image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
    • San Carlo
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
    • MotoGp
    • Tennis
    • Formula 1
    • Calcio
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
    • San Carlo
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
    • Sport
    • motogp
    • tennis
    • Formula 1
    • calcio
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Attualità

26 agosto 2026

“Lavitola entrava e usciva dalla Rai. E anche altre minacce ricevute da Ranucci sono misteriose”. L'intervista al giornalista che per primo ha svelato l'amicizia tra Ranucci e Lavitola, Aldo Torchiaro del Riformista. Che dice cose pesantissime

  • di Michele Larosa Michele Larosa

26 agosto 2026

Il caso Ranucci-Lavitola non inizia con la bomba, inizia con una foto. È il 2023, a scattarla è Aldo Torchiaro, giornalista del Riformista e “vicino di casa” del Cefalù, che in tempi non sospetti immortala attovagliati Ranucci, Lavitola e un monsignore. Noi lo abbiamo intervistato per capire la genesi di quella foto e ha raccontato delle cose pesantissime. Sulla foto: “Ranucci al Cefalù lo vedevo già dal 2021, perché nessuno dei giornalisti che frequentano Lavitola lo ha detto prima?”. Su Ranucci e Lavitola: “A seconda di chi vedevo seduto intuivo le inchieste di Report”. E chiude l'intervista con delle domande: chi è davvero Ranucci? Perché gestiva una società che commercia pesce? Come è entrato in Rai? Perché tutta questa scorta? E poi, cosa voleva fare con lui (e di lui) il suo amico Lavitola?

Foto di: ChatGPT

“Lavitola entrava e usciva dalla Rai. E anche altre minacce ricevute da Ranucci sono misteriose”. L'intervista al giornalista che per primo ha svelato l'amicizia tra Ranucci e Lavitola, Aldo Torchiaro del Riformista. Che dice cose pesantissime

La storia Ranucci-Lavitola, che potremmo chiamarla la storia dell'estate, è iniziata per il mondo circa due mesi fa. Il 4 luglio il patron del Cefalù riceve la prima perquisizione, e noi per la prima volta veniamo a sapere del suo presunto collegamento con la bomba a casa di Sigfrido Ranucci. Poi abbiamo scoperto l'amicizia fraterna, il factotum camerunese, le intercettazioni, i messaggi criptati, le chiamate nascoste, il provolone, le smentite, le ammissioni, infine la confessione e le mille versioni di Valterino. Ma la verità è che questa storia inizia molto prima, prima anche della bomba. Inizia nel 2023, quando una fotografia sul Riformista mette per la prima volta nero su bianco il rapporto fra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. Dietro quella foto ci sono dei nomi non banali. È il maggio del 2023, la foto la scatta Aldo Torchiaro, firma di punta del giornale, vicino di casa del Cefalù e oggi anche tra le voci principali sul caso Ranucci-Lavitola. Ma non è il solo nome della storia, la poltrona del direttore al Riformista se la dividono, da pochi mesi, altri due personaggi che con Sigfrido Ranucci hanno avuto dei trascorsi. Il primo è Matteo Renzi, che dal conduttore di Report è stato più volte attaccato nel corso delle inchieste sulla fondazione Open, sul caso di bancarotta che ha coinvolto i genitori e soprattutto sul caso Autogrill. Era stato Report, in un servizio, a pubblicare le immagini dell'incontro fra l'ex premier e il dirigente del DIS Marco Mancini. Il co-direttore era invece Andrea Ruggieri, giornalista ed ex deputato berlusconiano, che già nel 2022 era stato protagonista di un durissimo scontro in Vigilanza Rai con il conduttore di Report. Noi abbiamo intervistato Aldo Torchiaro, per capire come è nata e cosa è nato da quella famosa foto.

Lavitola con Ranucci nel dettaglio di una delle foto pubblicate dal Riformista
Ranucci e Lavitola nella famosa foto di Aldo Torchiaro Il Riformista

Mi racconti la storia di quella famosa foto, che oggi tre anni dopo è diventata centrale?

In realtà quella foto nasce da ancora più lontano. Io abito vicino al ristorante Cefalù, ci passo spesso, e con spesso voglio dire quattro, sei volte al giorno. Il locale apre nel 2019, io abitavo già lì e dopo poco scopro che era di Valter Lavitola, così sono andato a intervistarlo per Il Riformista. Poi, nel tempo, continua a passarci, ogni tanto ci vado a cena, e inizio a notare una frequentazione un po' particolare: un capocentro della CIA, una serie di uomini politici della Lega, del Movimento 5 Stelle, e poi inizio a vedere Sigfrido Ranucci, più volte.

Quindi quella foto non è stata la prima occasione in cui lo hai visto lì?

No, assolutamente. Nel 2021, dopo averlo già visto una decina di volte, l'ho visto al tavolo con Lavitola, e sono entrato. C'era stato da poco il caso Autogrill, e io avevo seguito l'inchiesta sul caso e credo di aver capito come fossero andate le cose. Report si è prestata a fare da megafono a una guerra interna ai servizi. Questa era, in sintesi, la mia lettura.

A cosa ti riferisci?

Al DIS c'era stata la guerra tra Mancini e Del Deo. Mancini era il vice di Del Deo, sostanzialmente il tesoriere dei servizi segreti, il capo del controspionaggio ha anche la funzione di supervisore amministrativo. Lui controllava i fondi dei servizi, che come sai sono un buco nero da molti milioni di euro, e oggi Del Deo è sotto inchiesta per distrazione di fondi neri. C'era stato un forte attrito tra i due, e al culmine di questo attrito viene organizzata questa trappola per Mancini, che viene fatto fuori. Tra l'altro per nessun motivo. Perché per un dirigente del DIS incontrare uomini politici era il lavoro quotidiano. Incontrare l'ex presidente del Consiglio, che aveva la responsabilità sul DIS, era assolutamente prassi.

Quindi vedi Ranucci al ristorante e gli parli di questo...

Vedo Ranucci seduto nel ristorante, entro e gli faccio subito la domanda: “Scusami, la trappola dell'Autogrill era contro Mancini o contro Renzi?”. E lui subito: “Ma quale trappola! Abbiamo ricevuto un video da una professoressa”, e tutta quella storia.

Sapevi già da tempo che il Cefalù fosse frequentato da Ranucci.

Lo sapevo benissimo e l'ho anche chiesto più volte a Lavitola. Lui sminuiva un po', adesso pare che fossero amicissimi, a me diceva: “Sai, qui vengono tanti giornalisti, come vieni tu, viene Ranucci, ne vengono altri”. In effetti era vero, Monteverde Vecchio è il quartiere dei giornalisti. Quindi che questo ristorante di pesce, buono, di qualità, con un rapporto ragionevole tra qualità e prezzo, fosse stato eletto da tanti colleghi era normale, non mi scandalizzava che ci andasse anche Ranucci. Però l'ho visto molte volte, e a seconda di chi vedevo seduto con lui intuivo di cosa si sarebbe occupato Report.
Lo vedo con Laura Cianfoni, che è stata due anni alla CISL con Marco Bentivogli, segretaria particolare della FIM-CISL, mandata via insieme a Bentivogli. Da quel momento Report ha dedicato due, se non tre puntate alla pessima gestione di Luigi Sbarra — una piccola vendetta, diciamo. Poi la stessa Cianfoni è passata a Fincantieri, e da quel momento arrivano le puntate sulla cantieristica navale. Quindi vedo che la frequentazione con Ranucci si fa più assidua, e c'è una corrispondenza con le puntate.

Sigfrido Ranucci a Report
Sigfrido Ranucci ANSA

Torniamo al 2023.

Nel 2023 io ero cliente del ristorante, stavo cenando fuori, fumo quindi mi siedo volentieri nel dehors all'aperto. Fra i tavoli all'interno c'era un tavolo, che era quello che il proprietario del ristorante aveva eletto un po' a suo ufficio, il suo salotto per ricevere, per fare relazioni. Al tavolo vedo di nuovo Ranucci, vedo di nuovo Laura Cianfoni, ma questa volta con loro c'è anche un personaggio che mi accende la lampadina: don Gianni Fusco. Don Gianni Fusco è un monsignore che per la Santa Sede si è occupato di istruire l'accusa contro Becciu, nel caso Becciu-Marogna, il palazzo comprato a Sloane Avenue a Londra. Allora io, più incuriosito dalla presenza di don Gianni Fusco che da quella di Ranucci in verità, e notando al tavolo accanto gli uomini della scorta di Ranucci, capisco che se entro e li interrompo rovino tutto, allora decido di mettermi fuori a fotografarli. Fingo quindi una telefonata con l'auricolare, mi alzo e faccio mezzo giro passando lungo la vetrina. Loro non fanno una piega e in tre o quattro minuti realizzo una trentina di scatti e due o tre video. Poi pubblico.

All'epoca il direttore era Matteo Renzi, interessato in prima persona del caso Autogrill, come ha reagito?

Il giorno dopo nella riunione di redazione tiriamo fuori le idee, c'era Renzi fisicamente in redazione, e gli dico: “Direttore, ieri sera ero a cena da Valter Lavitola”. E lui, sempre scherzoso: “Ah, e come si mangia da Lavitola?”. E io: “Più che altro si pesca bene da Lavitola, ieri era a cena con Ranucci e Gianni Fusco...”. “Ah beh, ma ci sono le foto?”. E le foto c'erano. Quindi uso una o due foto a corredo di un pezzo in cui racconto tutto quello che ti sto dicendo.

Quindi tutto casuale?

Assolutamente, quella sera ero a cena con la mia compagna e mia figlia, non pensavo affatto al lavoro. Io poi ovviamente non sapevo quando sarebbe andato Ranucci al ristorante. Pubblichiamo il giorno dopo, e succede un bel casino, forse al di là di quello che immaginavo...

Ti riferisci alla storia dei messaggi?

Essendo loro scaltri, il gatto e la volpe, pensavo l'avrebbero buttata in burletta. Invece, sai quando passi accanto a un vespaio? Non te lo aspetti, ma iniziano a uscire le vespe e a ronzare molto forte. Così è andata: Ranucci inizia a bombardare Renzi di messaggi molto insolenti: “Non ti vergogni. Mi hai fatto spiare, la tua spia mi viene dietro. Gli uomini della scorta hanno segnalato l'accaduto al Viminale”. Come se mi fossi appostato, mentre io ero seduto normalmente in un ristorante con vetrina, e ho fotografato un personaggio pubblico, notissimo come lui, in strada.

Ha chiamato anche te?

Non mi chiama mai direttamente, se la prende con Renzi. Lavitola invece sì. Mi manda dei messaggi, il più gentile dei quali è “Sei un infame”. Cosa che può suonare come una minaccia più o meno velata. Poi mi scrive tutta una serie di cose diverse. Prima sminuisce: “Non c'è niente da scrivere, ti sei messo a fare il paparazzo”. Poi ingigantisce: “Non hai capito cosa hai fatto, hai pestato un piede che non dovevi pestare”. Dopo ancora la butta sul personale: “Il problema non sono io, ma tu rovini una famiglia. Hai visto che stava con quella bionda” — non fa mai il nome — “non è la moglie. Pubblicando questa foto metti una famiglia a repentaglio...”. Al che rispondo che non mi importa nulla, io faccio il mio lavoro. Se lui, tradendo pubblicamente la moglie, si siede a un tavolo pubblico in un locale con vetrata trasparente, con quaranta persone intorno, chiunque poteva vederlo e fotografarlo.
Quello che mi ha stupito, a margine di questa storia, è che nessun altro l'abbia visto, fotografato e raccontato, nessuno dei tanti giornalisti che frequentano Lavitola, e nemmeno dei tanti giornalisti di via Teulada, visto che Lavitola è entrato in Rai più volte con il pass per non so quante ore, nel palazzo che ha più giornalisti d'Italia...

Lavitola
Valter Lavitola Ansa

E poi come finisce la storia?

Inizialmente l'avevamo un po' archiviata come notizia di colore, poi attraverso queste reazioni abbiamo capito che non era affatto banale. Decidiamo così di insistere per tre giorni: pubblichiamo tutte le foto, tutti i dettagli, raccontiamo i personaggi.
Da lì Ranucci se la lega al dito e inizia a prendermi di mira. Scrive una serie di post su Facebook, “la banda del Torchiaro”, parla di “amico dei servizi”, io che di servizi non ho mai saputo nulla e che li ho visti per la prima volta proprio in quel ristorante.
L'anno scorso mi sono candidato al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio, con amici non schierati, non allineati, abbiamo fatto una lista: “giornalisti 2.0”. Ranucci esce su Facebook con un post, dove dice, senza fare mai il mio nome: “Ho scoperto con sgomento che un oscuro personaggio si è candidato al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio, è un personaggio sordido, vicino ai servizi, che trama contro non so che cosa”. Io, naturalmente, ci faccio campagna elettorale sopra, gli dico di fare il nome di questo oscuro personaggio. Lui con quel post, di fatto, invitava a votare la lista “Controcorrente”, appoggiata da Usigrai, che è la lista sostanzialmente PD-5 Stelle, che è largamente maggioritaria nel nostro ambiente. Quella lista ha preso il 65% da sola, con pullman della Rai da 50 giornalisti ciascuno, arrivati in massa per votare come aveva consigliato Ranucci.
Allora io, che non sono conosciuto praticamente da nessuno, mi trovo a essere bersaglio di uno che ha una popolarità di quasi tre milioni di follower, con una serie di post e tweet mirati contro di me. È uno dei misteri che avvolgono questa vicenda. Come dicevo, ho toccato un vespaio, e da quel momento il vespaio ha iniziato a ronzarmi intorno, ma anche a vacillare...

Uno dei tanti misteri, e gli altri?

Di questa storia sappiamo ancora pochi dettagli. Adesso si scopre che Ranucci nel 2004 ha aperto una società di import-export ittico, che si occupava del commercio all'ingrosso di pesce ai mercati generali di Roma, sede in via Ostiense, peraltro a due passi dal ristorante, e per anni ne è stato amministratore unico: dal 2004 al 2017, oltre tredici anni. È una cosa molto strana, quali sono i grandi inviati, i grandi giornalisti d'inchiesta ad aver gestito una società che commercia pesce? Pesce fresco e pesce surgelato, anche con movimenti internazionali. Da quali paesi, con quali intermediari, con quali fatturati, con quali soldi: sono tutte cose ancora da approfondire. Non c'è nulla di illegale in sé, ma è quantomeno curioso. Adesso capiamo che Lavitola e Ranucci quando si incontravano parlavano forse anche da colleghi, da operatori del mercato ittico, visto che per anni Ranucci si è occupato proprio di quel settore, tra l'altro assumendo un collaboratore che gli ha curato la liquidazione della società. Il personaggio Ranucci, secondo me, andrebbe indagato meglio giornalisticamente.

Cosa intendi?

Ogni volta che si tocca Ranucci emerge qualcosa di nuovo. Allora andrebbe visto, ad esempio, come è entrato in Rai? In che anno? Non è entrato con un concorso giornalistico, è entrato come programmista-regista. Ho parlato con Minoli, e in una conversazione in parte non riferibile lui esprimeva forti riserve sul personaggio, chiedendosi come fosse stato selezionato nella redazione storica di Report quando non era tra i più brillanti né tra i più prolifici. I servizi a sua firma sono pochi, molti meno di quelli di colleghi come Biondani, Mondani, Giovanna Boursier, Daniele Autieri e Giorgio Mottola, che erano i “cinque cavalieri” di Milena Gabanelli nella redazione storica del programma. Quei cinque erano molto noti, avevano firmato tantissimi pezzi, lui non era nella rosa. Si può fare una ricerca molto semplice, nelle Teche Rai, dei pezzi a sua firma, attenzione a firma del solo Ranucci. Si scoprirà che sono pochi. Ha costruito parte della sua notorietà con il servizio sul fosforo bianco a Falluja. Ma non risulta che Ranucci abbia vissuto a Baghdad o sia stato a Falluja.

Insomma, non proprio “il più grande giornalista d'inchiesta”, come molti lo stanno definendo...

Il titolo di “più grande giornalista d'inchiesta” è impegnativo. Dovrebbe corrispondere a cinquanta scoop, inchieste andate in onda su network internazionali, non risulta nulla. Il 75% dei contenuti prodotti da Ranucci a Report è squisitamente politico, polemica politica: sul tal ministro, sul sottosegretario, intercettazioni, Nordio, Santanchè, Delmastro. Si può definire questo “grande giornalismo d'inchiesta”? Allora se questa è l'inchiesta io ne conosco 150 di giornalisti d'inchiesta. Prendere una carta della Procura e renderla nota è l'esatto contrario del fare un'inchiesta. L'inchiesta è quando nessuno ti parla, la Finanza non ti riceve e la Procura non conferma: in quel caso la puoi chiamare inchiesta. Se hai una fonte autorevole che ti passa carte o intercettazioni, non è inchiesta, è avere un canale privilegiato con alcuni magistrati, che è l'esatto contrario. Il fatto che centinaia di indagati negli anni abbiano saputo di essere tali grazie ai servizi di Report è indicativo di questo.

Sigfrido Ranucci, direttore di Report
Sigfrido Ranucci ANSA

Ora molti degli “interessati” dai servizi di Report stanno venendo fuori...

Sì, si è aperto il vaso di Pandora. Ben prima di questo caso mi ero chiesto perché avesse tanta scorta, e sono andato a controllare, tramite l'archivio di Radio Radicale, tutte le denunce fatte da Ranucci negli anni. Scopro che puntualmente, ogni anno, soprattutto nel periodo tra maggio e settembre, Ranucci riceve una minaccia attribuita alla criminalità organizzata: una volta una telefonata anonima, una volta una busta con un proiettile, una volta una scritta sul muro. Tutte queste denunce vengono sempre archiviate senza che si trovi un responsabile. Minacce misteriose.

Perché proprio in quel periodo dell'anno?

Perché tra maggio e luglio si stabiliscono i palinsesti. Lui è stato spesso oggetto di polemica politica, con il centrodestra che ha chiesto più volte di contenerlo, di fargli fare otto puntate invece di sedici. E questa polemica è stata spesso accompagnata, nel tempo, da una piccola minaccia, una busta anonima, una lettera, una scritta, sempre in quel periodo. Cosa cambia con il numero di puntate? Il budget, il numero di collaboratori, il numero degli autori. E poi c'è tutto il tema, che Il Tempo ha sollevato, dei compensi ai vari professionisti. Molti di quelli non sono giornalisti, sono filmmaker e montatori, e gran parte di quei compensi sono dovuti in gran parte al montaggio e alla post-produzione. Se in onda va un servizio di tre minuti e mezzo, il girato dietro può essere di ore e ore. Questo è il metodo: un montaggio ad arte, io ho dei dubbi che si possa definire davvero grande inchiesta.

Quindi qual è il punto?

Bisognerebbe riguardare tutte le denunce fatte da Ranucci nel corso degli anni, quelle per cui gli è stata assegnata la scorta, a che cosa sono dovute? Noi stiamo dicendo che oggi la scorta è stata aumentata abusivamente per effetto di un gesto folle di Lavitola, ma nel 2021 cosa è successo? Una busta con un proiettile, sempre anonima. Nel 2020? Una scritta su un muro vicino alla Rai. Con tutte le telecamere che ci sono a Roma, nessuno ha mai saputo chi l'avesse fatta. Ora che capiamo che l'ultimo episodio è stato inventato da qualcuno a lui vicino, sarebbe utile capire se, risalendo agli ultimi cinque o sei anni, ci siano stati altri episodi simili, piccoli atti dimostrativi, innocui, senza vittime né feriti. La simulazione di reato è comunque un reato: mandare un proiettile a qualcuno, una minaccia di stampo mafioso, sono cose serie. E aggiungo: possibile che a un giornalista d'inchiesta così esperto, che conosce le procure, amico della Guardia di Finanza, nessuno abbia mai dato una mano a trovare gli autori di queste ripetute minacce? Come mai non c'è mai stato un nome dietro a nessuna di esse?

Tornando alla foto, qual è stata la tua reazione a luglio quando hai visto Lavitola collegato all'attentato?

Di relativa sorpresa. Che i due fossero così amici lo sapevo già, l'avevo raccontato per primo. Quello che mi ha sorpreso, relativamente, è vederlo nei panni di chi mette una bomba, perché Lavitola è un uomo tutto sommato pacifico, una persona che ha fatto errori nella vita e li ha pagati con il carcere. Ma nella sua megalomania, però, non ha mai compiuto gesti violenti. Lavitola non è un violento, è uno che legge tutti i giorni tutti i giornali, parla ossessivamente di politica e ha sempre tentato, a modo suo, una scalata politica: prima proponendosi a Craxi da giovane, poi a Berlusconi. Quindi questo mi ha sorpreso. È un uomo di testa, uno che pensa cento cose al giorno, e non l'avrei mai immaginato agire con finalità terroristiche o mafiose, piazzando esplosivi.

Valter Lavitola e Silvio Berlusconi a Panama
Valter Lavitola con Silvio Berlusconi ANSA

Che persona è? Tu che lo hai conosciuto da vicino.

Da giovanissimo mi hanno raccontato che noleggiò una Rolls-Royce e si presentò sotto la sede del PSI, offrendosi come autista di Craxi, il quale in effetti non guidava e non aveva un'auto a Roma. Evidentemente Lavitola aveva scoperto questo dettaglio, capendo di cosa Craxi potesse avere bisogno. Così si avvicinò a Craxi, che in realtà non gli diede mai troppo spago. All'epoca la politica aveva anticorpi, c'era la militanza, la gavetta dei partiti.
Con Berlusconi, provò invece a proporgli delle donne, circuiva le personalità politiche offrendosi con dei servigi. Ed è interessante che oggi, con Ranucci, abbia in qualche modo scelto un'evoluzione coerente: la politica dei partiti non conta più niente, quello che conta è il potere mediatico, la popolarità televisiva, i social, e la magistratura, che è il potere più forte e indistruttibile che ci sia in Italia. Ranucci incarna tutto questo, è, in qualche modo, un potente del nostro tempo. Ranucci è tra i personaggi più in vista dell'Italia di oggi, dell'Italia pentastellata, del populismo giudiziario, l'Italia di Gratteri, di Conte, di Beppe Grillo.

A questo punto te lo devo chiedere, visto che frequentavi il Cefalù, hai sentito parlare del famoso sondaggio?

No, perché è avvenuto in una fase in cui io ero “bandito”: Lavitola mi aveva scritto di non farmi più vedere né sentire. Mi ha sorpreso però la modalità con cui è stato gestito, con Alessandro D'Amato, Delia Cipullo, l'istituto Izi. Mi ha sorpreso perché una cosa è la classica chiacchiera da dopocena, magari dopo una bottiglia di mirto, capita di dire delle amenità tipo “dovresti candidarti tu, dovresti fare politica”, un'altra è incaricare, con una prima fattura saldata subito per diverse migliaia di euro, un collega come Alessandro D'Amato, e una brava consulente di comunicazione come Delia Cipullo, e commissionare un sondaggio all'istituto Izi pagato ottomila euro. È un'operazione strutturata e costosa, altro che chiacchiere da tavola. Si parla di almeno ventimila euro spesi in una primissima fase del sondaggio: non sono soldi che si regalano per una semplice bicchierata tra amici.

Il tema è da dove arrivino quei soldi.

Sì, e più in generale da dove arrivano tutti i soldi di Lavitola. Lui spende parecchio: un ristorante molto curato, con servizio di pescheria, il B&B sopra il locale, tutta una serie di attività. Io, che lavoro da trent'anni, non potrei mai permettermi di noleggiare una Rolls-Royce per fare bella figura con un amico. Chi, a diciotto anni, noleggia una Rolls-Royce?

Anche lo stesso business del carbon credit è abbastanza oneroso per uno che sulla carta fa il ristoratore, implica un movimento di denaro notevole.

Servirebbe un'inchiesta vera e propria sull'origine dei capitali di Lavitola, su chi fosse suo padre, sui rapporti della famiglia Lavitola in Campania con alcune famiglie. Qualcuno l'ha già scritto, ci sono storie che riguardano il padre, che era medico psichiatra, e il caso Michele O' Pazz si deve a una perizia firmata da Lavitola, che gli fece ottenere un notevole sconto di pena, con conseguente uscita anticipata dal carcere per motivi di salute mentale. Ma qui si andrebbe già molto oltre: ci vorrebbero ore, giorni di inchiesta vera. Chissà se Report, che sopravvivrà a Ranucci, perché non è una proprietà privata, è la Rai, la paghiamo noi contribuenti. Mi auguro possa fare un'inchiesta vera, anche per scongiurare questa storia. Magari una delle prime puntate potrebbe essere proprio questa: la storia della famiglia Lavitola in Campania.

More

Da Soumahoro a Ranucci, finché la sinistra continuerà a cercare il proprio Papa Nero non andrà da nessuna parte

di Giuseppe Vatinno Giuseppe Vatinno

totopapa nero

Da Soumahoro a Ranucci, finché la sinistra continuerà a cercare il proprio Papa Nero non andrà da nessuna parte

“Se Ranucci si comporta così vuol dire che è tutto marcio”. Angela Camuso a MOW torna sulle accuse al conduttore dopo la lettera al Tempo

di Michele Larosa Michele Larosa

intervista

“Se Ranucci si comporta così vuol dire che è tutto marcio”. Angela Camuso a MOW torna sulle accuse al conduttore dopo la lettera al Tempo

Freccero ha avuto l’idea giusta: Sigfrido, devi fare “Ranucci contro tutti” con MOW. E qui ti spieghiamo il perché

Come Carmelo Bene

Freccero ha avuto l’idea giusta: Sigfrido, devi fare “Ranucci contro tutti” con MOW. E qui ti spieghiamo il perché

Tag

  • Sigfrido Ranucci
  • Valter Lavitola
  • Report
  • Rai
  • Matteo Renzi
  • intervista

Top Stories

  • Il direttore di Repubblica (finalmente) racconta i dettagli del suo rapporto con Lavitola. Ma caro Stefano, qualche domanda su ciò che hai scritto te la dobbiamo. E riguarda il mestiere del giornalista in questi anni bui

    di Domenico Agrizzi e Michele Larosa

    Il direttore di Repubblica (finalmente) racconta i dettagli del suo rapporto con Lavitola. Ma caro Stefano, qualche domanda su ciò che hai scritto te la dobbiamo. E riguarda il mestiere del giornalista in questi anni bui
  • Delitto di Garlasco: “La scienza non dovrebbe funzionare così”. La replica del generale Garofano al prof. Galassi su “Y” e “lesioni da difesa”

    di Emanuele Pieroni

    Delitto di Garlasco: “La scienza non dovrebbe funzionare così”. La replica del generale Garofano al prof. Galassi su “Y” e “lesioni da difesa”
  • [VIDEO] Delitto di Garlasco: la bomba di Gianca e WildlineCrime sui tappeti apre ad altre tristi (e sibilline) domande

    di Emanuele Pieroni

    [VIDEO] Delitto di Garlasco: la bomba di Gianca e WildlineCrime sui tappeti apre ad altre tristi (e sibilline) domande
  • Valter Lavitola: ancora tu? Per la prima volta dopo 15 anni sul mandante della bomba a Ranucci parla Alfonso Papa, ex capo di gabinetto del ministro Castelli: “L'ho incontrato, purtroppo, nell'inchiesta P4 e ha cercato di rovinarmi la vita”

    di Gianmarco Serino

    Valter Lavitola: ancora tu? Per la prima volta dopo 15 anni sul mandante della bomba a Ranucci parla Alfonso Papa, ex capo di gabinetto del ministro Castelli: “L'ho incontrato, purtroppo, nell'inchiesta P4 e ha cercato di rovinarmi la vita”
  • L'era delle auto elettriche è finita? Arriva la batosta: perché il futuro (più che green) per le case automobilistiche sarà nerissimo

    di Federico Giuliani

    L'era delle auto elettriche è finita? Arriva la batosta: perché il futuro (più che green) per le case automobilistiche sarà nerissimo
  • Delitto di Garlasco: “Non sono un suo graduato, non prendo ordini da lei”. Galassi chilometrico “verso” Garofano

    di Emanuele Pieroni

    Delitto di Garlasco: “Non sono un suo graduato, non prendo ordini da lei”. Galassi chilometrico “verso” Garofano

di Michele Larosa Michele Larosa

Foto di:

ChatGPT

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore moreno.pisto@mowmag.com
  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy