Sarebbe stato bellissimo se le parole di Pedro Sanchez sulla sciagurata guerra israelo-americana all’Iran fossero state pronunciate da Giorgia Meloni, magari in concerto coi ministri Tajani e Crosetto. Sarebbe stato bello, sì, ma come avrete saputo alla fine, nella risoluzione che è stata approvata in Parlamento oggi, le cose non sono andate come in Spagna. L’Italia concederà l’utilizzo delle proprie basi solo a fini logistici, all’esercito di quel satrapo di Donald Trump, che tanto è un ottantenne a cui non frega più niente della vita. Come dirgli di no, d’altronde. La guerra si avvicina sempre più e forse andrebbero soppesate meglio le parole e taciuti certi pensieri, che dallo stomaco sono capaci di arrampicarsi fino al cervello per fare a botte con la prudenza. Sarebbe meglio, perché quando poi è guerra non si fanno prigionieri. I tribunali iniziano ad operare secondo leggi che hanno forse vagamente conosciuto i nostri nonni, quelli ancora vivi, testimoni di quella che è la leggenda della guerra. Sarebbe meglio. Ma il meglio, si sa, è nemico del bene. Negli ultimi anni, quelli che hanno preceduto il Covid, la guerra in Ucraina, le tensioni su Taiwan, Gaza, Sudan, Afghanistan e Pakistan e infine l’Iran, tutto uno sottostrato culturale in cerca di un perché, di una giustificazione alla propria vita, di una retribuzione politica alla fine è riuscito a riportare in auge la fascinazione per la guerra, per quella violenza che non abbiamo conosciuto se non attraverso i racconti dei nostri nonni, racconti provenienti da un altro pianeta.
Quell’aspirante intellighenzia, forse inconsapevole di tale aspirazione, che da intellettuale dissidente si è trasformata in una chiesa tale e quale a quella che l’ha preceduta. Con tinte ben più fosche del laicismo di stato, ma rispolverando una teologia non solo della politica, ma addirittura della guerra, confusa la critica con la virtù del sospetto, trincerata in una nuova torre d’avorio conquistata in fretta e furia, poi arredata con mobilio dal gusto discutibile. Sul comodino il berretto rosso del Make America Great Again e tra i denti stretti inclinazioni sessuali e passioni, inconfessabili, da reprimere e seppellire sotto la disciplina di un nuovo cameratismo, di un nuovo dogma politico che ormai professa, credendo sia mero decadentismo, le idee di George Sorel e di Filippo Tommaso Marinetti a proposito della guerra come sola igiene del mondo. L’unico strumento contro il politicamente corretto, spettro di qualcosa che ormai non esiste più. L’unico strumento contro il diverso, più o meno, nella loro mente bacata, qualcosa di coincidente niente meno che con il terrorismo islamico. Un terrorismo di matrice sunnita wahabita che, nella loro mente bacata, un tempo se la passava bene con grandi stragi in Europa, e oggi, rimasto senza soldi, si fa chiamare maranza e ruba collanine nelle metropolitane milanesi. Deportazione, remigrazione, olocausto, si confondono. Le lezioni di storia che ci hanno insegnato a scuola sono una reminiscenza confusa, sporca, stanca. “Non avessero tentato di indottrinarci con l’antifascismo oggi saremmo meno guerrafondai, e se ci avessero dato il Nobel per la pace, noi non avremmo mai pensato di fare una guerra, no? E’ colpa di chi non ci ha voluto bene” (borbotta l’ennesimo segaiolo).
E’ la solitudine di uomini che non sono diventati uomini, ma sono rimasti dei bambini con tanta voglia di comandare. Sposata questa nuova causa oggi è possibile il tutto ed il contrario di tutto. La memoria è fragile, dimentica di quegli aborti di rivoluzione populista proveniente da destra. Dimentica l’odio per gli americani che l’ha portata al governo. Dimentica quel segreto amore per la profonda cultura dell’Oriente, dalla Persia di Zoroastro alla Russia di Dostojevskij, fino alla Cina di Confucio, al Giappone di Yukio Mishima. Dimentica gli altarini a Bettino Craxi che fa il duro a Sigonella. Dimentica Enrico Mattei. Dimentica Aldo Moro. Dimentica tutto perché forse non c’è più tempo di fare le persone serie. Ora che sono entrati nel palazzo, tutto questo non rimane che una passione giovanile da guardare forse con un po’ di malinconia per chi è riuscito a non soffocare il suo fanciullino, e per chi non ci è riuscito, con grande cinismo. La guerra è un ascensore sociale, bisogna approfittarne e poi certi dinieghi proprio non siamo in condizione di opporli. Dimenarsi sarebbe ancora peggio. Eppure certi pessimi predicatori del sì che ora, fiutato il vento, si reinventano caporali di quel messaggio democratico diffuso attraverso missili assassini intrisi di opaca violenza, danno il volta stomaco. Forse però bisogna solo chiudere gli occhi e sperare che sia stato tutto un brutto sogno.