Ma a un'ospite che, come suo pregio, risponde di essere una brava bugiarda, cosa le vuoi dire? Niente, solo che è la "belva" perfetta. C'è da scommettere che Francesca Fagnani avesse agognato a lungo la presenza di Amanda Lear, dato che ci sono volute ben quattordici edizioni del suo programma di interviste e la prima serata su Rai 2.
Cantante, attrice, conduttrice, inizi da modella, Amanda Lear è entrata da vera belva: tanto per iniziare, appena seduta sullo sgabello, ha subito detto di vivere in Francia e di non guardare la trasmissione. Poi la sua intervista è stata tutta un fuoco di ménage à trois, amore, carriera, battute, rifiuto delle regole borghesi. Occhialoni colorati, è rimasta in circolazione mentre gli altri sono morti o finiti in galera, il suo segreto di bellezza è sedersi vicino a donne brutte: e con questo inizio, non si poteva che andare in crescendo. E poi che nomi: musa che ha vissuto con Salvador Dalì, che comunque era impotente, e con David Bowie, che era pure bruttino; l'invidia per Madonna. Poi le relazioni con i ragazzi omosessuali che la divertono più degli eterosessuali, quelli che ora la corteggiano perché sono gerontofili ma tanto, assicura la Lear, il prossimo che la vedrà nuda sarà il medico legale.
Amanda Lear ha raccontato come sia la moglie di Dalì che quella di Bowie l'avevano accolta, ritenendo la sua presenza importante per i loro mariti; addirittura la moglie di Dalì, voleva che si sposassero dopo la sua morte. Essendo il pittore impotente, l'amore era stato sempre platonico: le presentava altre persone, probabilmente immaginando il momento dell'incontro. La Lear si è poi aperta riguardo l'utilizzo di droghe: metanfetamine, Lsd, fino a quando ha rischiato di perdere la vista a causa dell'abuso di sostanze.
22 album e più di 30milioni di copie vendute, non aveva capito che il brano scrittole da Malgioglio, Ho fatto l'amore con me, fosse sull'autoerotismo: un uomo invadente, gli ha messo le guardie per non farlo entrare in studio quando c'era lei. Tutto con tanti saluti a Malgioglio, che in Rai è di casa.
L'amore vero? Il marito Alain, morto nell'incendio della casa: una persona fragile, un matrimonio infelice, ma un uomo profondamente amato. Senza piangersi addosso, la Lear ha ricordato la disgrazia, consapevole però che non ci fosse motivo per cui non dovesse toccare a lei. Passando per un cantante italiano bellissimo che dopo 40 anni si era fatto risentire e sembrava un "pizzaiolo", la dichiarazione di aver "chiuso la boutique" senza rimpianti, la chiosa a tema sedute spiritiche: "Meglio non farle, perché stai aprendo una porta e non sai chi entra e poi rimangono. Non tutti gli spiriti sono buoni".
La chiusura è malinconica. Morire è una cosa normalissima: "Io penso che l'inferno è adesso: dopo è il sollievo, la luce", e se potesse riportare qualcuno in vita? Dalì: "Gli chiederei perché non mi hai capita? Mi ha usata per farsi pubblicità".
L'altra vera belva della serata è stata Micaela Ramazzotti, un "lupo solitario". L'attrice romana, anzi di Acilia, ha ripercorso gli inizi: la sindrome dell'impostore che l'ha fatta sentire "una bugia che camminava", i furtarelli nei negozi da adolescente, aprendosi pure sul rapporto complicato con la famiglia d'origine con cui ha un rapporto altaleante, tanto da non essere stata avvisata nemmeno della morte della nonna. La nonna a cui da ragazzina rubava gioielli e crocifissi spacciandosi per la gazza ladra.
Cosa le piace del successo? Il pubblico. Ma la "belvata" la tira fuori quando racconta di aver detto di andare in terapia perché faceva impegnato, oppure quando la Fagnani le nomina l'ex marito Paolo Virzì: un matrimonio che le aveva dato diritto alla "tessera del circoletto", ma lei l'ha usata poco. Una relazione complessa e complicata: lei cercava la figura di un padre, ma lui forse quella di una madre.
Esplosa con i film di Virzì, anziché ringraziare lui, sostiene che è lui a dover ringraziare lei perché ne è stata fonte di ispirazione per i suoi film più belli. A proposito di "circoletto", ne La Pazza Gioia, la Ramazzotti ha recitato al fianco di Valeria Bruni Tedeschi: la grande differenza è stata che la collega è nata ricca, "Io ho uno spirito di sopravvivenza rapace, per me non ci sono mai stati camerieri". In un ambiente in cui generalmente non si fanno nomi in pubblico, la Ramazzotti è poi passata direttamente all'imitazione, a sottolineare come con un tono di voce dimesso e accomodante, in realtà la collega avanzasse continuamente richieste sul set.