È uscito il nuovo pezzo di Bresh Introvabile. Annunciato sui social senza meccanismi, quasi di nascosto, in punta di piedi, come se non volesse disturbare e forse già questo dice qualcosa. Spoiler: Bresh in questa canzone fa una cosa che gli riesce benissimo, toglierti di dosso le parti della bambola matrioska emotiva che ti sei costruita con una discreta dose di autodifesa. Quindi, mettendo da parte l’acidità del vostro cuore (che capisco benissimo, ma non oggi), parliamo di questo pezzo. Introvabile non cerca la hit, sembra piuttosto un bisogno artistico, qualcosa che doveva uscire così com’era: intimo, stanco, lucido, senza urlare, con parole spezzate.
Le frasi sembrano quelle scritte di notte, sugli appunti del telefono, quando non stai cercando di essere brillante ma solo onesto senza fare spettacolo del sentimento. Questa canzone arriva e ti fa male proprio quando non stai cercando nulla e pensi di avere tutto sotto controllo, e arriva senza prenderti a schiaffi, con quella calma disarmante che non ti permette neppure di difenderti, con quella stanchezza lucida che si conosce bene.
Non ti dice “andrà tutto bene”, ma “è andata così”: poi lui, con la sua voce calda, ti accarezza il dolore. E ogni tanto qualcuno il dolore lo deve pur accarezzare. Introvabile non ti promette nulla, si limita a stare lì, come resta quelle cose che non hanno avuto un finale giusto e Bresh arriva a ricordartelo come la sua frase “E io sono come un biglietto che hai lasciato dentro un libro / Che cadrà sul pavimento quando cambierai l’appartamento”.
Ti ricorda solo che hai sentito davvero e che, a volte, è già abbastanza per andare avanti senza fare finta. “E c’ho provato ma nel rincorrerti sono inciampato”. In questa frase parla anche di me e forse anche di molti di voi. Siamo stati goffi, ci abbiamo provato davvero, ma non è stato abbastanza. Forse perché anche quando pensi di fare tutto giusto, anche quando metti impegno, attenzione, buona volontà, puoi comunque sbagliare misura e finire per farti male.
Bresh, che dire. Mi hai fatto tornare in mente una storia che mi ha rotto le ossa, quindi dovrei odiarti. Ma da quando ho sentito il duetto di Crêuza de mä con Cristiano De André ti voglio bene e ti perdono per questo sgambetto che fai alla mia vita. Ti perdono anche quando mi distogli dal mio mantra difensivo: "La pioggia non mi bagna e il sole non mi riscalda”. Oggi va così. Da domani, magari, torno a pensare che “sarà bello stare soli, ora che solo son io”. E se non torno subito, va bene lo stesso.