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Se nel caso di Ventimiglia non è femminicidio perché la moglie si prostituiva, l'unica speranza rimangono i Cuckold?

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

15 gennaio 2026

Se nel caso di Ventimiglia non è femminicidio perché la moglie si prostituiva, l'unica speranza rimangono i Cuckold?
Scoprire che la moglie si prostituisce giustifica la rabbia fino a tentare d'ammazzarla? Per il Gip di Ventimiglia no al femminicidio: è solo tentato omicidio. Un caso che riapre ossessioni italiane su corna, onore, prostituzione e doppia morale

di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

Se scopri che tua moglie è una prostituta sei cornuto? E se sei cornuto e ti arrabbi e la rincorri con delle forbici per ammazzarla e lei si getta dalla finestra per scampare alla tua furia di cornuto e rischia di morire tu sei responsabile di tentato femminicidio? Secondo il Gip di Ventimiglia Massimiliano Botti - a proposito di un recente caso di cronaca - no, è solo tentato omicidio perché se lei si prostituisce la rabbia del cornuto 65 è dovuta non a una questione di possessività, di odio di genere. E’ dovuta al fatto che la moglie quarantenne non solo fa la puttana, ma addirittura lo è. “BOTTANA!”, ricordate “Divorzio all’italiana” no? Ora qui è difficile tracciare limiti certi nella giurisprudenza senza esser uomo di legge a proposito di femminicidio, ma il punto è un altro. Ne “Il mantenuto” di Ugo Tognazzi, quando il protagonista scopre che la sua amante è una prostituta fa tutto il risentito, soffre. Quando in “Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata” di Zampa con Sordi e Cardinale, quando lui scopre che la sua futura moglie in passato era una prostituta, tutto il potere che lei aveva su di lui s’inverte e cosicché lui alla fine lui riesce a sposarla. Ma pure lui aveva mentito sulla sua vera identità. Una questione antropologica. Per l’italiano medio prostituzione e tradimento sono due ossessioni che hanno radici profonde. Una nevrosi che in tutti i modi l’Italia, attraverso la poesia, la letteratura, la musica ha provato ad affrontare e superare, ma non ci è riuscita. “Cornutone che pe sta via mo te ne vai”, cantava Totò Savio degli Squallor ed è quanto di più nella nostra arte si è avvicinato a superare il tradimento. Nemmeno Andrea Sperelli ne “Il Piacere” di D’Annunzio riesce a superare l’abbandono di Elena Muti, che lo lascia per uno più ricco di lui. Perché in Italia il cornuto è uno sconfitto per l’eternità. Essere cornuti è un marchio indelebile esattamente come quello della prostituzione. E’ una questione d’onore. A cosa è dovuto tutto questo? Al fatto che a Roma c’è il Papa? Che i bordelli sono chiusi? Forse è che qui in Italia qualcosa come la rivoluzione francese non c’è davvero stata.

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Il fascismo ha certamente molecolarizzato la politica e accolto le masse sul palcoscenico della storia, ma qui in Italia il libertinaggio ha vita breve. I veri libertini sono degli eterni incompresi, fanno tutti una brutta fine. “E’ solo una questione di corna” di Truffaut in Italia si traduce in “Aiutami amore mio” con Alberto Sordi cornuto da Monica Vitti che s’innamora di un altro uomo. Un film dolorosissimo che è pura pornografia del dolore infinita. In Francia, invece con il libertinaggio, è quasi una prassi farsi mettere le corna. Come quei pugili che si fanno rompere il naso prima di un incontro importante. Sono le famose corna terapeutiche di cui canta Sergio Caputo in “Metamorfosi”. Le corna come le prostitute. Dare della put**a ad una donna è l’insulto che più pesa nei cuori delle donne italiane e dei figli di quelle donne che non sono Maria. Le prostitute poi sono parte del panorama e dell’immaginario parigino, con il loro Moulin Rouge e quant’altro, ma in Italia no, non c’è memoria dei postriboli di stato. Perché? L’Italiano soffre come una bestia ferita a morte quando viene tradito, ma perché? Tradisce senza remore, come se si trattasse di una passeggiata al parco la domenica, ma quando viene tradito e lo scopre diventa una bestia feroce, potrebbe uccidere, e spesso lo fa. Vorrebbe tradire, ma non essere tradito. Perché? Bella domanda. E poi, di che si tratta, di una malattia? Certo, bella delusione scoprire che tua moglie brasiliana si prostituisce, ma arrivare addirittura a volerla ammazzare? A questo punto non rimarrebbe che puntare tutto sui cosiddetti Cuckold, ovvero quei pervertiti che lasciano sia qualcun altro a possedere la propria moglie e nel frattempo osservano, infrangono di loro spontanea volontà il tabù della fedeltà in amore. Coloro che tentano di scindere l’atto sessuale dall’amore e come degli Ulisse curiosi si fanno legare all’albero maestro per scrutare l’abisso del tradimento carnale. Obbligano la moglie a metter loro le corna prima che sia lei a mettergliele di sua spontanea volontà. Ma anche qui è una questione di possesso, di orgoglio, di costrizione. No, la soluzione non sono i Cuckold. Forse la soluzione sarebbe riconoscere che il delitto d’onore non è stato davvero abolito se non nei confronti di donne veramente caste, e il reato di femminicidio nei confronti di una prostituta per un Gip donna non vale. Certamente ci sono ragioni giuridiche ben precise, ma l’esito di questa sentenza è pazzesco.

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