Da una parte della scrivania c’era Miranda Priestly (Meryl Streep): direttrice di una delle più conosciute riviste di moda di sempre. Dall’altra una ragazza che si chiamava Andrea Sachs (Anne Hathaway). Sul tavolo, tra i bozzetti e ritagli di giornale, la storia della moda, i vestiti firmati, le paranoie di chi ha vent’anni e la frenesia di costruirsi un futuro al più presto. Il Diavolo Veste Prada era la novella di una neolaureata giovane e precaria in un sistema non troppo giovane ma presumibilmente precario condito da bottoni, battute cattive, titaniche fatiche e tentativi di accesso alla bellezza sublimata. Ecco, volevo chiedere di questo alla vita, ma senza le battute. Scrivere d’arte e di moda, vedere da vicino i capi ancora prima che diventassero tendenze, riempire gli spazi bianchi di un documento qualunque di commenti sulle allucinanti idee di nuovi direttori creativi che cambiano, come seguono i giorni. Esplorare fuori, tra le sfilate e gli ambienti affollati, l’idea creativa. L’ispirazione che Karl Lagerfeld, in un'intervista degli Archivi WWD, diceva di cercare in ogni cosa. Leggere e informarsi per ispirarsi. Ma oggi, abbiamo ancora voglia di farlo? Visto il sequel, verrebbe da rispondere di no.
Il vero protagonista de Il Diavolo Veste Prada 2 uscito in sala in questi giorni, anche se il mondo sembra averlo già visto da tempo, non è Miranda o Andy, ma il “giornalismo”, anzi, piuttosto la sua discesa per una strada che non vogliamo conoscere. Persino Miranda non è più così cattiva e forse non può neanche esserlo visto che sopra di lei c’è un editore, e sotto, gli sponsor che fanno galleggiare una barca che altrimenti rischierebbe di affondare. È umana esattamente come tutti. E come tutti deve fare i conti con i soldi (e i click). C'è però una grande assenza nell'analisi proposta dal film. All'appello mancano i content creator o influencer. Ed è curioso, specie considerando quanto proprio loro stiano portando avanti la promozione del film che è già un trend al giorno due. Perché sono stati esclusi in una lente così 'presente'? Come mai scegliere di non parlare proprio della convivenza tra giornali e divulgazione online? Comunque sia Il Diavolo Veste Prada 2 riesce in modo intelligente e complesso a costruire un film con al centro un tema grande e pesante che speriamo non si dissolva velocemente nei pensieri di chi lo vedrà o lo ha già visto, ma diventi spunto di riflessione sul senso della parola e dell’informazione, perché se è vero che anche i canali per aggiornarsi stanno diventando altri, come sta diventando altro ciò che conoscevamo, la verità è che non vogliamo essere complessi e le cose attorno a noi, con attenzione, non riusciamo a vederle. Quando invece dovremmo vedere tutto. Per farci un'idea, anche creativa.