Il critico più temuto della tv ospite proprio in televisione, è un evento davvero rarissimo: in 36 anni di carriera al Corriere della Sera infatti, le apparizioni televisive di Aldo Grasso sono state centellinate. Per presentare il suo ultimo libro però, Cara televisione. Una storia d'amore e altri sentimenti, il giornalista si è concesso un'intervista nel salotto di Che Tempo Che Fa dove, in tutta sobrietà, ha stilettato la tv di oggi e rivelato il suo metodo infallibile quando proprio la recensione non vuole venire giù. Sempre ricordando che, invece, "una stroncatura è un atto d'amore".
Quando venne assunto al Corriere, il direttore Ugo Stille gli raccomandò di non andare mai in tv: per essere imparziale infatti, è necessario non essere coinvolto nell'oggetto da osservare. Ma stroncare un programma, sostiene Grasso, significa dedicargli tempo, attenzione, e anche una riflessione: una stroncatura è perciò, in fin dei conti, un atto d'amore. Molto peggio quando invece non si sa come proseguire: quando il pezzo non ne vuole sapere di andare avanti o, ancora, non si sa bene dove guardare nell'horror vacui della tv.
È a questo punto che Aldo Grasso rivela il suo metodo, con sottotesto al veleno per chi lo coglie: ha a che fare con film western e libri, la "bibliomanzia". Il critico ha raccontato il suo personalissimo segreto per consegnare il pezzo, partendo proprio dall'esempio dei film western. In queste storie di genere, vi sono alcuni elementi fissi: il primo è che i pellerossa non attaccano mai di notte, il secondo che, a un certo punto, qualcuno cerca la nuova Gerusalemme. E qui, per capire dove si trova, uscirà sempre fuori un predicatore che prenderà una Bibbia e, dal nulla, indicherà col dito la direzione giusta. Ecco, la Gerusalemme di Aldo Grasso sono i libri.
Davanti a uno stupito Fazio infatti, Grasso ha svelato che quando la scrittura langue, pesca uno dei libri che ha davanti, lo apre e ricorre a una frase o un aggettivo che trova sulla pagina; lo trascive e da quel momento, vada come vada. Ma intanto l'articolo è consegnato, e dato che più tardi dirà che la stroncatura è un atto d'amore, chi fa tv ha più da sperare in questa che nel ricorso alla "bibliomanzia".
Ma non è l'unica stilettata alla tv. Quella più esplicita riguarda la tv in generale, ma la Rai in particolare: "Il servizio pubblico non esiste più", ha detto Grasso davanti al conduttore che da quell'azienda è andato via. Dopo aver sottolineato che fare servizio pubblico significa informare i cittadini - ad esempio, come ha fatto Fazio durante il Covid ospitando Burioni - il critico televisivo ha spiegato che il servizio pubblico è chi lo fa, che significa mandare in onda qualcosa che sia utile agli altri: oggi dunque, esistono programmi di servizio pubblico sparsi ovunque, ma non più un obiettivo che orienti una rete. Naturalmente, la cultura non è solo parlare di libri: è anche educare alla bellezza, come avveniva nei programmi di Antonello Falqui che portava sì le gemelle Kessler in tv, ma dietro c'era la cura di ogni dettaglio. Perché la cultura, citando lo storico direttore di Rai 3 Angelo Guglielmi, "non è un genere, ma un modo di fare le cose", cioè mettendoci competenza e passione.
Infine, un'altra freccia avvelenata è andata contro chi non riconosce "diritto di cittadinanza" alla critica televisiva che, nonostante i grandi nomi che se ne sono occupati, viene sempre identificata come genere minore. Mentre nei convegni vengono invitati critici letterari, musicali e cinematografici, i televisivi rimangono sempre inconsiderati: a distanza di tempo, sottolinea Grasso, quei generi considerati più nobili, si sono estinti. Per esempio, rimarca, la critica letteraria è ormai sparita: la tv invece, a dispetto dei tanti cambiamenti che vive, ha ancora il suo peso.