Con l’odierna intervista a Il Foglio possiamo dirlo: Elly Schlein studia da premier e inizia a ampliare la rete del suo Partito Democratico. L’operazione mediatica del direttore Claudio Cerasa produce un’intervista a tutto campo (largo) che permette di capire lo Schlein-pensiero. Qualcosa che, a ben guardare, spesso sembrava celato dietro molte dichiarazioni della segretaria, di cui in tre anni si è colto molto dei valori di riferimento nettamente progressisti ma delineato meno del pensiero pragmatico sui dossier chiave. Fatto, questo, che ha contribuito nella percezione pubblica a sottovalutare, molto spesso, quella che dati alla mano non è stata una segreteria fallimentare: Schlein ha, dal 2023 a oggi, guadagnato 250mila voti rispetto alle politiche alle Europee con il PD oltre il 24%, vinto il referendum sulla Giustizia di marzo e strappato una regione (Umbria) e un capoluogo di peso (Genova) al centrodestra. Senza mai riuscire, però, a presentarsi veramente come l’anti-Giorgia Meloni. Il dialogo con Il Foglio traccia un solco tra il Partito Democratico e i facinorosi della piazza di Bologna e, pungolata dal direttore (bravo!) mostra la sua visione su diversi fronti chiave: sicurezza, economia, politica estera. Da cui emerge una linea di pensiero che mostra dei chiari riferimenti.
Sulla sicurezza, tema caldo dopo i fatti di Bologna, è interessante come Schlein riprenda molte delle tesi che esperti del tema come l'ex comandante della Polizia Franco Gabrielli portano avanti da tempo: unire approccio collaborativo e repressivo, la percezione di sicurezza come "bene pubblico" condiviso, il rifiuto dell'atteggiamento unicamente punitivo e la denuncia del flop del governo in materia. Gabrielli non è citato esplicitamente, ma si riconosce la sua matrice di pensiero e risuona quanto dichiarato pochi giorni fa dall’ex presidente dell’Agenzia dell Entrate Ernesto Maria Ruffini dialogando proprio con l’ex primo poliziotto del Paese: “"È stato un errore negli anni da parte del centrosinistra quello di lasciare in appalto alla destra un tema che invece riguarda tutti i cittadini, le loro paure, le loro insicurezze”, ha detto durante un evento romano invitando a "guardare la vita reale dei cittadini". La sicurezza, del resto, è una questione di fatti concreti e percezione, di "Paese reale" e il PD in passato ha dimostrato di sapersene occupare con grande attenzione, specie durante la stagione al Viminale di Marco Minniti. Schlein in un certo senso prova a riannodare dei fili, ed economia e politica estera mostrano questo dato. "Il Pd non ha alcuna preclusione sul nucleare", annuncia mentre parla della necessità di abbattere i costi energetici e invitando l'Italia a seguire la linea pro-rinnovabili di Spagna e Portogallo e suggerendo accordi pluriennali per l'acquisto di energia sul piano europeo. Ragiona di produttività, emissioni, industria. In tal senso, le consiglieremmo di guardare con attenzione al suo territorio di origine, quell’Emilia-Romagna di cui è stata vicepresidente e in cui oggi governa Michele De Pascale, ex sindaco di Ravenna che rappresenta l’idealtipo della città “dem”: anima di Sinistra e laburista ma con una forte vocazione industriale con sapori primorepubblicani, dall’energia all’indotto del porto.
L’Emilia-Romagna è la locomotiva d’Italia, la Spagna la locomotiva d’Europa: non è nuovo, e non è un mistero, che Schlein ammiri Pedro Sanchez, ma parlando con Cerasa cita come punto di riferimento anche Mark Carney, primo ministro di un Canada che sta portando su una rotta di convergenza con l’Europa e che da leader progressista (ma anche ex banchiere centrale) prova a preparare i liberal di tutto il mondo allo scontro con la realtà di un mondo competitivo e fatto di rivalità strategiche. Parlare di Carney parlando a “Il Foglio” è un modo, dal punto di vista di Schlein, per aprire ai centristi, ai moderati, alla componente riformista e farlo aggiungendo un convinto sostegno all’Ucraina parla a quel campo liberaldemocratico oggi unitosi attorno alla vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno, ricordando che il PD è una grande Chiesa in cui gli scismi preventivi rischiano di essere cortocircuitanti. Schlein, del resto, è cresciuta politicamente a Bologna, città nota per gli influssi progressisti e movimentisti di base ma anche roccaforte di un sistema culturale, politico e ideale che ha saputo fare della visione europeista e occidentale e del legame internazionale un punto di forza: da Beniamino Andreatta a Romano Prodi, bastano i nomi associati al centrosinistra per parlare della necessità di riscoprire questo respiro.
Insomma, Schlein prova a dimostrare tre cose. Punto uno: il fatto che sia la segretaria del PD le conferisce il potere di indirizzo politico sul partito. Questo rappresenta un balzo in avanti notevole e non scontato. La seconda questione è il richiamo al ruolo centrale e propulsivo dei dem nel centrosinistra. Si inizia a intravedere la tela della coalizione progressista che arriverà al voto del 2027 e si comprende come l’ex europarlamentare intenda far sì che ci sia un PD capace di far sponda con tutte le anime dell’alleanza. Un PD ecologista capace di guardare ad AVS, un PD attento alle disuguaglianze e che ammicca ai Cinque Stelle ma anche un PD di governo che attiri su di sé i moderati scontenti dell’era Meloni. En passant, evitando di pensare all’elefante, come si suol dire: non è un caso che Schlein dribbli le domande di Cerasa su Roberto Vannacci, relegato a una nota a margine. Infine, Schlein prova a dimostrare, parlando con un quotidiano ben letto negli ambienti che contano a Roma, Milano e non solo, che il centrosinistra in quanto tale può governare con solidi riferimenti concreti. In tal senso, mira a anticipare sul piano pragmatico ciò che oggi si ventila circa la possibile ascesa in sua vece di Silvia Salis, mentre al contempo su primarie e programma rinvia al confronto con gli alleati a settembre. Resta da chiedersi perché questa discesa in campo così esplicita arrivi solo ora. Forse il tema è la percepita debolezza di Giorgia Meloni. Ma con ogni probabilità siamo al primo atto della campagna elettorale per il voto del 2027, sia che esso si svolga a settembre sia che avvenga prima. E Schlein vuole arrivarci saldamente al comando di PD e centrosinistra, senza paura di ammetterlo. Questa, forse, la vera notizia che si coglie dall’intervista di Cerasa.