Esiste una serie di insulti che, da un po’ di tempo, pervade il mondo pop: dalla musica, ai social fino alla tv. Si tratta, in realtà, di disturbi della personalità, condizioni psichiatriche presenti nel DSM-5. Una volta si dava dello str*nzo, ma ora che abbiamo imparato a dare un nome a ogni cosa per non essere troppo generalisti, dallo stesso generalismo siamo stati ingoiati. E così è un attimo che una persona che ci sta antipatica diventa narcisista o bipolare: gli “insulti” più gettonati del millennio.
È quanto accaduto ieri sera, durante la puntata del Grande Fratello VIP. Al di là delle tensioni che fanno parte del gioco, a un certo punto, viene mandata in onda Antonella Elia che, durante una clip, parlando con Adriana Volpe, motiva l’invidia di Paola Caruso come il sintomo di una personalità narcisistica. La Caruso aveva sbottato parecchio in merito all’elezione di Antonella Elia a prima finalista. E se non bastasse la sua dichiarazione di odio: “Vivi senza equilibrio e mi fai pena” e ancora: “Sei bloccata nei meandri della tua follia”, da parte della Caruso si aggiunge anche: “Sei completamente bipolare”. Mentre, in sottofondo, Alessandra Mussolini borbotta esprimendo dissenso per l’uso improprio del termine.
Tra un normalizzato linguaggio d’odio e una spaccata di cocco rabbiosa spacciata per intrattenimento, “l’insulto” non passa inosservato alla criticatissima Mussolini che, però, stavolta ci vede lungo. Quando la Blasi le chiede di intervenire, Alessandra cerca di placare l’amica Paola: “Io penso che ci sia stata una reazione esagerata”, dice rivolgendosi a Paola. E ancora: “Bipolare è un termine che non devi usare, perché è una patologia” e l’applauso le dà ragione. Mussolini ritiene che la reazione della Caruso sia spropositata, perché il televoto va accettato. Una sportività - autentica o dettata dalla strategia che sia - che non ci si aspettava di certo da Alessandra Mussolini.
Eppure in questo delirio diseducativo che è questa edizione del GF VIP, anche un personaggio così controverso trova una collocazione appropriata, capace di “ripulire” un’immagine storicamente non troppo limpida. Non a caso, arriva puntuale il commento di Selvaggia Lucarelli: “Paola e Antonella sono regine dell'autocontrollo. Accanto a loro la Mussolini sembra il Dalai Lama”. Questo è il quadro che questa edizione ci restituisce: i “cattivi” che diventano buoni. E nel caos di insulti e gesti violenti, il commento di Alessandra Mussolini sembra l’unico commento lucido della serata.
E allora vale la pena fermarsi un attimo su questa deriva linguistica che non è solo un vezzo pop, ma un piccolo cortocircuito culturale. Perché parole come disturbo narcisistico di personalità o disturbo bipolare non nascono nei confessionali dei reality né nei commenti sotto i post Instagram: arrivano da contesti clinici precisi, codificati in manuali come il DSM-5, e servono a descrivere condizioni complesse, non di certo antipatie personali.
Il problema è che il linguaggio della psicologia negli ultimi anni è uscito dagli studi degli specialisti per colonizzare podcast, TikTok e rubriche lifestyle, prendendo per strada la sua profondità. “Narcisista” non è più chi presenta un pattern rigido di grandiosità, bisogno di ammirazione e mancanza di empatia: è l’ex che non risponde ai messaggi. “Bipolare” non è chi attraversa fasi di mania e depressione clinicamente rilevanti: è l’amica che oggi è di buon umore e domani no. Tutto viene appiattito e semplificato, servito in salsa meme.
E in questo slittamento semantico c’è qualcosa di più di una semplice imprecisione. C’è una forma di banalizzazione del disagio mentale che finisce per avere due effetti collaterali opposti ma ugualmente problematici: da una parte si svuota di significato la sofferenza reale di chi convive con questi disturbi; dall’altra si legittima un linguaggio aggressivo travestito da diagnosi. Non ti sto insultando, sembra dire chi usa questi termini, ti sto “analizzando”. È quasi un modo per sentirsi più sapienti, più mirati, quando un banale insulto non aiuta ad elevare la nostra immagine.
Il punto è che la diagnosi è un atto complesso che richiede tempo, competenze e non poca responsabilità. Non è un’etichetta da appiccicare durante una lite in diretta nazionale. E soprattutto non è neutra: definire qualcuno “bipolare” o “narcisista” in modo improprio significa trasformare una condizione clinica in un marchio negativo, rafforzando lo stigma invece di ridurlo.
Antonella Elia e Paola Caruso non sono di certo specialiste in psichiatria, pertanto non si comprende secondo quale criterio possano arrogarsi il diritto di utilizzare certi termini. Il quadro peggiora se lo si colloca poi in un contesto televisivo di un reality show. Va bene che tutto può essere funzionale allo share, ma quando la soglia viene oltrepassata - e in questo GF VIP è successo già svariate volte - ci si aspetta quantomeno che la conduttrice o le opinioniste intervengano, dato che dovrebbero essere lì anche per quello. E invece chi è che fa notare la caduta di stile? Alessandra Mussolini, la regina della cadute di stile. Però, stavolta, le va dato merito: per strategia o no, la concorrente ha acceso un faro su un argomento delicato, che meriterebbe un approfondimento da parte del programma. In fondo il Grande Fratello ha censurato o squalificato per molto meno. Invece pare che quest’anno si sia dovuto ammorbidire a favore di share. Perché se in questa edizione togli gli insulti, cosa rimane?
E mentre la cultura pop ha fatto un passo avanti enorme nel rendere questi temi visibili, allo stesso tempo rischia di farne due indietro quando li usa come scorciatoia narrativa o, peggio, come insulto sofisticato.
Forse il punto non è tornare allo “str*nzo” di una volta, ma imparare che dare il nome giusto alle cose non significa usarlo sempre e comunque. Perché tra il silenzio e l’abuso c’è di mezzo una cosa molto meno televisiva, ma decisamente più utile: la responsabilità.