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"Enzo, perché sei morto?". Avincola racconta (e canta) Carella: esce oggi “Dolce tu per tu”, viaggio in un’Italia che non c’è più alla ricerca di un talento finissimo

  • di Emiliano Raffo Emiliano Raffo

13 settembre 2025

"Enzo, perché sei morto?". Avincola racconta (e canta) Carella: esce oggi “Dolce tu per tu”, viaggio in un’Italia che non c’è più alla ricerca di un talento finissimo
Un libro fitto di testimonianze (Samuele Bersani, Dente, Colapesce) in cui Avincola tenta di rispondere alla domanda di Maccio Capatonda: “Enzo, perché sei morto?”. L’artista e l’uomo Carella in un volume che racconta anche un’altra Italia, in cui l’arte non veniva costantemente misurata

di Emiliano Raffo Emiliano Raffo

A costo di suonare ecumenico, credo sia bello, in quest’epoca social-mente ego-centrata, che un artista, scrivendo e cantando, si occupi anche di altri. Un altro, in questo caso. Enzo Carella. Bella questa affinità artistica che ha portato Simone Avincola, nel 2025, proprio oggi, 13 settembre, a uscire con “Dolce tu per tu”, libro biografico su Enzo Carella, e con un disco intitolato – asciutto, dritto – “Avincola canta Carella”. Così, come un Lenny Kaye alla ricerca di nuggets pischedeliche, il cantautore romano si è imbarcato in un lungo percorso alla ricerca di quella che potremmo definire una meravigliosa illusione artistica. Perché Enzo Carella, geniale ma sfuggente, spiritosissimo ma di rado abile stratega, emerge anche come una splendida illusione. Enzo Carella è anche ciò che Enzo Carella avrebbe potuto (e forse voluto) essere. Avincola, curioso e documentato, prova a raccontarci l’uomo e il cantante, rispondendo idealmente alla domanda di Maccio Capatonda: Enzo, perché sei morto? Per rispondere al quesito racconta “una storia mai raccontata prima, attraversata da luci e ombre, spiagge e camicie hawaiane, lambrette, palloni da calcio, borsoni che volano dal quinto piano e boccette di atropina”. Apri il libro e quel mondo, a poco a poco, ti si dischiude davanti. Ci sono le porte intime, aperte a turno dagli amici, in primis dalla sorella Susanna. E poi le porte che conducono alla strada del palco. Ma chi ha conosciuto davvero Enzo Carella? Perché conoscere bene uno che cantava canzoni scritte da Pasquale Panella non è mica impresa semplice. Uno che nel 1979 arriva secondo a Sanremo con “Barbara”, ascolta il funk, Frank Zappa, Chick Corea e poi? Poi tutti si accorgono che Carella è uno bravo, che non c’entra nulla con i one-hit wonders che ballano una sola estate. Eppure, a fronte di tanti passaggi ben congegnati e intuizioni purissime, a volte, nella sua parabola, è mancato il tiro in porta decisivo.

Il cantautore Simone Avincola
Il cantautore Simone Avincola

“Pensa a come si presentò a Sanremo. Con quel suo modo di saltellare…”, osserva Francesco Micocci, figlio dell’indimenticato Vincenzo Micocci, discografico anche citato da Alberto Fortis in “Vincenzo e Milano”: “Vincenzo io ti ammazzerò”, faceva il pezzo. Siamo nel pieno di anni importanti, esuberanti. Gino Castaldo, storica firma di “Repubblica”: “Ho sempre pensato che una delle ragioni per cui alcuni artisti come Enzo Carella abbiano avuto poca fortuna, sia molto semplice. Immaginiamo che all'epoca c'erano al loro massimo livello: De André, Battiato, Dalla, De Gregori, Venditti, Pino Daniele, Gaber, Vasco Rossi, Battisti, Rino Gaetano... C'era una tale ricchezza di proposta che è facile immaginare che qualcuno rischiasse di essere sottovalutato”. Così è andata, probabilmente, ma… Ma oggi siamo qui a scrivere, parlare e cantare di Enzo Carella. Tra le voci del ricordo anche quella di Samuele Bersani: “A me piacevano molto le sue costruzioni melodiche. Musicalmente sfuggiva a ogni definizione, non scriveva i classici brani in quattro quarti, le sue canzoni erano armonicamente libere e si aprivano a misure dispari, ad esempio mi viene in mente “Amara”. Però era anche uno, Enzo Carella, che non capiva che un’auto, per marciare, ha bisogno della benzina, altrimenti si resta a piedi, come racconta un amico che più di una volta lo è andato a recuperare. Incidenti simpatici, volendo, ma stranamente metaforici. Tuttavia incapaci di allontanare Carella da quel luogo creativo dove le cose, anche oggi, avvengono. Perché oggi Carella è ricordato. E “Dolce tu per tu” non è solo un libro di famiglia, è un libro che appartiene a chiunque scriva canzoni in Italia.

La copertina del libro di Simone Avincola su Enzo Carella
La copertina del libro di Simone Avincola su Enzo Carella

Gli stava stretta, “Barbara”. Ce lo confida Colapesce, anche per vocalità vicino a Carella. I due avrebbero dovuto fare qualcosa assieme, ma tutto sfumò. Nell’arte accade, purtroppo, che un incontro, una sintonia, possano rimanere solo ipotesi che galleggiano a mezz’aria. Maccio Capatonda quasi lo inseguì, Carella. Divenne il suo stalker. Poi un giorno: “Ciao, io sono il nipote di Enzo Carella. Purtroppo mio zio non sta molto bene, è stato ricoverato in ospedale da qualche settimana. Sono un tuo fan e mi faceva piacere informarti. Posso sapere perché volevi contattare mio zio?”. Enzo Carella muore a soli 65 anni il 21 febbraio 2017 lasciando alle spalle diverse domande a cui Avincola, attraverso questo libro-viaggio, tenta di rispondere. Che poi non è solo un dover rispondere. È più il tentativo di fare luce dove anno dopo anno si sono addensate le ombre. Inutile rivelare qui, ora, solo ciò che la lettura può piacevolmente rivelare. Giusto però affermare che, per quanto apparentemente insensata, la domanda di Capatonda ha invece un senso profondo. Perché sei morto, Enzo? Perché non ci hai detto qualcos’altro di te? Perché non hai creato di più? Dove ti sei perso? Oggi rimangono le canzoni. Alcune le canta, splendidamente, Simone Avincola. “Credo non ci fosse mercato nella sua vita, solo l'arte”, dice Fulminacci. Che Enzo Carella sia forse morto “precauzionalmente”? Cosa avrebbe combinato, oggi, nel mondo in cui tutto viene costantemente misurato? I numeri, lo streaming, cifre che parlano di milioni e miliardi sparate chissà dove per lanciare una canzone che dura due minuti e quaranta secondi e tende a evaporare al primo contatto con l’aria. Non sarebbe stato il mondo di Enzo Carella, questo. La musica italiana, però, per essere oggi un po’ meno schiava della performance avrebbe avuto bisogno di più Enzo Carella.

Ricordiamo che Avincola oggi, venerdì 13 settembre, sarà live al Largo Venue di Roma. Sempre a Roma, il 28 settembre, sarà ospite della Fiera del vinile per un firmacopie (con presentazione) del libro. Il 2 ottobre tornerà live, stavolta a Milano (Apollo), mentre il 4 ottobre proseguirà le presentazioni con firmacopie al Passioni Festival di Arezzo. Se desiderate una copia autografata del libro, potete scrivere a: [email protected].

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