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4 luglio 2026

Se il giudice che decide del tuo destino non ha tempo per farlo, l'emergenza carceraria passa anche dalla crisi di organico. E i magistrati scrivono a Mattarella “A rischio la tutela della libertà personale”

  • di Michele Larosa Michele Larosa

4 luglio 2026

I presidenti di tutti i Tribunali di Sorveglianza d'Italia hanno scritto a Mattarella: la carenza di personale rischia di compromettere la tutela della libertà personale dei detenuti, in un sistema carcerario al 134% della capienza

Foto di: Ansa

Se il giudice che decide del tuo destino non ha tempo per farlo, l'emergenza carceraria passa anche dalla crisi di organico. E i magistrati scrivono a Mattarella “A rischio la tutela della libertà personale”

Un uomo aspetta. Sta scontando la sua pena, nel mezzo di un percorso che lo sta reinserendo (si spera) come uomo nuovo nella società, ha diritto a un permesso, forse a una misura alternativa. Ma il giudice che deve decidere sulla sua libertà personale — quella tutelata dall'articolo 13 della Costituzione, la più sacra — è sommerso da pratiche, senza personale, senza tempo.
Quel giudice si chiama magistrato di sorveglianza, e il suo compito è tra i più delicati e meno conosciuti dell'intero sistema giudiziario: non stabilisce se un imputato sia colpevole o no, ma vigila sull'esecuzione della pena. Dovrebbe essere il garante della rieducazione del condannato, accompagnarlo in un percorso verso una libertà diversa. È lui a valutare permessi premio, affidamento in prova, semilibertà, liberazione anticipata, reclami dei detenuti sulle condizioni di detenzione. Dovrebbe garantire che l'articolo 27 della Costituzione — quello per cui le pene “devono tendere alla rieducazione del condannato” — non resti lettera morta.
Ma il condannato, quell'uomo, invece resta in una cella pensata per una persona e occupata da tre, in un carcere che oggi in Italia è al 134% della sua capienza.

Il carcere di Pisa, teatro della prima evasione di Dedja

È la plastica fotografia di una crisi di sistema che sta arrivando a un punto di non ritorno. È quello che i presidenti di tutti i Tribunali d'Italia hanno denunciato a Sergio Mattarella, nella doppia veste di Presidente della Repubblica e Presidente del CSM. Un allarme istituzionale: la magistratura di Sorveglianza rischia di non poter più esercitare la sua funzione. E allora i tempi si allungano, le carceri si riempiono e quelle persone che dovrebbero essere rieducate si incattiviscono ancora di più.
I giudici lo scrivono con parole nette: si tratta di “un particolare momento di grave emergenza carceraria”, di un “sovraffollamento ai massimi storici” che “comprime gravemente le condizioni umane” nelle carceri. E avvertono che indebolire ulteriormente i loro uffici significa “compromettere l'effettività della funzione giurisdizionale”. Significa lasciare migliaia di persone senza una risposta di giustizia. Perché la giustizia non si ferma quando è stato punito il colpevole, ma anzi è lì che esercita la sua funzione più sociale e utile.
Non è la prima volta che il tema arriva sul tavolo del Colle. Mattarella stesso, negli ultimi anni, ha parlato di condizioni "indecorose per un Paese civile" e di una scia di suicidi in carcere che ha definito "una vera e propria emergenza sociale". Durante il dibattito sul referendum della giustizia dello scorso marzo il fronte del No lo ripeteva a gran voce, il problema della giustizia sono la carenza di organico e i tempi del processo. Vero (anche), intanto sono passati quasi quattro mesi e quelle parole sono rimaste slogan elettorali. Vinta la battaglia e archiviata la pratica. Nel frattempo il dibattito pubblico si accende su nuovi reati, nuove aggravanti, pene più severe, il pezzo di sistema che dovrebbe far funzionare la pena resta abbandonato a sé stesso. Perché è un tema che non fa notizia, non riempie i talk show, non galvanizza le folle e non stampa manifesti elettorali. E allora quell'uomo continuerà ad aspettare, fin quando qualcuno non deciderà di tornare ad occuparsi di giustizia...

https://www.youtube.com/watch?v=qyCAv_YrKCQ&t=1400s

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