Andrea Pucci rinuncia a Sanremo e tutti ne parlano come se il Papa si fosse improvvisamente spapato. Il sedicente comico milanese era stato chiamato 'da Carlo Conti' - o almeno così dichiara la Rai, ndr - per condividere insieme al presentatore e direttore artistico della kermesse la serata del giovedì, quella della cover. Nel giro di meno di 24 ore, i social sono insorti, al solito, pensando di contare qualche cosa. E stavolta è quasi sembrato che così fosse, dato che Pucci si è ritirato dall'incarico, lamentando le troppe offese e minacce ricevute online. E aggiungendo che il termine 'fascista', che molti gli rivolgono da anni a fronte delle sue sparate politiche 'divertenti', 'non dovrebbe nemmeno esistere'. Chissà, magari potremmo involverlo in 'Puccista'. Comunque, è giunta subito la solidarietà social della Premier Giorgia Meloni che delira di 'derive della sinistra illiberale' in un papiello lunghissimo che pare campagna elettorale. Infatti, in un certo senso lo è. Lo è nel senso di propaganda politica sulle cazzate, grande escamotage sfruttato bipartisan per strumentalizzare qualunque sciocchezzuola e porla al centro del dibattito 'politico' anche se con la 'politica', ossia col concreto della vita reale della gente, non c'azzecca niente. Le risposte ai grandi temi del nostro Paese non ci sono o comunque restano troppo complesse da sintetizzare sotto forma di slogan commestibile per tutti. E allora oggi, come ieri e purtroppo pure domani, se Pucci non ti fa ridere, sei una zecca che mina la libertà di espressione altrui. Se invece ti diverte, sei fascio perso. Intanto, l'unico vero motivo per cui il comico ha fatto dietrofront è che, partecipando alla kermesse, ci avrebbe perso. Basti vedere il triste destino degli altri che si sono avvicendati su quel palco prima di lui: da Aldo Giovanni e Giacomo a Maurizio Crozza passando per Angelo Duro. L'Ariston non perdona e accoglie i comedian con il calore del Circolo Polare Artico. E una volta che vai lì, puoi solo sperare che non se ne accorga nessuno, che il pubblico se ne dimentichi in fretta. Altrimenti, son dolori, diventi 'quello che non ha fatto ridere tutta l'Italia' a Sanremo. Non convine. Specie per ingaggi e convention future. Insomma, Pucci, certamente anche vedendo le reazioni social contrarie, s'è cagato sotto e adesso questo dovrebbe diventare un problema politico nazionale? Ma per cortesia e pietà!
Andrea Pucci simbolo della libertà di espressione, anzi martire della stessa a causa della pericolosa deriva sinistroide che starebbe avvelenando l'Italia intera, non era nella Bingo Card di nessuno di noi per questo 2026. Infatti, è una panzana, qualcosa che non sta né in cielo né in terra. Esiste soltanto perché Meloni, come Ignazio La Russa e altri esponenti del Governo hanno deciso di farne un dramma sui social, indicando a oppositori ed elettori su quale argomento scannarsi oggidì. Così, la meglio intellighenzia che ci meritiamo discetta di Pucci, come se nulla di più importante stesse accadendo nel mondo qui e ora. E lo fa solo per ritrovarsi dalla parte giusta della storial social, con la coda dell'occhio rivolta sempre all'engagement, bandiera K trionferà.
Basterebbe aver seguito Sanremo negli anni per capire come mai un comico possa, e forse debba, tenersi ben lontano dalla kermesse. L'Ariston è un palco parco di applausi per chi fa ridere di mestiere. Il pubblico in sala è riuscito a gelareperfino Aldo, Giovanni e Giacomo quando, nel 2016, riproposero il loro mitologico sketch di 'Pdor'. Fu considerato 'fuori contesto' e il trio ricorda ancora quell'accoglienza glaciale come uno dei momenti più terrificanti della loro pur trentennale carriera, letteralmente, e citiamo, 'il punto più basso'. Fatto conto anche che la stampa, l'indomani e nei giorni a venire, li diede per 'oramai morti', dal punto di vista artistico. Tutti e tre, in svariate interviste, lo raccontano ancora oggi, tipo trauma da elaborare in terapia. E son passati dieci anni, non due giorni. Avevano un colore politico ben preciso e manifesto? No. Semplicemente, nemmeno loro piacquero alla platea. Platea piuttosto difficile se vogliamo ricordare, anche, il surreale caso di Maurizio Crozza (non proprio un fervente destrorso, se fosse il caso di specificare)...
Con Maurizio Crozza, accadde l'impossibile. Sanremo 2013, Festival di Fabio Fazio. Il comico genovese torna nella sua Liguria, sul palco dell'Ariston, e non fa in tempo a dire mezza frase che subito partono le contestazioni dal pubblico: un signore in particolare gli grida contro 'Idiota!' e svariati altri improperi, all'impazzata. Entra dunque in scena il conduttore, nel tentativo di placare gli animi. Gli riesce a metà. Il contestatore esce dal teatro ancora indiavolato, ma Crozza non si riprende più. È stata la prima e l'ultima volta che lo abbiamo visto in feroce difficoltà in scena, con le fauci secche, la salivazione azzerata, gli occhi del 'porca tr0ia', direbbe Lucianina Littizzetto. Lo ribadiamo: quel palco può far male, molto male. Non che Crozza abbia avuto ripercussioni lato carriera, ma in quel momento, non volendo, ha mostrato il fianco dimostrando, forse, di non essere davvero il più tosto di tutti. In questo caso, di nuovo, il comico era stato considerato 'fuori contesto', stavolta però per ragioni 'politiche' (da parte del tizio casinaro in sala, non del Governo o dei rettiliani riuniti da Epstein). Comunque sia, nessun artista sano di mente vorrebbe ritrovarsi in una situazione del genere, tra l'altro in mezzomondo visione.
Angelo Duro a Sanremo non lo ricorda nessuno, ma ci andò nel 2023. Con un monologo che forse avrebbe voluto essere scorretto e irrispettoso ma di cui non si accorse un'anima né durante né dopo. Lo rammento distintamente: pochissimi i tweet a riguardo e quelli che pur c'erano recitavano 'Embè? Tutto qui?'. Per il comico furono quindici minuti difficilissimi, di silenzio sbattuto gelidamente in faccia all'irriverenza che tanto bramava di ostentare. Imbarazzo palpabile ma con una fortuna: fu così irrilevante da non fare notizia. Non un gran risultato, anzi, ma la sua carriera ha potuto continuare senza intoppi, come se il nostro non avesse mai calcato quel palco. Ecco, questo puoi sperare se sei un comico uomo che si accinge all'Ariston: che nessuno se ne accorga. O di fare, al massimo, 'la foca'. Come Rocco Papaleo.
Ora, con tutte le polemiche divampate intorno a Pucci, per via di sue 'battute' omofobe e misogine tra cui citiamo, per esempio, il vaccino per il Covid che Tommaso Zorzi si sarebbe fatto fare nel culo, sarebbe mai stato possibile che nessuno si accorgesse di lui? Avesse pure fatto un pezzo sulla moglie e sulle difficoltà di accoppiarcisi alla sua età, repertorio di recente scilindrato a 'Zelig', chiunque avrebbe trovato qualcosa di estrema destra o comunque di offensivo nelle sue parole. Pure al costo di travisarle, sotto la lente di ingradimento come si ritrova. Questo non è né giusto né sbagliato: è il semplice e ovvio risultato di quanto svolto da Pucci fin qui. Se irridi tutto e tutti, in particolare la Sinistra, le donne e qualunque minoranza possibile, dovresti aspettarti che pure loro, una volta che vieni chiamato a Sanremo, possano farlo. Altrimenti che gioco sarebbe? Fa ridere soltanto se sfotti tu? Se così fosse, tocca decidere se nella sua testa si crede all'asilo o in una dittatura di cui si crede a capo.
Infine, fa sorridere la favoletta per cui Andrea Pucci sostenga d'essersi ritirato per 'gli insulti e le minacce' ricevuti sui social. Comportamenti da condannare sempre, non sussistono giustificazioni. Allo stesso tempo, non possiamo fingere di non vivere nel 2026: su qualunque piattaforma online, e urge che le cose cambino in fretta, è sempre guerra. La gente si augura il cancro a vicenda per il 'Grande Fratello', si minaccia di morte sugli ingredienti della crostata coi mirtilli, davvero basta pochissimo, pure soltanto una foto innocente, per vedersi piombare addosso il peggior letame possibile. E questo un personaggio, specie se famoso, lo sa. Più persone ti 'conoscono', più sarai insultato su X. Dura lex, sed lex. Esprimere solidarietà, quindi, ha poco senso perché questo oceano di 'odio' online non è nato per lui, in questa singola occasione. I social sono l'oceano dell'odio, per tutti. Gli utenti paiono regrediti in blocco alle medie, anzi, al bullismo delle medie. Chi dovesse mai scoprire perché, e possibilmente trovare anche una cura, meriterebbe un Nobel per direttissima, senza se e senza ma.
Raccontarsi vittima, però, è più comodo: evita la probabilissima figuraccia, non ne stiamo facendo una questione di maggiore o minor bravura, come abbiamo scritto fin qui, l'Ariston è un palco che storicamente non digerisce i comici. E crea intorno a sé quell'hype che male non fa mai. La parte più divertente? Possiamo benissimo immaginare orde di destrorsi che, credendo che Pucci sia una questione politica perché così dice Meloni, hic et nunc si stanno sforzando di ridere alle 'battute' di costui, solleticandosi le ascelle con fervente vigore. Devono trovarlo divertente, se no vuol dire che son zecche e vade retro, sia mai!
Tanto infimo è il livello del dibattito politico oggidì. E chiunque, bipartisan ripetiamo, lo ingaggi con ardore altro non è che un pappagallo: ripete l'argomento del giorno, sceglie da quale parte stare anche se non gliene frega niente, ma ha letto sui social che questa debba essere la battaglia del giorno, il motivo per cui scannarsi su scala nazionale, per dividere i buoni dai cattivi, i destri dai sinistri. E domani sarà un'altra cosa, sempre così drammaticamente lontana dalla concretezza delle nostre esistenze attanagliate da precariato e costo della vita, per dirne due. Andrea Pucci, Ghali, Elodie e compagnia, non importa il colore politico di cui vengono ammantati, sono soltanto dissuasori del traffico, fantocci che ci fanno sentire engagée, combattenti per cause buone e giuste, sacrosante. Se proprio bisogna parlare di 'sistema' come ama dire Mr. Falsissimo, questo è il vero 'sistema': distrarre, possibilmente indignando, la gente. Farla litigare allo sfinimento su questioni irrisorie e di nessun conto, raccontate però con toni da epopea, di lotta per la libertà. Finiamo, quindi, liberi di twittare, di arrabbiarci, di cantargliene quattro a questo e anche a quello. Per cosa? Non so se davvero nessuno, tra il pubblico, volesse vedere Andrea Pucci a Sanremo. Quel che certo è che tutti accettiamo passivamente di essere burattini, ogni giorno, come chi ci tira i fili comanda. E allora a questo punto non è che non meritiamo Pucci al Festival, meritiamo proprio l'estinzione. Ciupa!