La sorella di Federica Torzullo ha chiesto di incontrare Claudio Carlomagno. Vuole risposte dirette, “a me deve dire la verità”, guardandosi in faccia, per quanto possibile, in maniera autentica. “La verità – insiste - non è quella che ha raccontato”. Le versioni filtrate tra la Procura di Civitavecchia, la cronaca giudiziaria e le dichiarazioni degli investigatori non convincono. Per questo Stefania Torzullo, con il sostegno del suo legale Carlo Mastropaolo, ha espresso il desiderio di poter fare luce personalmente su ogni zona d’ombra del femminicidio consumato ad Anguillara Sabazia, tra le mura della villetta dove Federica è stata colpita con 23 coltellate e successivamente sepolta in un terreno vicino all’azienda di movimento terra del marito. Parlando proprio con lui, con il marito assassino, anche se le istituzioni hanno già fatto sapere che non sarà facile assecondare questa richiesta.
A un umano, e comprensibile, desiderio che probabilmente non potrà essere assecondato subito, però, ce ne è stato un altro che, invece, s’è formalizzato in queste ore. E è la prima piccola consolazione dentro l’orrore di tutta questa storia: il figlio di dieci anni della coppia non dovrà finire in una comunità. Sembra banale, ma quando ci sono di mezzo i servizi sociali e i magistrati dei minori, non è mai così tutto secondo buon senso. Il tribunale per i Minorenni di Roma, comunque, questa volta ha confermato l’affidamento ai nonni materni, con il sindaco del Comune di Anguillara Sabazia come tutore.
L’invio del bambino in una struttura educativa è definitivamente scongiurato e questo potrà assicurare un minimo di stabilità in un contesto familiare chiaramente sconvolto. Ma anche un contesto in cui una intera famiglia ha già detto in ogni modo di non cercare vendetta e di volere solo una verità che possa restituire dignità a Federica e, di conseguenza, anche equilibrio per le figure di riferimento rimaste a un bambino che, pure con tutti i supporti del caso, non avrà l’infanzia felice che invece dovrebbe essere diritto sacrosanto di tutti.
Intanto, gli investigatori del nucleo operativo di Ostia e gli specialisti del Ris stanno volgendo nuovi sopralluoghi e nuove analisi, verificando la villetta, i veicoli aziendali, i dati della scatola nera e del Gps dell’auto di Carlomagno per ricostruire movimenti, tempistiche e dinamiche della notte del delitto. Si vuole definitivamente escludere il coinvolgimento di eventuali complici. Ogni dettaglio, dall’arma del delitto presumibilmente gettata lungo la via Braccianense alle fratture da schiacciamento del corpo di Federica causate dall’escavatore usato per la fossa, è sotto la lente dei consulenti tecnici e della Procura, nell’intento di ricostruire una scena del crimine complessa oltre che tragica.
Contestualmente, la morte dei genitori dell’indagato, Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, ritrovati senza vita nella loro abitazione, è contestualmente oggetto di accertamenti e verosimilmente di una indagine parallela per istigazione al suicidio che spiegherebbe la raccolta, sempre da parte degli investigatori, di informazioni dai post e commenti sui social network che potrebbero aver influito sulla tragedia familiare.