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5 marzo 2026

Al carcere di Prato piove droga e scoppia la rivolta: sessanta detenuti contro dieci agenti. Benvenuti nelle patrie galere...

  • di Michele Larosa Michele Larosa

5 marzo 2026

Piove droga al carcere di Prato e la partitella finisce in caos: tre pacchetti lanciati oltre il muro scatenano una rivolta tra sessanta detenuti e dieci agenti. Un episodio che non è isolato. Droni e pacchi postali sono diventati a Prato sofisticati ingranaggi di un delivery criminale interno. Una vicenda che fotografa anche il fragile equilibrio delle carceri italiane

Foto di: ANSA

Al carcere di Prato piove droga e scoppia la rivolta: sessanta detenuti contro dieci agenti. Benvenuti nelle patrie galere...

“A noi della partita, non ce ne frega un ca**o” è un famoso coro ultras inneggiante agli scontri. A quanto pare della partita non frega un ca**o nemmeno ai detenuti del carcere della Dogaia di Prato, che hanno approfittato della partitella durante l'ora d'aria per raccogliere un'insolita manna dal cielo. Alla Dogaia, nonostante il tempo sereno, il 28 febbraio ci sono stati leggeri piovaschi lungo il muro di cinta che collega l'esterno dell'istituto al campo di calcio interno. Piove la droga. Infatti un ventenne tunisino e un diciannovenne italiano sono stati sorpresi a lanciare tre involucri oltre il muro del carcere, proprio verso il campetto dove i detenuti della sesta sezione stavano facendo l'ora d'aria. Che droga? Non è dato saperlo visto che, avvenuta la consegna, nel giro di pochi secondi circa sessanta detenuti, la maggior parte di origine albanese, si sono coalizzati per impedire il sequestro della sostanza. Sessanta carcerati contro circa dieci agenti hanno scatenato una rivolta degna di un film carcerario degli anni '60. Quantomeno, al carcere di Prato, andrebbe premiata l'inventiva. Non è la prima volta che dai cieli del carcere arrivano strani pacchetti. In passato era già emerso come a Prato la droga arrivasse tramite l'utilizzo di droni che, sorvolando l'istituto penitenziario, riuscivano a consegnare i pacchetti in zone accessibili ai detenuti, o addirittura direttamente alle finestre delle celle. Mentre circa un mese fa era stato intercettato un pacco postale contenente, tra fette di salumi, circa 10 grammi di cocaina e 206 grammi di hashish. Un delivery criminale guidato secondo la Procura da un detenuto 25enne nato a Roma, re dello spaccio di stupefacenti all'interno del carcere.

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Il carcere di Prato in rivolta durante il Coronavirus ANSA

Una situazione che, dietro una certa ironia, nasconde lo stato in cui versano le carceri italiane. In particolare la Dogaia di Prato sembra essere diventata negli ultimi tempi una sorta di zona franca in mano agli stessi detenuti. Delle giungle dove gli agenti, in netta minoranza, spesso non riescono a gestire i momenti di tensione all’interno degli istituti, soprattutto quando i detenuti decidono di agire in gruppo. Dieci agenti contro sessanta carcerati in una mischia con in mezzo i pacchetti caduti dal cielo. Un avvenimento che mette a rischio, va da sé, l'incolumità degli stessi agenti. Episodi come quello avvenuto alla Dogaia mostrano quanto sia fragile l’equilibrio all’interno di alcune strutture penitenziarie. Vale la pena lottare per tre pacchetti di droga? Forse la prossima volta converrebbe giocarseli a una partita a calcetto, almeno quella si giocherebbe cinque contro cinque.

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Foto di:

ANSA

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