Pensateci bene. Se tutti i conduttori dei maggiori Talk show italiani si aprissero un podcast alla Fedez su YouTube sarebbe la fine della televisione, almeno, per come l’abbiamo conosciuta. Verrebbe giù tutto, si vocifera nell’ambiente, se Lilli Gruber, ad esempio, decidesse che è arrivato il momento di aprirsi un podcast. Cosa che non sarebbe poi così sciocca. Eppure da questo punto di vista l’Italia – Rai, Mediaset e Rcs tirano un sospiro di sollievo – è parecchio indietro rispetto agli Stati Uniti. E va bene, siamo dei conservatori e la televisione è quel mormorio di sottofondo che mentre le famiglie si riuniscono a pranzo o a cena, riempie il silenzio, facilita le conversazioni. Eppure quelle 25 milioni di famiglie italiane preferisce sempre più, dati alla mano, la smart tv al digitale terrestre. Bye bye zapping, welcome binge watching, direbbero gli americani che da questo punto di vista stanno “avanti”. Non per dire che sia meglio, eh, per carità, ma, pensateci bene a quella storia di Lilli Gruber che si apre il podcast e fa venire giù tutto. Negli States qualcosa di simile è successo.
Si veda il caso di Megyn Kelly, che dal 2004 su Fox News diventa la punta di diamante della televisione americana con i talk show America Live e The Kelly File. Poi passa a Nbc nel 2017 dove assieme ad armi e bagagli trascina a sé tutto il pubblico a lei fidelizzato nei Megyn Kelly Today e Sunday Night with Megyn Kelly. Nel 2018, però, capisce una cosa importante. La gente guarda i suoi programmi non perché è Nbc o Fox News, asset ormai tradizionali della televisione americana, ma accendono la tv, anzi, ormai smart tv connesse a internet – e quindi capace di sintonizzarsi su YouTube, Spotify, o Netflix piuttosto che Prime Video ecc. ecc. – per lei, Megyn Kelly. E allora sai che c’è? Kelly lascia la tv e fonda la sua personale società di produzione, la Devil May Care Media dove inaugura il The Megyn Kelly Show, distribuito come podcast e programma video. Una sorta di Lilli Gruber statunitense, Megyn Kelly, che nel 2015 ebbe un importante confronto con Donald Trump su Fox News. Un po’ come la Gruber con Berlusconi ai tempi d’oro. Kelly, però, non è stata l’unica, perché Tucker Carlson, più noto a queste latitudini della Kelly, che dopo l’uscita da Fox News è arrivato a competere addirittura con Joe Rogan, il cui podcast è una sorta di Pulp americano.
Qui in Italia il settore dei podcast su YouTube è decisamente in forte crescita e dopo Meloni ospite da Fedez, poi, qualche giorno fa il Presidente della Repubblica è stato ospite di Geopop, altro podcast che rappresenta un po’ una sorta di Superquark in versione YouTube. Il 21° Rapporto Censis sulla comunicazione parla chiaro: la tv tradizionale ha visto calare i propri utenti dall’83,1% al 79,5% (-3,6 punti) mentre la web Tv è salita al 62% con 3,6 punti in più, mentre la mobile tv al 38,6% con 3,7 punti in più. Dunque se un podcast, oppure un canale YouTube, riescono a raggiungere numeri che, va bene, non battono del tutto la tv tradizionale, ma certamente la insidiano, cosa stanno aspettando, allora, personaggi come Lilli Gruber, piuttosto che Francesca Fagnani (giusto per fare alcuni nomi) ad aprirsi il loro personale talk show podcast?