Sapete che vi diciamo su tutta questa storia di Report? Che alla fine aveva ragione La Russa. Il problema non era il conduttore che, comunque, nel dubbio è stato fatto fuori. No, il problema è Report: come è strutturato il programma. Un programma che decide autonomamente su cosa fare inchiesta? Ma siamo impazziti? Ma poi un programma della tv di Stato, siamo seri, come può essere contro lo Stato? La Rai che, logicamente, ogni volta che cambia il governo, cambia pelle, come può ospitare un programma che se la prende ogni volta con il potente di turno? È assurdo, anzi è allucinante. Il governo ha così tante grane a cui pensare. Quattro guerre in corso, la povertà che non si lascia abolire, la benzina e poi, Vannacci. E voi ci mettete pure Sigfrido Ranucci che guida una squadra di giornalisti pericolosissimi che fanno inchieste pesantissime sul potere? Ma voi dovete essere pazzi. Report, da buon programma di inchiesta della tv di Stato, dovrebbe piuttosto bastonare i nemici dello Stato. E non certo fare inchieste sul potere vero. Deve pestare l’opposizione, che il potere non ce l’ha, se no a che cosa serve? Ma a un bel niente. I politici la schiena dritta la mantengono tranquillamente da soli.
D’altronde la libertà di stampa, perché non ci hanno pensato prima?, non è una virtù della democrazia, ma una patologia. C’è un paper del Council of Europe in cui si spiega che la libertà di parola, se oltrepassati alcuni limiti, può creare dei problemi alle democrazie. D’altronde, se non siamo in guerra, non siamo nemmeno più in tempi di pace - lo dice Cavo Dragone - dunque è ora che questi “bambini dell’asilo”, che “stanno facendo casino”, imparino un po’ di “ordine e disciplina”. Lo Stato va preservato, non scardinato. Questa spasmodica ricerca della verità è, peraltro, qualcosa di dispotico, roba da Repubblica di Platone, per nulla in linea con la Società Aperta di Karl Popper. Fare inchieste pesanti, tipo quell’ultima sull’Eternit, in cui si è scoperto che ex agenti del Mossad e altri esponenti legati ai vertici israeliani, con il coinvolgimento anche dell’ex premier Ehud Barak, si sarebbero mossi per condizionare la vicenda giudiziaria di Stephan Schmidheiny e scongiurarne la condanna definitiva, non vanno fatte. Creano solo grande imbarazzo.
Insomma, mettiamoci il cuore in pace: Report deve essere un manganello di Stato e metterci dei nuovi conduttori, esterni alla redazione di Report, che ora in blocco abbandona il programma, è la scelta giusta. D’altronde Piervincenzi è quello che si è preso una capata ’mmocc dall’attaccante del clan di Ostia, Spada, e che fece passare dei guai alla Rai perché allora era esterno e senza contratto giornalistico Rai. Nel 2017, infatti, dopo l’aggressione di Roberto Spada a Daniele Piervincenzi, emerse in Commissione di Vigilanza che il giornalista non aveva un contratto con la Rai, ma con Fremantle, società esterna che lavorava per la Rai, e che risultava inquadrato come programmista-regista e non come giornalista. Una medaglia al merito gli va riconosciuta. Anche Massimiliano Zossolo si è immediatamente complimentato con Piervincenzi, affibbiandogli un vero e proprio bacio della morte. Giulia Presutti, poi, è quella della falsa molestia subita da Sara Autieri e Nello Trocchia, altro bravo giornalista d’inchiesta. Entrambi, purtroppo, alle prese con commenti negativi che richiedono anche loro di rifiutare la scelta dei vertici Rai.
Ma chi commenta, ovvero gli italiani, sono stupidi, non capiscono niente. Basta con il passato, qui è una questione di Futuro Nazionale, ops… scusate, governo, non intendevamo dire quella parola, sappiamo che in tv non va pronunciata. E poi, tornando a noi, diciamocelo chiaramente, hanno fatto bene a cacciarlo, Ranucci, che da buon Fregoli la mattina è omofobo, il pomeriggio ricchione e la sera un pericoloso latin lover. Gli imprevedibili non ci piacciono. Ma poi Sigfrido, che nome è? Un nome certamente di origine comunista, no? I comunisti sono tornati ad essere un pericolo per la democrazia. Lo dicono gli Stati Uniti di Donald Trump, quindi bisogna crederci. Quindi bisogna eliminarli prima che sia troppo tardi. Prima che tutti i delusi e gli astenuti vadano alle urne e mettano una decima sulla scheda elettorale. Ecco, sì, far fuori Ranucci, che era per il No al referendum, è stata proprio un’idea geniale. Ora quel 53,74% circa di votanti al referendum che ha votato No sarà ancora più invogliato a mandare a casa Giorgia Meloni e company. L’affluenza è stata del 58,93%, ben superiore a quella delle politiche del 2022 e, soprattutto, alla quota di aventi diritto che nel 2022 aveva effettivamente votato per la coalizione guidata da Meloni, pari a circa il 26%. Ma la colpa non è di chi ha scelto di farlo fuori. La colpa è solo sua, che si è messo una bomba sotto casa da solo, che è amico di quel pelandrone di Valterino Lavitola e che, piuttosto di fare il paladino del giornalismo indipendente, doveva comportarsi da buon segugio di Stato e fare il suo dovere. Ovvero? Quello che ogni cittadino dovrebbe fare, no? Difendere lo Stato.