Sabato sera ho guardato The Voice Kids un po’ per sbaglio e un po’ per fortuna. I talent musicali hanno obiettivamente stancato e, reduce da X Factor, seguito più per abitudine che per reale convinzione, mi sono fermata solo per curiosità verso Clementino.
Di lui avevo visto qualche clip sui social e avevo pensato: sta facendo troppo il simpatico. Ma non si può dare un giudizio su tre video d’intrattenimento e quindi, facendo zapping (sì, si fa ancora), mi sono detta: perché no?
Non voglio fare un parallelismo con X Factor. Sono due programmi vicinissimi per formato ma lontanissimi per spirito. La spontaneità dei bambini (anche quando magari è un po’ suggerita) non si può mettere alla prova competitiva degli adulti. Sentire da dei bambini frasi come: “Io voglio un piccione in casa”, “Max Pezzali è meglio di Albert Einstein, anche se è interista”, oppure “la musica è un abbraccio”, ha la capacità di riportarti indietro nel tempo, a quando si era piccoli e si facevano accostamenti folli, si esprimevano desideri non decifrabili e il senso di quello che volevi dire usciva spontaneo senza giri di parole.
Naturalmente qui non si gioca sulla cattiveria verso il concorrente, come in altri format, né si cerca lo scontro tra giudici. Si prova piuttosto a mettere a proprio agio chi sale sul palco, a trasformare quel momento in qualcosa di indimenticabile per la propria vita.
I bambini sono bravi. Citano Carlo Verdone, salutano i parenti prima di salire sul palco sussurrando “gli occhi della tigre”, sono emozionati ma coraggiosi. E tutto questo mi dà speranza per il futuro.
Il programma in sé funziona: è un buon intrattenimento per chi il sabato sera preferisce il pigiama a un giro per locali. Alcuni sketch sono confusi e un po’ troppo lunghi ma, d’altronde, sono cantanti, non comici. Molto bello invece il momento dei duetti: vedere i bambini cantare con i loro idoli è un regalo enorme per loro e anche un piccolo privilegio per chi guarda.
Non so se sia colpa della fase premestruale o di una stanchezza generale verso il cinismo costante, ma ho sorriso spesso. Ero prevenuta (anche perché, in generale, non mi piace vedere bambini in televisione) e invece sentire bambini così piccoli cantare Frank Sinatra o Michael Jackson mi ha fatto venire gli occhi lucidi.
Forse perché, per un attimo, la musica è tornata davvero a essere quello che dicono loro: un abbraccio.