In un Paese democratico, il valore dell'informazione non ha prezzo. Se invece si è particolarmente graditi al governo in carica, il prezzo ce l'ha eccome: quasi 850mila euro, nello specifico dell'attuale governo Meloni. Gradire ogni pensiero, parola, opere e omissioni dell'attuale presidente del Consiglio infatti, si può stimare nella ragguardevole cifra di 848mila euro, raggranellati in appena un paio di mesi. Tanto costerà alla Rai il programma di Tommaso Cerno, già direttore de Il Giornale (dov'è arrivato dritto dritto dalla direzione de Il Tempo), co-conduttore di Domenica In su Rai 1 e ora pronto all'arrembaggio di Rai 2 a partire dal 2 marzo. Perché Tommaso Cerno è un giornalista dalle tante doti: dalla carta stampata alla tv, dall'intrattenimento della domenica pomeriggio alle ospitate nei talk allo stringato appuntamento quotidiano sulla seconda rete, giusto in tempo per l'ora di pranzo. Tanti impegni lavorativi, altrettanti linguaggi: Tommaso Cerno, un giornalista che contiene moltitudini.
Con due studi uno a Milano e uno a Roma, l'autore Alessandro Usai che altri non è che il cognato del Ministro Giuli, il programma del fedele Cerno sarà una striscia quotidiana in onda dal 2 marzo fino al 12 giugno. A riportare le cifre, Il Fatto Quotidiano in un articolo di Ilaria Proietti: 848mila euro totali, circa 11mila a puntata, di cui 3mila destinati al conduttore. Il tutto per la risicata durata di cinque minuti a puntata, dato che si tratterà appunto di una striscia quotidiana in onda prima dell'edizione del Tg2 delle 13.00.
Nei giorni scorsi gli esponenti del PD in commissione di Vigilanza Rai avevano chiesto chiarimenti, ritenendo il programma “l’ennesima prova dell’uso della Rai come strumento di propaganda politica”, specie considerando che con l'elezione del presidente di garanzia in stallo, la commissione stessa si ritrova a non poter operare. In quell'occasione, Cerno aveva replicato paragonandosi a Pucci, azzeccando in pieno l'accostamento; in effetti, in entrambi i casi, non c'è mai stato niente da ridere.
Dopo che il Fatto ha pubblicato i costi di Cerno, è subito arrivata una nota dei parlamentari del Movimento 5 Stelle in Commissione di Vigilanza Rai: com'è possibile pagare tanto Cerno, mentre Alberto Angela è ancora senza contratto? E perché altri programmi come quello di Mario Tozzi sono a rischio chiusura? Secondo l'articolo del Fatto inoltre, i costi di Cerno incideranno anche sulla nuova edizione di Che ci faccio qui di Domenico Iannaccone, che rischia di slittare al 2027, mentre è ancora in forse Petrolio di Duilio Giammaria.
A completare il quadro, c'è poi un altro tassello: il concorso interno che azzoppa Report e Presa Diretta, cioè due dei programmi più scomodi. In Rai infatti, e questo lo racconta La Notizia, si è svolto un concorso pubblico per interni, su cui è stata imposta la segretezza ai partecipanti: ne sarebbero risultati idonei 127 giornalisti e 34 idonei non vincitori. Il problema? Che tranne i primi sette classificati che rimarranno a Roma, ma si potrebbe anche arrivare a una quindicina, gli altri verranno dislocati nelle varie sedi Rai regionali: e tra quei giornalisti, guarda un po', ci sono proprio molti dei collaboratori che realizzavano le trasmissioni di inchiesta. A farne le spese, qualora i giornalisti accettassero il nuovo contratto, saranno proprio Report e Presa Diretta. I due programmi infatti, si troverebbero rispettivamente senza cinque giornalisti il primo, e senza nessuno il secondo, dato che tutti i collaboratori di Iacona hanno superato la selezione.