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28 settembre 2026

Quella voglia irrefrenabile di fare politica del cardinale Zuppi, il Prete Rosso contro la Meloni del “Partito Vaticano Italiano” (più a sinistra del Pd)

  • di Giuseppe Vatinno Giuseppe Vatinno

28 settembre 2026

Non vi è tema sociale o misura governativa che non cada sotto le grinfie affilate di Matteo Maria Zuppi, cardinale e arcivescovo di Santa Romana Chiesa, metropolita di Bologna e, soprattutto, presidente della potentissima CEI, Conferenza Episcopale Italiana. Intimamente legato alla Comunità di Sant’Egidio, “Sor Matteo” ha tutte le caratteristiche del prete scaltro, immagine restituitaci da millenni di novelle, fin dai tempi del Boccaccio. Come se la specializzazione del Cardinal Zuppi fosse quella di intromettersi scientificamente nella politica italiana (che non è il Vaticano)

Foto: Imagoeconomica

Quella voglia irrefrenabile di fare politica del cardinale Zuppi, il Prete Rosso contro la Meloni del “Partito Vaticano Italiano” (più a sinistra del Pd)

Partiamo da una opera di Ernesto Rossi dal titolo suggestivo: “Il manganello e l’aspersorio. La collusione tra il Vaticano e il regime fascista nel ventennio”. Si tratta di un saggio sui rapporti intercorsi tra il Vaticano e il fascismo, con un focus particolare su Papa Pio XII. Eh sì perché di rapporti ce ne furono parecchi. Alcuni preti parteciparono addirittura alla “Marcia su Roma” e il fascismo ricambiò con il Concordato. Intendiamoci, Mussolini memore del suo anticlericalismo giovanile, mantenne sempre orgogliosamente i suoi simboli e pur sollecitato da Oltretevere sulla demolizione della statua dell’eretico Giordano Bruno a Campo de’ Fiori mai cedette ed anzi ne fece costruire un’altra vicino al Vaticano ad Anita Garibaldi sul Gianicolo, moglie del più famoso Giuseppe, noto mangiapreti. Ma si tratta di cose di tempi andati e se vogliamo restare al presente dovremmo piuttosto scrivere un novello libello dal titolo: “Falce, martello e aspersorio”, incentrato alla corrispondenza di amorosi sensi a cui spesso assistiamo tra Chiesa Cattolica e Sinistra. Infatti non vi è tema sociale o misura governativa che non cada sotto le grinfie affilate di Matteo Maria Zuppi, cardinale e arcivescovo di Santa Romana Chiesa, metropolita di Bologna e, soprattutto, presidente della potentissima CEI, Conferenza Episcopale Italiana. Intimamente legato alla Comunità di Sant’Egidio, “Sor Matteo” ha tutte le caratteristiche del prete scaltro, immagine restituitaci da millenni di novelle, fin dai tempi del Boccaccio. Matteo Maria, Figlio di Enrico Zuppi, direttore de l’Osservatore della Domenica. Famiglia di cardinaloni la sua se è vero come è vero che lo zio fu Carlo Confalonieri, arcivescovo di Milano. Zuppi assomiglia inquietantemente a Renato Rascel e di lui ha sicuramente il sorriso avveduto e un po’ sornione che hanno i preti romani. Cardinalizzato da Papa Francesco ha il titolo di Sant’Egidio, a Trastevere. Imperversa in Rai1 con “A Sua immagine” e “Che tempo che fa” dell’abatino Fabio Fazio. Sotto Francesco ha fregato -di fatto- il posto al Primo Ministro Vaticano, Pietro Parolin. In questi giorni è infatti in missione a Mosca. Comunque il suo habitat naturale è il catodo piuttosto che la sacrestia.

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Il cardinale Matteo Maria Zuppi, già presidente della Cei, e la segretaria del Partito democratico Elly Schlein Imagoeconomica

Ma, a parte i suoi amori mediatici, la specializzazione del Cardinal Zuppi è quella di intromettersi scientificamente nella politica italiana, antico vizietto ecclesiastico, per carità, ma particolarmente attivo nell’arzillo porporato trasteverino. Non c’è infatti tema sociale su cui non intervenga, una sorta di Elly Schlein al maschile, che marca stretto e controlla ogni atto governativo e parlamentare del centro – destra. Non poteva mancare il paterno richiamo vescovile e cardinalizio del Monsignore a cui non sfigurerebbe il titolo di “Prete Rosso”, proprio, in vero, del grande musicista Antonio Vivaldi. E così, il Capo della Cei Matteo Zuppi da Trastevere ci richiama ad una “scuola inclusiva”, dopo che la premier Giorgia Meloni ha proposto e il CdM approvato un tetto agli alunni stranieri alle classi, che non devono superare il 30% e non devono indossare il burqa e il niquab. Un provvedimento “di buon senso per evitare le classi ghetto”, ha risposto la premier alle critiche di Mattarella e di Zuppi. Sarà stato l’“effetto Vannacci”, sarà stato un ritorno alle origini, fatto sta che la misura è stata varata nell’imminenza della campagna elettorale. Ma il grillo parlante Zuppi, come al solito, ha voluto entrare a gamba tesa nell’area di rigore governativa, come ha già fatto in passato tante altre volte, sempre contro il centro – destra. Ma la Chiesa si deve occupare di anime e non di corpaccioni materiali, per quello c’è appunto la politica che proprio in quanto democraticamente elettiva ha tutti i numeri per interpretare la volontà popolare. Se ai partiti di sinistra e alla CGIL si aggiunge anche il PVI, Partito Vaticano Italiano, la partita è impari e rischia di stravolgere i delicati meccanismi democratici. Per questo qualcuno che all’alba passa per la splendida Piazza di Roma di Campo de’ Fiori, dice di aver visto la statua di Giordano Bruno sorridere ironicamente. Aveva ragione lui sia nella scienza che nella politica, lui che voleva che la Chiesa facesse solo il proprio mestiere e non quello degli altri con la convinzione poi di possedere la Verità.

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