Avere Alessandro Borghese, Aurelio De Laurentiis e Cristiano Malgioglio e, anziché sfruttarli in una striscia o in uno show comico, bruciarli per metterli al servizio di un format usurato da rinverdire: avere Max Giusti in uno dei momenti più ispirati della sua carriera per mettergli in mano Scherzi a parte. Come se qualcuno ne avesse sentito il bisogno.
Il comico e conduttore romano è stato attirato a Mediaset da Pier Silvio Berlusconi attraverso la suadente sirena di un contratto in esclusiva (e sicuramente, relativi zeri); annunciato ufficialmente a giugno con la promessa di “nuovi progetti che spazieranno dall'intrattenimento alla comicità”, è poi comparso in video solo a dicembre. I “nuovi progetti” finora consistono nel game show del preserale Caduta Libera e nella riproposizione di Scherzi a parte.
Presentato come un varietà, in realtà è il solito Scherzi a parte con l'innesto di alcune parti comiche affidate a Max Giusti. Che sono esattamente i momenti in cui il programma trova i suoi picchi comici: i personaggi di Giusti, rodati al GialappaShow e al tavolo di Che Tempo Che Fa, sono ifatti i grandi protagonisti e, allo stesso tempo, la grande perdita del suo passaggio a Canale 5.
Partita in sordina con un innocuo scherzo a Gabriel Garko, la prima puntata di Scherzi a parte è andata in crescendo, con gli scherzi ben più riusciti di Paolo Conticini e Lorella Cuccarini che, ospite in studio, ha spesso assunto anche il ruolo di spalla del conduttore. Nell'economia generale della puntata, è mancata però una scrittura che giustificasse l'ingresso dei personaggi di Giusti, i quali sono apparsi in video dal nulla.
Lo Scherzi a parte del passato abbassava il personaggio famoso, di cui il pubblico non conosceva altro aspetto umano oltre quello che vedeva in scena. Oggi invece tutti hanno un'immagine social, una narrazione parallela dietro le quinte che, allo stesso modo di quella davanti alle telecamere, è un altro storytelling: un tiro mancino di Scherzi a parte dunque, può svelare l'intera architettura. E può farlo con una valenza doppia, ma a patto di avere un nome sufficientemente interessante di cui, appunto, ci incuriosisca la reazione: o, in alternativa, scherzi che alzino il livello.
Invece questa versione riaggiornata di Scherzi a parte è stata a volte colpevole di “scherzus interruptus”, col montaggio finale che in alcuni scherzi come quello a Gabriel Garko, sembra fermarsi proprio sul più bello: quando lo scherzo dovrebbe decollare, viene svelata la regia del programma. Ma è tutta un grande “interruptus”, questa riesumazione della trasmissione dalla ceneri del 2022: a partire dal padrone di casa, che per quanto bene si destreggi tra uno scherzo e l'altro, poteva essere invece il protagonista intorno a cui cucire addosso un prodotto tutto suo. Una seconda serata, una striscia, un programma sul modello di Fratelli di Crozza: reclutare Max Giusti in uno dei suoi momenti professionali di massima creatività, per relegarlo ad un format da resuscitare, è un peccato. Anzi: un'occasione sprecata.
Occasione di cui comunque a Mediaset importerà ben poco, visti i risultati di questo esordio: ben il 26% di share per un totale di 3milioni 588mila telespettatori. Numeri che Canale 5 vede con Maria De Filippi, ben al di sopra della media di rete. Di certo non li vedeva con Scherzi a parte nel 2022: l'ultima edizione condotta da Enrico Papi infatti, era partita al 17,14% e 2milioni 48mila telespettatori, per concludersi addirittura all'11,4% con 1milione 820mila telespettatori. Perciò si, nonostante questo impiego di Giusti sia un'ccasione persa, la riproposizione del programma ha funzionato.
Certo, rimane sempre il solito, annoso problema: la tv non sperimenta, i programmi sono gli stessi da anni; al massimo col look rifatto a nuovo. Sembra incredibile di trovarsi davanti allo schermo a guardare, ancora, le stesse trasmissioni della propria infanzia: niente cambia, né ha intenzione di farlo a dispetto della società e della contemporaneità che corrono. Una tv reazionaria: persino quando la tv in questione è commerciale.