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L’uccisione di Abderrahim Mansouri nel boschetto dell’eroina di Rogoredo è la finestra su un mondo più complesso: la mocro maffia, dai porti più importanti d’Europa all’hinterland milanese

  • di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

  • Foto: Ansa

29 gennaio 2026

L’uccisione di Abderrahim Mansouri nel boschetto dell’eroina di Rogoredo è la finestra su un mondo più complesso: la mocro maffia, dai porti più importanti d’Europa all’hinterland milanese
Abderrahim Mansouri è stato ucciso da un poliziotto in circostanze da chiarire. L’attenzione, però, si è spostata subito sul boschetto dell’eroina di Rogoredo. Legittimo. Ma il sistema della droga, in Italia e in Europa, è molto più complesso. Sono tante, infatti, le organizzazioni che operano nel mercato illegale. Tra queste una delle più potenti è la mocro maffia (che non risulta collegata alla famiglia Mansouri): ecco cos’è, le origini e il suo potere

Foto: Ansa

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

Vicino al boschetto dell’eroina di Rogoredo è morto Abderrahim Mansouri, 28 anni, ucciso da un proiettile sparato da un agente del commissariato Mecenate. Il poliziotto è attualmente indagato per omicidio, ma lui sostiene che sia stata legittima difesa. Mansouri avrebbe tirato fuori un’arma e ignorato l’avvertimento urlato dall’agente. Un collega ha confermato questa versione. Un ulteriore testimone, fuggito dalla scena, deve essere ancora trovato. Dovranno anche essere analizzate le immagini catturate dalle telecamere di sorveglianza consegnate dall’avvocata della famiglia Mansouri. Circostanze da chiarire, quindi. L’uccisione del ventottenne marocchino ha aperto la finestra su un mondo che ciclicamente viene scoperto, ma che in realtà esiste da anni: nel boschetto di Rogoredo i Mansouri controllano lo spaccio di droga. Il prezzo per gli stupefacenti è basso, la disponibilità larga e costante. La famiglia è nota da tempo. Già nel 2007 circolano notizie sullo smercio di droga, poi nel 2015 il furto della “cassaforte” con 200mila euro da una macelleria islamica conferma la portata del mercato illegale. Tra il 2018 e il 2019 vengono arrestati i vertici dell’organizzazione Moustapha, Mouludi e Hazim Mansouri. Quest’ultimo viene preso mentre si trova nel suo laboratorio dove raffina l’eroina. Ventiquattro ore dopo, scrive Il Giorno, vengono sequestrati cinque chili di "nera".

Le circostanze della morte di Abderrahim Mansouri sono da chiarire
Le circostanze della morte di Abderrahim Mansouri sono da chiarire Ansa

Il capitolo successivo della guerra per smantellare il traffico di Rogoredo si svolge tra il 2020 e il 2021. L’inchiesta del pm Leonardo Testi e della procuratrice aggiunta Laura Pedio sfocia in decine di provvedimenti per pusher e clienti e in 12 arresti nel maggio 2021. Tra questi anche tre Mansouri: Driss, Mustapha e lo stesso Abderrahim. Il commissario Angelo Laurino, nella sua ricostruzione, inserisce la famiglia marocchina a metà della catena alimentare del crimine. Un mondo di mezzo, tra “cavallini” e trafficanti di grossa statura. A questo punto possiamo scegliere da che parte guardare: se agli “spaccini” di strada, che muovono le dosi nel boschetto, oppure dall’altra parte, verso i traffici che contano. Le prospettive sono complementari. La famiglia Mansouri è nel boschetto da decenni. È possibile che coltivassero contatti con spacciatori di rilievo. Loro, però, non sono la mafia. Un fatto di cronaca, la morte di Abderrahim Mansouri, ci dà l’occasione per guardare all’ecosistema complesso dell’hinterland milanese. Sono tante le forze che si contrappongono in quel campo. La ‘ndrangheta è radicata e l’inchiesta Hydra ha mostrato la presenza congiunta di Camorra e Cosa Nostra in Lombardia. Un mostro a tre teste con diramazioni ancora non del tutto scoperte. C’è la criminalità organizzata albanese, potentissima e violenta, che gli esperti collocano ai vertici del sottomondo. Parlano con i clan calabresi, gestiscono la tratta che dai porti del Nord Europa, Rotterdam e Anversa, riversa tonnellate di cocaina in tutto il continente. Anche a Milano. Non sono gli unici: a gennaio del 2025 sono state arrestate 12 persone durante un’operazione della guardia di finanza di Verona e il coordinamento del Settimo dipartimento della Procura di Milano. L’indagine, a dire il vero, comincia nel 2023 con l’arresto di una persona colta in flagranza di reato mentre trasportava 16 chili di hashish. I sequestri dello scorso gennaio, invece, riguardano sia hashish (103 chili) che cocaina (83 chili). Inoltre sono stati ritrovati circa 170mila euro cash. Nell’area del milanese c’era il deposito da cui partivano i corrieri verso il Veneto. I pagamenti, effettuati anche grazie al supporto di facilitatori turchi, avvenivano sulla rete “hawala”, un metodo di “trasferimento informale di denaro” al di fuori dei canali tradizionali.

La morte di Mansouri è una finestra su un mondo
La morte di Mansouri è una finestra su un mondo Ansa

La cellula fermata tra Milano e Verona pare svolgesse operazioni su quella rotta, che dall’Italia risale fino al Nord Europa e all’Olanda. Intorno ad Amsterdam la mocro maffia è diventata un’organizzazione di rilievo internazionale. Ci sono anche loro a presidiare i porti da cui i narcos sudamericani fanno entrare tonnellate di cocaina nel continente. Stiamo parlando di un’associazione nata con un nome dispregiativo, “mocro”, usato dagli olandesi per definire i cittadini marocchini. La doppia “f”, invece, è un semplice difetto di pronuncia. Ma concentrarsi troppo sulla base etnica di questo sistema rischia di portare alla sottovalutazione della sua grandezza. Ne ha parlato anche il criminologo Vincenzo Musacchio a Rai News: la mocro maffia si è consolidata “in particolare nel porto di Rotterdam, uno dei maggiori hub logistici e commerciali d’Europa: il controllo o l’influenza su punti logistici di questo tipo consente un ruolo di primo piano nel traffico di cocaina destinata ai mercati dell’Europa occidentale. La combinazione di risorse economiche, reti criminali radicate e capacità militari - intese come disponibilità di armi e mezzi veloci per la gestione delle rotte - rende questa organizzazione in grado di minare alcuni pilastri strutturali dello Stato olandese e, più in generale, di creare zone grigie in cui lo Stato fatica a esercitare il pieno controllo. La presenza della mocro maffia non è confinata ai Paesi Bassi: essa è diffusa su scala continentale e produce effetti diretti e indiretti anche in Italia, Belgio, Francia (nel 2024 è stato arrestato a Parigi un presunto esponente del gruppo, ndr), Germania e Spagna”. Una pervasività di scala continentale, quindi.

Polizia
La polizia olandese Ansa

I primi a parlare di mocro maffia sono stati due giornalisti olandesi, Marijn Schrijver e Wouter Laumans, in un libro pubblicato nel 2014 che individuava nel furto di 200 chili di cocaina (indirizzata, secondo gli autori, proprio alla mocro maffia) avvenuto nel 2012 per mano di una banda belga una tappa fondamentale per stilare una timeline di questa organizzazione, attiva già negli anni Novanta. Nel 2019 al vertice c’è Ridouan Taghi, olandese con genitori marocchini, re del narcotraffico del Nord Europa, nascosto a Dubai e pizzicato, come scrive Floriana Bulfon sull’Espresso, insieme a Raffaele Imperiale, nome pesante della Camorra, al “cileno più pericoloso del mondo” Richard Riquelme Vega e a Edin Gacanin, leader della banda bosniaca Tito i Dino. Il massimo livello criminale. Taghi viene estradato e nel 2021 diventa il principale imputato del processo Marengo, il più imponente per un’associazione criminale della storia olandese. Sono stati condannati 17 membri ritenuti parte dell’organizzazione colpevole di aver orchestrato sei omicidi (più altri tentati) tra il 2015 e il 2017. Il business principale, manco a dirlo, è il traffico di stupefacenti. Droga che passa sia dall'Olanda che dal Belgio. Il porto di Anversa è uno snodo centrale della movimentazione di droga nel continente. Per dare un’idea, nel 2020 dai container attraccati in Belgio è passata cinque volte la cocaina sbarcata al porto di Gioia Tauro. Anche perché, come ha rivelato il collaboratore di giustizia ed ex narcos del cartello di Cali William Rodriguez-Abadia, ad Anversa viene controllato solo il 2% del totale dei box. Dalle navi alla strada il passo è breve ma pericoloso. Servono competenze, contatti, strategie. Tommaso Ricciardelli di Parliamo di Mafia ha sottolineato la capacità operativa della mocro maffia all’interno del meccanismo dello smercio di cocaina: “La forza della mocro maffia non è l’ostentazione. È la discrezione operativa. Non occupa quartieri con le armi in mano. Occupa funzioni: trasporto, deposito, recupero, smistamento”. Investe in tecnologia, ricicla i proventi in attività lecite. 

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Talvolta però questa discrezione viene tradita da una violenza tangibile e spudorata. Il 15 luglio 2021 il giornalista Peter Rudolf de Vries muore dopo che il 6 luglio viene colpito da cinque colpi di arma da fuoco. De Vries stava lavorando proprio al sistema del crimine organizzato olandese. Riduoan Taghi non compariva come sospettato, ma l’ombra della mocro maffia fu subito evidente: il giornalista, infatti, era già stato informato nel 2019 di essere sulla lista nera del boss. Il livello della tensione era talmente elevato ad Amsterdam che persino la sicurezza del primo ministro Mark Rutte fu intensificata. Erano anni di bombe nel Nord Europa, e omicidi di pentiti.

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Il giornalista Peter Rudolf de Vries

Arriviamo al presente. La morte di Abderrahim Mansouri è avvenuta in circostanze che dovranno essere chiarite. Il contesto da cui proveniva il giovane ucciso è altrettanto oscuro. La cronaca ricostruisce vite, fatti, contesti. È anche l’occasione di guardare quegli eventi come una finestra su un panorama più complesso. Da un boschetto a Rogoredo all’hinterland milanese. Fino ai porti più importanti d’Europa.

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