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22 aprile 2026

Alessà, sei un grande ma quando ti dicono “non cambiare mai” tu non devi ascoltarli

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

22 aprile 2026

“Ciao” è il singolo di Mannarino e nessun titolo poteva essere più appropriato: la parola più semplice del mondo. Perché di semplicità Mannarino si è fatto un’overdose e va benissimo, ma l’artista dovrebbe anche evolversi a na certa. In attesa dell’album “Primo amore” che uscirà l’8 maggio, abbiamo analizzato il maestro della comfort zone: Alessandro Mannarino

foto di Ansa

Alessà, sei un grande ma quando ti dicono “non cambiare mai” tu non devi ascoltarli

Pubblicare una canzone da 4:50 minuti nel 2026 è, di certo, un atto rivoluzionario perché si oppone alle tendenze della musica da scroll, ma non sempre questo rischio ripaga. Soprattutto se non si tratta di un rischio, ma di una lunga pennica che prosegue da anni. È il caso di Mannarino con la sua Ciao. Il singolo è uscito un mese fa e anticipa l’album che uscirà l’8 maggio, Primo amore.
E se questo era un singolo di lancio, diciamo che vorremmo dirci più curiosi di addentrarci nelle altre tracce del disco. Perché Mannarino vive nel suo tempo, nella sua vita lenta e noi va benissimo, però dopo un po’ una scossa bisognerebbe pure darsela. Va bene mantenere la propria identità, va bene non snaturarsi o svendersi all’industria discografica. Ma da qui a rimanere ancorati come un polpo allo scoglio della comfort zone ce ne passa.
Mannarino è la replica di se stesso. Ogni canzone è un prolungamento della precedente e anche Ciao ci dice davvero poco. Il titolo basta a descrivere l’iper semplicità del testo, non un verso che ci faccia sussultare, non una nota che ci faccia destare dall’effetto soporifero che suscita la canzone. Sul talento di Alessandro Mannarino nessuno può sindacare e la musica è anche questione di gusto, per carità. Ma un artista dovrebbe anche sperimentare, rimanere fedele, ma se stesso senza ripetersi. Mannarino, invece, nel suo spazio sicuro ci ha piantato le radici. Possibile che nessuno scuotimento accompagni la sua ispirazione artistica? Facciamo fatica a crederlo. Viene più facile pensare che Mannarino si sia addormentato su se stesso e infatti quello che ci narrano le sue canzoni è il sonno profondo di chi non ha proprio voglia di svegliarsi. Per carità, non ci aspettiamo che Mannarino esca fuori la hit estiva o un pezzo a cassa dritta che si suona nei club, anche se a Me so mbriacato deve molto anche per quello: non c’è serata ballerina in cui il brano non viene passato. Solo che, anche in quella spensieratezza della hit che lo ha consacrato, c’era il solito Mannarino che negli anni è rimasto lì, forse ancora sotto l’effetto del post sbronza.
È un peccato che un artista non si evolva, ancora di più quando sceglie di non farlo. Perché Alessandro potrebbe dare tanto alla musica italiana, l’impressione però è che si sia un po’ impigrito. Ci piacerebbe, invece, se ci stupisse con un delirio cantautorale in romanaccio, o anche con una canzone d’amore poetica che esca un po’ fuori dal suo immaginario. Non di certo come i versi di Ciao: “La matta non sei te che balli nel fango con tanta fede. Niente de bono su stà città”.
Ma chi vuole essere Mannarino, a parte il cantautore con l’accento romano e la voce sabbiosa che imbraccia la chitarra al falò di ferragosto? Cosa ci vuole comunicare? In un mondo musicale fatto di marketing e strategia, è bello che ci sia ancora un cantautore così puro e verace, ma anche la purezza necessita di evoluzioni e, soprattutto, di rischio, altrimenti diventa stantia.
A noi, invece, sembra che Mannarino abbia preso alla lettera il detto “non cambiare mai”. Peccato che questa sia una bella dedica da scrivere sul diario del best friend delle scuole medie, non di certo un mantra da seguire per un artista. Anzi, in questo caso, sarebbe meglio ribellarsi e scombinare tutto. Ci auspichiamo che Mannarino ci ascolti e che la rivoluzione la faccia davvero. Ci bastano anche solo 2:30 di canzone.

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