"Un esaltato che gioca a diventare famoso", questa la descrizione che mi è stata fatta di Vincenzo Schettini, il Prof de La Fisica che ci piace. E si riferisce al periodo precedente al successo social di cui oggi e da qualche anno gode. Il nostro, infatti, vanta oltre tre milioni e mezzo di follower, ma già in tempi non sospetti era visto così da chi gli orbitava, per un motivo o per l'altro, intorno. Ora abbiamo accumulato nuove informazioni, al punto da poter delineare un quadro del personaggio, fin dalle origini, ossia dal momento in cui comincia a insegnare all'IISS "Luigi dell'Erba" di Castellana Grotte, in provincia di Bari, Puglia. Stiamo per raccontarvi uno scenario agghiacciante che solleva più di una domanda. E in cui l'unico fil rouge è la bramosia di innestare e alimentare i propri canali social, sulla pelle di studenti, docenti, dell'intero istituto. Sotto l'egida della 'innovazione' e la rassicurante maschera della 'mission' di avvicinare i giovani allo studio, Schettini avrebbe costruito un vero e proprio 'sistema' fatto di costrizioni e coperto da una enorme omertà. Bisogna considerare un fatto: Vincenzo Schettini è una sorta di santo patrono dalle sue parti. Non si muove foglia che lui non voglia. Le dinamiche sociali del paesello non sono certo quelle di una grande città. Lì, se (s)parli del santo patrono, appunto, in maniera non allineata, passi per pazzo, per lo scemo del villaggio, ti tolgono il saluto per strada perché sei quello (o quella) che ha creato un problema. Questo è tra i principali motivi per cui la maggior parte delle persone che hanno voluto testimoniare, anzi tutte le persone che hanno voluto testimoniare, ci pregano di tutelarne la privacy, l'anonimato assoluto. Temono conseguenze. Schettini è potente, un'autorità, ha un esercito di follower sui social e, non da ultimo, ha guadagnato più che abbastanza per poterti trascinare in tribunale finché gli va, mentre lui non perde niente e tu ogni cosa. Eppure, non siamo qui a riportare voci. Esistono link che rimandano a una pagina Facebook, 'Faceschool', ora inattiva da febbraio 2024 ma super aggiornata tra il 2016 e il 2019. Qui il progetto costitutivo ideato e vergato dallo stesso Schettini. Pur essendo su Facebook, la pagina coinvolgeva gli studenti in attività didattiche: riassumere, tramite brevi video da pubblicare sotto ai vari post, concetti di Fisica (ma anche Letteratura Italiana e altre materie). Molti, stiamo parlando di ragazzini del biennio, quindi di 14-15 anni, ci raccontano di essersi sentiti in imbarazzo a doversi filmare 'per fare i compiti'. Allo stesso tempo, per i più 'bravi', in palio c'erano #unvotoinpiù, #duevotiinpiù, perfino #bonusgiustifica o un #otto sul registro. Sì, queste 'ricompense' erano scritte con gli hashtag, insieme all'invito a menzionare quante più persone possibile per alzare i like il video postati e 'vincere' una valutazione migliore, verrebbe da dire quasi senza sforzo. O con 'sforzi' che non riguardano di certo lo studio, ma più le PR. Perché veniva premiato quello 'migliore', il 'primo classificato', ossia come spiegato nel progetto sopra linkato, chi riusciva a ottenere un maggior numero di like. E qui trovate la slide, redatta da Schettini, che lo dimostra.
Ciò significa che il 'voto in più' per le interazioni non riguardasse 'soltanto', come già emerso da MOW e comprovato anche dalla newsletter più seguita d'Italia, le dirette YouTube pomeridiane del Prof. Ma anche 'i compiti a casa'. E che poco o nulla di questo 'metodo innovativo' avesse a che fare con lo studio e l'insegnamento, ma soltanto con la numerica, l'algoritmo. Ovviamente, dalla pagina sono 'spariti' diversi video, ma è possibile recuperare ancora svariati post che testimoniano tale prassi. Nella caption si annuncia che sarebbe stato premiato il video 'migliore', ma visto il progetto iniziale siamo liberi di domandarci che cosa si intendesse davvero per 'migliore'. Oltre al fatto che stiamo parlando di quattordicenni e quindicenni, quindi di minori, che si espongono in filmati su una pagina Facebook accessibile a chiunque. E non perché 'volessero' farlo, ma perché dovevano, così era richiesto. Molti raccontano che la possibilità di non partecipare a questo tipo di attività ci fosse, come anche a quella di non seguire e commentare le live YouTube del Prof Schettini. Con un'unica piccola, infinitesimale conseguenza: medie dell'8 si ritrovavano facilmente a diventare del 6, in caso di scarsa 'collaborazione' social. Quanta libertà c'era, quindi, veramente?
Per ovvie ragioni, non possiamo caricare qui i video realizzati dai ragazzi. Ma la logica del 'voto in più', almeno uno se non due, appare cristallina prassi per come Schettini concepisce la 'didattica'. Sempre che così si possa chiamare. La sua 'visione' prende mano a mano più spazio all'interno della scuola, tanto che anche docenti di altre materie, tramite la stessa pagina, ossia sempre Faceschool, assegnano agli alunni del biennio video da postare per riassumere romanzi di Italo Calvino, nozioni di geografia e storia, mostrare i loro progressi con l'inglese. La maggior parte delle volte, è il post stesso a 'consigliare' di realizzare il contenuto tramite "l'app #Clip di #Apple". E se uno studente avesse avuto un sistema Android? Beh, questo non era possibile né contemplato. Perché l'IISS "Luigi dell'Erba" aveva introdotto, con l'avvento in cattedra di Schettini, le 'classi digitali'. Ossia ogni studente, docenti compresi, dovevano avere un iPad, conditio sine qua non per accedere alla 'scuola del futuro'. Non un qualsiasi tablet, ma proprio un iPad. Il cui costo non sarebbe stato a spese della scuola, ma delle famiglie degli iscritti. Certo, non era obbligatorio mandare i figli a studiare lì, allo stesso tempo, quell'istituto, sottolineiamo pubblico e non privato, si faceva gran nomea di essere il migliore perché innovativo, all'avanguardia. Grazie soprattutto alle 'classi digitali' introdotte dal visionario e illuminato Prof Vincenzo Schettini. Che prima di fare il docente, ma siamo certi che sia un caso, lavorava come 'formatore associato' presso un rivenditore Apple, il 'C&C' di Bari. Questa informazione la lasciamo qui, senza lanciarci in piuttosto ovvi collegamenti possibili.
Comunque, nel giro di un paio d'anni, per i due indirizzi di studio che la scuola fornisce, le 'classi digitali' diventano la maggioranza: per 'Informatica' sono cinque su sei totali, per 'Fisica' tre su quattro totali. Sembra di sentire profumo di 'scuola del futuro', no? Chi può permettersi l'iPad (e la pencil, i software, i libri digitali tutto sempre a carico delle famiglie), ha accesso a un'istruzione sulla carta 'migliore' e 'innovativa' perché così favoleggiata. Gli altri, invece no. C'è una evidente differenziazione che non dipende, e lo ribadiamo in una scuola statale, dai meriti di ogni singolo studente, bensì dal portafogli di partenza dei genitori. Se vuoi 'il meglio' per la tua prole, esci la grana.
Le rare volte in cui 'Faceschool' non richiedeva agli studenti di realizzare video, domandava loro di commentare il post dando la risposta corretta, per esempio, a un quesito di Fisica. Ora non possiamo che chiederci cosa (diamine, ndr) sia un "bonus #giustifica". Ma anche questo c'era in palio per il 'migliore'. Stiamo parlando della possibilità di saltare la scuola per un commento, magari googlato, dato su Facebook? Di una sorta di immunità nel caso in cui ci si ritrovasse chiamati a un'interrogazione impreparati? Non è chiaro. E infatti troviamo che sarebbe da spiegare per bene.
L'idea di 'Faceschool' è stata partorita da Vincenzo Schettini, come vi abbiamo dimostrato già all'inizio. Con grande sorpresa da parte di, immaginiamo, nessuno al mondo, nel giro di un paio d'anni di attività che 'coinvolge' anche altri istituti, tra Pomigliano e perfino Torino, la pagina Facebook smette improvvisamente di rivolgersi agli studenti e propone, voilà, solo ed esclusivamente video dal canale YouTube del Prof Schettini. L'impressione qui è che si sia preparato il terreno dell'engagement per poi usare 'Faceschool' come strumento per spingere i propri contenuti.
Forse, il modo migliore per rendervene conto è mostrarvi il momento del cambio di passo della pagina, verso ottobre 2018. Ossia quando 'Faceschool', da tool 'didattico' che invita gli studenti a fare compiti mettendo in palio voti e giustifiche, diventa un canale diremmo privato di Schettini: c'è soltanto lui, la sua face, niente più 'school'. L'istituto non viene nemmeno più menzionato. Posta anteprime dal suo canale YouTube in cui, inizialmente, propone anche corsi di inglese e matematica - che poi verranno soppiantati dalla Fisica. Immaginiamo che, presto, la pagina verrà cancellata, quindi ecco qui di seguito una registrazione schermo del curioso 'passaggio di consegne'.
In tutto questo tempo, prima della personalizzazione della pagina 'Faceschool' da parte del nostro Schettini, possibile che nessuno si fosse mai accorto di queste singolari attività e avesse, casomai, da eccepire? Quello che possiamo dimostrarvi è che la stessa preside dell'IISS "Luigi dell'Erba" di Castellana Grotte, Teresa Turi, fosse entusiasta del progetto. Qui un suo commento di encomio sotto a un post della pagina.
Poi c'era la settimana-premio al CERN di Ginevra. Anche questa resa possibile grazie ad agganci di Schettini. Una volta l'anno, due (o tre) studenti valutati più meritevoli, avevano la possibilità di trascorrere sette giorni nel prestigioso istituto sul confine tra Svizzera e Francia, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle. Tra viaggio, hotel extra-lusso e spese varie, ci sussurrano che l'attività venisse a costare tra i 10mila e i 15mila euro. Soldi spesi da chi? Di certo non dal docente, ma a quanto pare nessuno sarebbe mai riuscito a capire da dove provenisse il finanziamento. Forse dalla stessa scuola? In tal caso, sarebbe ovviamente molto grave. Con 10-15mila euro, in una scuola pubblica, si possono fare moltissime cose. L'idea, però, è che questo viaggio fosse importante sempre per il solito discorso: pura pubblicità. Se mandi tuo figlio a studiare qui, magari gli può capitare di andare perfino al CERN. Se se lo merita, se è bravo. E, ovvio, se se lo merita e se è bravo è una sola persona a stabilirlo, per quanto sulla carta la decisione fosse presa dall'intero collegio docenti. C'è bisogno di farne il nome? Infatti, no. Comunque, per concedervi indizio: in testa porta un ciuffo.
Intanto Schettini, colui che tutto può, poteva tutto. E quindi lo faceva. Dopo aver introdotto le 'classi digitali' e quindi l'obbligo dell'iPad per chiunque, studenti e professori (questi ultimi non ne erano felicissimi, visto lo stipendio medio di un insegnante perché sì, se lo dovevano pagate di tasca loro), cominciano presto le 'lezioni in compresenza'. In cui, ci riferiscono, era prassi che accadesse una cosa suggestiva: se riguardavano materie scientifiche, in aula, con buona pace del docente di turno, venivano trasmessi a nastro video dal canale YouTube de 'La Fisica che ci Piace'. Questo andrebbe moltiplicato per ogni giorno, ogni ora, a un certo punto su un totale di otto classi differenti. Un buon modo per insegnare, forse. Di certo, anche per alzare le view dei propri contenuti online. Il conflitto d'interessi, qui, è evidente. Non serve scomodare Einstein. E non ci stupiamo, arrivati a questo punto, quando leggiamo diversi ex studenti scriverci che ricordano 'Faceschool': ai tempi, dovevano, insieme a tutti gli altri alunni, condividere i video di Schettini sui loro canali social personali. Proprio da quella pagina. Ovviamente, incensandoli. In palio, sempre, 'un voto in più'. "Comunque considera che molti di noi non avevano Facebook e l'abbiamo dovuto installare solo per condividere i suoi post", ci sottolineano.
E a questo punto, cancellando per ovvie ragioni il nome dell'alunno o dell'alunna, vi mostriamo una accoratissima e certamente spontanea condivisione di un video dal canale YouTube di Schettini. Con tanto di sviolinata iperbolica: cosa non ci si inventa per compiacere il prof de 'La Fisica che ci piace'? Ma, del resto, c'era davvero altra scelta? Ricordando che stiamo parlando di ragazzini di 14-15 anni, azzarderemmo una risposta: forse, no. Pure perché chi si asteneva da tale prassi, correva il rischio, ci testimoniano, di vedere la propria media voti strapiombare (dall'8 al 6, per esempio).
Scriveranno che siamo invidiosi o che riportiamo 'voci' di invidiosi. Non importa. Qui ci sono link, prove, screen che attesterebbero l'appoggio della stessa preside a un 'metodo' che sembra aver poco se non nulla a che fare con la didattica, ma molto di più con un uso squisitamente personale dei social di studenti, docenti di un'intera scuola. Per diversi anni. Quello che ci interessa, adesso, è sollevare la questione, capire se sia andata così, se tali siano le origini del fenomeno Vincenzo Schettini, il favolistico professore che tutti vorrebbero avere. Tranne i suoi ex studenti, a quanto pare. A parte i firmatari del post pubblicato dal nostro qualche giorno fa che gli esprimono grande solidarietà. Sì, ma fateci caso: oltre a essere tutti quanti '(ex) rappresentanti di istituto' - e quindi cosa dovrebbero mai fare se non schierarsi con lo stesso istituto appunto - in quelle slide di risposta alle dichiarazioni di un ex alliev* pubblicate da MOW, non c'è scritto da nessuna parte che i metodi di Schettini non fossero quelli ivi dettagliati. Eppure, sarebbero molto gravi, se veri. Sarebbe stata - ed era - la prima cosa da smentire a gran voce, categoricamente. Non è successo. È successo, invece, che dal canale YouTube 'La Fisica che ci Piace' siano spariti, nel giro di una mezza mattina, ben 104 video, cancellati per sempre. Come mai? Con le informazioni che abbiamo accumulato e che, doverosamente, riportiamo fin qui, ogni cosa sembra far parte di un lungo delirio egomaniaco. Studiato, però, fin dall'inizio, nei minimi dettagli algoritmici. Potrà mai essere questa la 'scuola del futuro'? Anzi, in qualche maniera lo è già stata nel recente passato? Così, a colpo d'occhio, non siamo certi di volerla con milioni di cuoricini... Ma noi, oggi, possiamo scegliere.