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9 novembre 2024

Abbiamo letto “La strada oltre il muro” di Shirley Jackson (Adelphi) e scoperto perché la famiglia tradizionale non esiste, ma l'ipocrisia sì...

  • di Benedetta Minoliti Benedetta Minoliti

9 novembre 2024

Perbenismo, cattiveria, segreti. È di tutto questo (e non solo) che parla “La strada oltre il muro”, romanzo d’esordio di Shirley Jackson del 1948 pubblicato da poco in Italia da Adelphi. Un romanzo in cui nessuno si salva e che, a distanza di anni, riesce a raccontare benissimo anche il nostro presente, fatto di felicità di facciata, influencer con famiglie tutt’altro che perfette e politici che ci parlano ancora della “famiglia tradizionale” che oggi sembra essere tutto, tranne che un esempio da imitare…
Abbiamo letto “La strada oltre il muro” di Shirley Jackson (Adelphi) e scoperto perché la famiglia tradizionale non esiste, ma l'ipocrisia sì...

La famiglia “della Mulino Bianco” non esiste, come non esiste la famiglia tradizionale. Ci abbiamo creduto per anni e abbiamo costruito la nostra società e la nostra storia su un terreno che si è pian piano sgretolato sotto i nostri occhi, per lasciarci guardare macerie fatte di pregiudizi, tradimenti e bugie. Abbiamo tutti voluto credere alla famiglia perfetta, quella che non sbaglia mai, dove tutti sono felici. E avremo magari vissuto sulla nostra pelle l’esperienza contraria: quella di vedere una famiglia, magari proprio la nostra, distruggersi. Soprattutto, abbiamo visto le famiglie social, quelle degli influencer ma anche dei politici, venire meno a tutto ciò che rispecchia il concetto di “tradizionale”. Abbiamo visto il male dietro al perbenismo, alla gioia per mascherare i dolori, i litigi, tutto ciò che non funziona. Ed è quello che è riuscita a fare anche Shirley Jackson nel suo romanzo d’esordio, “La strada oltre il muro”, pubblicato in Italia da Adelphi. Un romanzo pubblicato per la prima volta nel 1948 e che, ancora oggi, risulta attuale. 

La strada oltre il muro Shirley Jackson Adelphi
La copertina de "La strada oltre il muro" di Shirley Jackson
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Il motivo? Jackson nella sua opera prima racconta le storie delle famiglie di Pepper Street, dove è tutto “di facciata” e le cattiverie sono all’ordine del giorno. Nessuna delle (numerosissime) famiglie si salva. Tutti hanno un segreto da nascondere, sono cattivi, invidiosi e commettono azioni terribili. “La strada oltre il muro”, però, non è di certo un romanzo poco impegnativo. I nomi da ricordare sono tantissimi e le storie si intrecciano finché non diventa sempre più complesso riuscire a non confondere i vari racconti. Ma è anche qui che si trova il grande potere di Shirley Jackson, che non è mai stata un’autrice della “penna semplice”. Basta pensare a “Abbiamo sempre vissuto nel castello”, pubblicato nel 1962 (e per la prima volta in Italia nel 1990), per rendersi conto che l’autrice usi le parole per nascondere, creare tensione, spesso mettere anche il lettore in difficoltà, per poi dissipare ogni dubbio e far apparire tutto più chiaro man mano che ci si avvicina alla fine.  “La strada oltre il muro” è un romanzo che, a distanza di anni, parla ancora di noi, del perbenismo dilagante, del ruolo della famiglia che spesso crea difficoltà, più che risolvere. Soprattutto, scardina ancora una volta l’idea della perfezione, del nucleo familiare dove tutti vivono d’amore e d’accordo e dove i problemi non esistono. Quest’idea distopica lasciamo ai social, agli influencer e a quei politici che vogliono (ancora oggi) farci credere che una famiglia perfetta (e tradizionale) possa ancora esistere, quando invece non è così. 

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