Perché ci sentiamo dei 2 di picche? Perché in giro ci sono talmente tanti assi e regine che noi, uomini comuni, al confronto pensiamo di essere inutili. Parola di Tommaso Cerno che, per inaugurare la sua striscia quotidiana su Rai 2, ha pensato di includersi nel “noi” e fingersi comune mortale: proprio come i telespettatori che se lo sono ritrovato in tv, colpevoli di preoccuparsi che i materiali per aggiustare il “tinello” possano aumentare di prezzo.
Perché il populismo a TeleMeloni funziona, ma solo fino a un certo punto. Se per esempio l'opposizione che del caro vita faceva un cavallo di battaglia, diventa forza governativa, preoccuparsi dei prezzi che si impennano è disdicevole. Se poi nel frattempo inizia una guerra in Medioriente, è tutta una questione di farsi piacere Trump e accettare che dovremo arrancare ancora di più. Ma per Tommaso Cerno, in fondo, essere uno di noi significa altro: avere la casa al mare (con l'aria condizionata).
Ma veniamo a 2 di picche, programma che dal titolo preannunciava di tutto, tranne involate temerarie contro l'aria condizionata delle case al mare.
Tanto per iniziare, perché in quanto a 2 di picche, sembrava che più che sentircisi, Cerno l'avesse ricevuto. Nell'esatto momento in cui si è saputo che a Viale Mazzini avevano deciso la necessità, nonché l'urgenza, che Cerno ci si riproponesse in palinsesto infatti, il Comitato di Redazione del Tg2 aveva subito protestato per mandarlo dove meritava. Cioè in coda al telegiornale, e non in apertura: il rischio era che un collaboratore esterno pagato 3mila euro a puntata, confezionasse un editoriale che sarebbe stato scambiato per la linea del notiziario e, in più, godesse pure del momento di massimo ascolto. Poi l'atteso 2 di picche è iniziato, e verso il finale del monologo, anche i telespettatori hanno desiderato mandare Cerno in un posto altrettanto consono, ma stavolta figurato.
Senza sprezzo del pericolo, il già direttore del Giornale e titolare di uno spazio a Domenica In, ha deciso che anche Rai 2 dovesse avere il suo Mario Giordano. Così Cerno si è adoperato in postura, gestualità, sguardo alla telecamera. Ma quella che doveva essere una difesa della linea governativa, è diventata presto un attacco ai cittadini.
L'assunto di fondo del monologo è molto semplice, oltre che semplicistico: Trump ci sta antipatico perché “sembra matto”, ma meglio il modello americano che quello teocratico iraniano, perciò dobbiamo stare con lui. E dobbiamo farlo accettando di sacrificare il nostro benessere: “Dovremmo stare con l'America, invece ci preoccupiamo di quanto costerà l'aria condizionata quest'estate nella casa al mare, e se quell'ordine che abbiamo fatto, aumenta di prezzo perché intanto si sta di più ad avere i materali per mettere a posto il nostro tinello”.
È il populismo che fa il giro e, per portare avanti la propaganda, finisce per dare la colpa ai cittadini: un errore che Mario Giordano, per esempio, non avrebbe mai fatto. Ma è anche il populismo che non sa che la gente comune, nel Paese in cui uno stipendio paga a malapena un affitto in città, la casa al mare non ce l'ha. Anzi, spesso al mare non ci va proprio. Del resto, noi “2 di picche”, quelli veri, mica ce l'abbiamo la direzione di un giornale e due programmi in tv.
Costo di questo intemerata andata in onda su Rai 2: 848mila totali; nello specifico, 11mila euro a puntata di cui 3mila destinati a Cerno. E chissà quanti giorni di aria condizionata pagati, con una sola puntata.