Un ragazzino, uno sperduto borgo della Sicilia, una creatura mostruosa chiusa in un bagno. Queste alcune delle immagini che sanno riassumerci Il custode, l’ultimo romanzo di Niccolò Ammaniti. È ancora tra i libri più venduti – uscito nelle librerie a inizio marzo, per Einaudi. Stile libero. Non soltanto per il nome di chi l’ha scritto, Ammaniti, Premio Strega nel 2007 con Come Dio comanda, autore di Branchie e del bestseller Io non ho paura, ma anche perché nei capitoli de Il custode c'è racchiusa un'idea incredibile. I protagonisti sono i Vasciaveo, una famiglia siciliana composta da madre, figlio e zia. Agata, l'azienda di marmi, Nilo, zia Rosi e un mostro nascosto da anni in una stanza. “Essere custodi della cosa nel bagno equivale a esserne prigionieri”, leggiamo tra le prime parole del romanzo, ancora prima di cominciarlo. E proprio perché è difficilissimo parlarne, dare sfogo alle naturali impressioni su questa storia senza svelarne, subito, l’essenza, diremo solo a che corrisponde quella cosa lì, ma senza chiamarla, e lo faremo in tre capitoletti che è poi la nostra recensione: 1) Il custode è un libro sulle tradizioni; 2) Il custode è un libro sulle scoperte; 3) Il custode è un libro sull’arte.
1) Il custode è un libro sulle tradizioni
Il custode è un libro di tradizioni. A partire dal primo capitolo. Dalla pizza del venerdì presa da Cicciu ‘u furnaru, fino a quell’entità ereditata da tempo, mantenuta con cura dalla famiglia. Una figura a cui non daremo un nome, ma che chiameremo, almeno, “mito”, perché è ciò che rappresenta: una “cosa” che vive insieme a loro da “millecinquecento anni”. Un'entità che esiste nei ricordi di chiunque, anche nei nostri e che qui si reinterpreta, si diffonde. Il mito, nel libro, è un’epidemia. Se la creatura è se stessa e sta lì chiusa, ce n’è un’altra che le somiglia e che vive tra la gente. Entrambe, nel romanzo, sono donne e vittime. Non mancano anche alcuni personaggi maschili con il becero sguardo del possesso. “Poseidoni”.
2) Il custode è un libro sulle scoperte
Il custode è come la casa dei Vasciaveo, un romanzo claustrofobico, stretto, che vuoi finire al più presto per capire dove, la favola nera, di fatto, si compierà. O inizierà. Nonostante la famiglia conviva quotidianamente con un mostro, è là fuori, secondo loro, secondo le donne, la dimensione più mostruosa che c’è. E quindi meglio essere invisibili. Il protagonista, Nilo, ha tredici anni. Non ha amici, pare quasi analogico, è come se fosse fuori dal mondo. O meglio, fosse rimasto bloccato nel suo di mondo. Eppure, vorrebbe conoscere tutto. “Non eccelli nel meglio e non ti distingui nel peggio. Perfetto abitante di questo limbo anonimo. Sei un libro aperto e senza segreti”, gli dice la professoressa Canfora (da N. Ammaniti, Il custode, Einaudi, p. 25). Anche se di misteri lui ne ha eccome e il suo compito è esattamente quello di nasconderli, o meglio, nasconderla. La creatura misteriosa. Nilo fa poche e semplici cose nella sua vita. Canta, va in gita, passa il tempo con sua madre, sua zia e altri personaggi. E poi appare, già nella prima parte del romanzo, la scoperta del desiderio. La dimensione disturbante. Un giorno Nilo incontrerà Arianna, una donna di poco più di trent’anni che lavora su OnlyFans e sua figlia Saskia. E tutto, d’improvviso, si modificherà. Compreso l'ambiente, il mondo attorno a lui.
3) Il custode è un libro sull’arte
Il romanzo di Ammaniti è poi, senza dubbio, un libro sulla bellezza ritrovata, sull'arte dimenticata. Nilo va in gita e osserva stupito il Satiro danzante. Si ferma, guarda, compara. Compra un libro sulla scultura classica, e poi sogna di diventare come Fidia,“il più grande scultore del mondo, studiato nei libri di scuola, ammirato, ricco e sempre sposato con Arianna.” (da N. Ammaniti, Il custode, Einaudi, p. 63). Se il concetto di 'storia' nei discorsi diretti e indiretti de Il custode siamo capaci di riconoscerla, finalmente, come materia accesa del contemporaneo, come un processo entusiasmante con protagonista l’uomo moderno e attorno i fatti remoti da analizzare di continuo, le sculture che guarda Nilo ci fanno capire che lo stupore per l'arte ha abbandonato il nostro sguardo bloccato tra gli schermi. Perché è lui il ragazzino appassionato che guarda “i figli” del marmo e del bronzo. Nilo “padrone del nulla” che scruta l'arte e custodisce la storia, quella figura che, a fine lettura, sembra quasi volerci consegnare. Come a dire che siamo noi ora custodi del mito.