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20 giugno 2026

Risiko bancario, Unicredit che punta alla scalta in Commerzbank è europeista. La Germania meno…

  • di Andrea Muratore Andrea Muratore

20 giugno 2026

La scalata di Unicredit a Commerzbank è una mossa che rende europeo il risiko bancario centrato sull'Italia, ma l’esecutivo di Friedrich Merz, cancelliere con un solido passato in finanza nientemeno che in un colosso come BlackRock, ha alzato il muro contro la scalata e denunciato come "aggressivo" l'approccio italiano, mentre Andrea Orcel, Ceo di Unicredit, da Milano tira dritto
Risiko bancario, Unicredit che punta alla scalta in Commerzbank è europeista. La Germania meno…

La scalata di Unicredit a Commerzbank è una mossa che rende europeo il risiko bancario centrato sull'Italia e, soprattutto, può indubbiamente rappresentare una pista "europeista" in un contesto di grande frammentazione continentale. Risulta dunque quantomeno complesso capire il perché del veto tedesco a un'operazione che avvicinerebbe quell'obiettivo che qualsiasi governo di Berlino ha, negli ultimi decenni, auspicato: un'Europa più salda, coesa e robusta. A suo modo, Piazza Gae Aulenti, sfiorando il 56% del colosso di Francoforte, si pone nella posizione ottimale per costruire un attore di rango europeo in grado di sfidare molti colossi internazionali e accelerare sul terreno quell'unione dei mercati dei capitali spesso chiamata come strumento decisivo per rafforzare la competitività europea.

L'esecutivo di Friedrich Merz, cancelliere con un solido passato in finanza nientemeno che in un colosso come BlackRock, ha alzato il muro contro la scalata e denunciato come "aggressivo" l'approccio italiano, mentre Andrea Orcel, Ceo di Unicredit, da Milano tira dritto. Perché questa animosità germanica? Per almeno tre fattori. Il primo ha a che fare con le modalità con cui Unicredit è entrata a spron battuto in Commerzbank, partendo dal 9% delle azioni per poi acquisire opzioni fino al 27% e, infine, lanciare l'offerta pubblica d'acquisto in primavera. Una manovra crescente che ha fatto sentire vulnerabile il sistema finanziario tedesco ove lo Stato è azionista e che include Commerzbank, pur in un contesto che vedeva una possibile integrazione di sistema per creare un istituto capace di finanziare attivamente il cuore industriale tedesco, il Mittelstand.

Il secondo motivo ha a che vedere con la percezione di essere stati battuti da Unicredit in una battaglia di mercato. Unicredit ha acquistato molte azioni tramite l'esercizio di opzioni su titoli e tramite tale azione "riuscita finora ad assicurarsi il sostegno dell'11,86% degli azionisti di Commerzbank durante il periodo di offerta di sei settimane". Inoltre, in particolar modo il quotidiano della City di Londra ricorda che tra queste "la maggior parte delle azioni conferite proviene da banche che sono controparti di UniCredit in complesse operazioni su derivati ​​legate al tentativo di acquisizione dell'istituto di credito italiano, tra cui Nomura e Citigroup". La finanza internazionale ha dunque "votato" per Orcel nella sua sfida per il gruppo guidato da Bettina Orlopp.

Il Ceo di Unicredit Andrea Orcel
Il Ceo di Unicredit Andrea Orcel Ansa

Last but not least, il capitalismo tedesco si trova ora in una fase di crescente fragilità strutturale, tra tensioni industriali, sfida cinese e prospettive incerte dai dazi all'energia, e probabilmente Merz non vuole dare un segnale di sfiducia. Un'acquisizione straniera pone sempre dei dubbi. Se poi viene dalla "cicala" Italia, questo è il messaggio che passa all'opinione pubblica, il rischio di una percezione problematica aumenta. Le autorità tedesche hanno spesso frenato di fronte alle scalate italiane nel Paese. Nel 1990 furono gli industriali e la finanza tedesca a frenare Pirelli quando si mosse su Continental mentre nel 2025 la Germania ha frenato la corsa di Snam a Open Grid Europe, operatore del trasporto del gas, in nome di ragioni di scetticismo per la presenza di soci di minoranza cinesi nella società italiana.

Fatto sta che la mossa di Unicredit è potenzialmente dirompente per accelerare quelle fusioni bancarie transnazionali e quelle accelerazioni nell'integrazione dei mercati europei che anche i rapporti di Mario Draghi e Enrico Letta su competitività e concorrenza interna indicano come funzionali a un'Europa più solida. "È molto difficile per i governi sostenere di essere favorevoli all'unione dei risparmi e degli investimenti", ha detto a tal proposito Luis de Guindos, vicepresidente della Banca Centrale Europea, "se poi si afferma di essere contrari a una specifica operazione". Una sentenza che mostra sia l'ansia securitaria della Germania che l'ambivalenza di un europeismo spesso invocato a correnti alternate. Si è tutti europei finché le sfide non arrivano al cortile di casa. E l'affare UniCommerz è forse una cartina tornasole dei limiti che l'Ue attuale ancora deve scontare.

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