducano il narcisista a prendere coscienza del proprio disturbo a patto che siano attuati da un addetto ai lavori e mai, ripeto mai, dalla vittima che non deve tentare di guarire un narcisista. Tengo a fare questa precisazione perché è una delle domande che più spesso mi viene fatta dalle vittime che sperano di poter guarire il narcisista per tornare nella relazione.

Anche la sessualità del narcisista può essere un campanello d’allarme?
Assolutamente sì perché si tratta di una sessualità molto fredda e pornografica, dedita soprattutto all’attività masturbatoria che permette loro di evitare il coinvolgimento emotivo con la partner. Quando avviene il rapporto sessuale ci si accorge che c’è assenza di erotismo ed affettività in quanto la vittima è trattata come un oggetto la cui unica funzione è quella di soddisfare il narcisista. In certi casi si sfocia nel feticismo e in alcune forme di perversione come continue richieste di fare sesso di gruppo senza che la vittima abbia manifestato la volontà di aderire a simili pratiche.
Che cosa consiglia a una donna che comprende di essere entrata in una relazione con un narcisista?
Consiglio di interrompere la relazione il prima possibile attuando il cosiddetto no contact che significa non cercarlo più, non rispondere alle sue chiamate e ai suoi messaggi, non parlare più di lui e non fare ricerche sui social per vedere cosa pubblica o se ha altre partner. Sconsiglio vivamente di accettare il famigerato ultimo incontro per non rischiare di cadere vittima di gesti di violenza o peggio di mettere in pericolo la propria vita perché anche se i narcisisti maligni che hanno tratti psicopatici e antisociali sono una minoranza, è meglio tenere sempre alta la guardia e fare di tutto per uscire dal tunnel della dipendenza da una relazione tossica.
E se ci accorgessimo che il narcisista in realtà è il nostro fidanzato, compagno o marito e magari ci sono anche dei figli?
Se non ci sono figli bisogna interrompere la relazione secondo le modalità che ho appena descritto. Nel caso siano presenti dei figli occorre mantenere dei rapporti che si basino solo ed esclusivamente su cose pratiche come i contatti inevitabili al fine di gestire al meglio la loro crescita ed educazione che deve essere fatta sempre nell’interesse dei minori. Bisogna evitare in tutti i modi occasioni che ci espongano a situazioni critiche e non bisogna mai rispondere alle provocazioni e ai tentativi di demolire la nostra autostima che inevitabilmente arriveranno. Sono assolutamente consapevole del fatto che riuscire a mantenere il necessario distacco emotivo per interrompere una relazione tossica o per mantenere solo i contatti strettamente necessari non sia affatto facile ma se non ci si riesce da sole, possiamo farci aiutare da uno psicoterapeuta o coach perché quello che è capitato a noi è successo a tante altre persone che sono riuscite a rialzarsi anche dopo una rovinosa caduta. Dobbiamo tenere sempre presente che non è mai troppo tardi per riprenderci in mano la nostra vita e rinascere.
