Qualcuno ricorda ancora Aboubakar Soumahoro e suoi stivaloni sporchi di fango con cui lordò il Parlamento? Era l’idolo della sinistra, il Papa Nero (in tutti i sensi), l’homo novus che avrebbe riportato in auge la Vecchia Cara Sinistra. Sindacalista di colore, con villa all’Infernetto, vicino ad Ostia, a pochi passi dal mare di Roma, prometteva sfracelli e poi si è visto come è andata a finire tra lui e la moglie.
Il personaggio Soumahoro, come scrivo in un articolo uscito su Mow qualche anno fa, era stato un esperimento politico, creato in laboratorio dalle fertili fantasie della intellighenzia di sinistra. Ne parlo qui.
Il matrimonio tra Soumahoro e la sinistra fu celebrato da due sacerdoti di indiscussa fede e cioè Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Dopo quello che è successo i due hanno chiesto scusa ai loro elettori, ma il danno era ormai fatto. E forse non ha tutti i torti Marco Rizzo - già comunista ed ora molto vicino alla destra sovranista - a rimarcare la debolezza strutturale di questa sinistra - è il caso di dirlo - alle vongole, guidata da un segretario, Elly Schlein, che al tempo dell’elezione manco aveva la tessera del Pd o quasi.
Eppure, una logica perversa dietro al passaggio da Berlinguer alla Schlein c’è ed è quella mediatica. Non più l’ideologia, non più la proposta, non più la messa laica celebrata nelle sezioni.
Si cerca invece di vendere all’elettore il prodotto mediatico già pronto all’uso ma, si badi bene, già adulterato e papainato di additivi nocivi. E quindi i programmi televisivi, quasi tutti in mano alla sinistra, sfornano, bisogna dire con una certa volenterosa regolarità, “nuovi papi” che spesso, nell’arco di breve tempo, decadono a vescovi e poi a diaconi e poi vengono reietti, scomunicati e infine bruciati sul rogo.
Non è dunque peregrino l’avvertimento lanciato da Daniele Capezzone a Sigfrido Ranucci: dalle colonne del quotidiano che dirige, Il Tempo:
“Sigfrido, presto i compagni ti tratteranno come Soumahoro, fingendo di non conoscerti”.
In questo la destra - non immune naturalmente da pecche - è più avveduta e sospettosa e recentemente è messa alla prova dal generale Vannacci.
Propaganda Live fu l’incubatore di Soumahoro come Report lo è stato di Ranucci, con dietro il direttorio anzidetto?
In realtà, nel gennaio 2023, Report, cioè Ranucci, prese di mira Soumahoro e in una puntata si occupò specificatamente delle divergenze di rendicontazione delle spese del sindacalista di colore. Fu vera gloria, possiamo manzonianamente dire? E andreottianamente solo pensare che magari il problema c’era veramente ma fu utilizzato per una sorta di regolamento di conti interno alla sinistra nel Gran Conclave mediatico. Soumahoro “ucciso” da Ranucci? Ipotesi affascinante e affascinosa a cui è difficile resistere, ma, appunto, solo una ipotesi.
E Ranucci può essere paragonato a Soumahoro? Sì e no. In primis per la diversità di funzioni, giornalista uno, parlamentare l’altro e poi obiettivamente per differenze caratteriali ma entrambi stregati dalla sinistra, anche se il sindacalista vista la mala parata e l’espulsione -decretata dai dioscuri Bonelli - Fratoianni- navigava fino a poco tempo fa lidi sovranisti. Ma Ranucci e Soumahoro sono solo variabili che hanno assunto un valore preciso nell’equazione algebrica del potere nazareno e dintorni. Cioè la X e la Y sono caselle vuote, legate però da proprietà funzionali che di volta in volta possono essere riempite da altro. Ed allora la domanda è: chi sarà il prossimo “papa” o “papessa” “nera”? La sinistra, come Crono, divora i suoi figli e sembra non esserne mai sazia. Una domanda maliziosa: ma Zoro Bianchi oltre che fare da sponsor ad altri perché non si presenta? Avere un cavaliere nero che cavalca un rosso destriero sarebbe un meme ghiottissimo per la IA. E poi la statura di Napoleone ce l’ha e il modello raffigurato nel quadro di Davis è universalmente noto…Buttate Diego, ormai manche solo tu!