Da oggi Garbatella è un po’ meno Garbatella. Avete sentito, no? Anche se avrete fatto finta di non sentire: chiude la bottiglieria Cesaroni, signori. Quella del padre del padre del padre di nostro padre. Quella dove ci stanno della gente che lavorano. E come poteva non essere altrimenti?
A un anno di distanza dalla morte del suo simbolo, Cesare Cesaroni, e ad una settimana dalla messa in onda della bramata settima stagione, dopo dodici anni dall’ultima. Il tempismo a volte è spaventoso, soprattutto quando trova un modo brutale per dirci: non è più tempo. E a poco servono nuove idee, nuovi investimenti, perché quel tempo è finito.
Non abbiamo saputo (o non abbiamo voluto) cogliere i segnali un anno fa, quando è venuto a mancare Antonello Fassari, proprio a ridosso delle riprese della nuova stagione. E ci ostiniamo a non coglierli nemmeno adesso che la bottiglieria ha ufficialmente calato la serranda. Forse perché Cesare s’era stufato di farla riparare. E a poco saranno serviti Giulio ed Ezio che avranno provato a convincerlo dicendogli: “Crepi l’avarizia”.
Ma forse la crisi economica ha reso stanco pure lui, soprattutto lui, che già faticava a uscire di tasca li sordi nel 2006, quando eravamo campioni del mondo e arrivare a fine mese ancora non era un problema per nessuno. Lui, Cesare, lavoratore stakanovista e tifoso passionale, che avrebbe commentato la mancata qualificazione ai mondiali dell’Italia con l’immancabile: “Che amarezza!”. O forse no, neanche, in silenzio si sarebbe chiuso alle spalle la porta del suo ufficio, curandosi di appendere un cartello con la sua esclamazione, perché quando è troppo è troppo.
Dev’essere andata così, che in mezzo al declino economico, culturale e calcistico di questo Paese, Cesare si sarà detto: “Sai che c’è? Mò me ne vado”. E allora, si è messo sotto un’ascella la maglietta der capitano e sotto l’altra la lavagnetta con su scritto “Roma - Lazio 4-1”, e ha venduto tutto.
Non a caso a breve la bottiglieria Cesaroni (che nella realtà era un bar, ma lasciateci sognare!) sarà un'osteria “Garbata e bella”, di Daniele e Fabrizio, che avranno sicuramente ricevuto la benedizione di Cesare e anche qualche raccomandazione. Gli avrà detto: “Mi raccomando, nun me fate diventà ‘sto posto un covo de cinesi”. E infatti Daniele e Fabrizio, in qualche maniera, porteranno avanti la tradizione dell’oste Scesare Scesaroni. Un’osteria al posto della sua bottiglieria gli avrebbe fatto meno male.
Il cerchio si chiude. La nuova osteria sta per aprire, la nuova stagione dei Cesaroni sta per ricominciare su Canale 5. O almeno così dicono. Perché noi non siamo ancora sicuri di cosa vedremo in tv a partire da lunedì 13 aprile. Forse un’altra serie con la stessa sigla. Adesso che ci siete voi, ma voi chi? Un cast d’eccezione, fatto di pilastri e qualche ben studiata novità, ma i Cesaroni, signori, non ci sono più. E fa male ammetterlo, ma è bene che qualcuno lo dichiari apertamente.
Nulla contro la nuova stagione, per cui Amendola e gli altri si saranno impegnati tantissimo. Magari sarà una serie eccezionale, gli ascolti saranno da capogiro. Ma chi ha amato davvero i Cesaroni non può che sentire una nostalgia sottile ma prepotente che pizzica il cuore.
E ci dispiace per chi crede che i Cesaroni siano stati solo una fiction di Mediaset. O per chi addirittura ne parla come una serie politicamente scorretta, piena di battute e sketch che oggi risulterebbero terrificanti.
Come quella volta che Ezio aveva aperto un “car uosh” dentro la sua officina e aveva messo in regola delle maggiorenni maggiorate in “bichini” affinché si occupassero di insaponare le macchine dei clienti, mentre li deliziavano con le loro forme. Sessismo, oggi diremmo tutti indignati. E Mediaset sarebbe costretta a sospendere la serie, con tanto di comunicato di scuse da parte di Piersilvio. Anzi, forse non l’avrebbero neanche mandata in onda. E ci pare di capirlo dalle critiche che molti nuovi influencer muovono alle puntate “politicamente scorrette” dei Cesaroni. Eppure nessuno pare ricordarsi che quella volta la moglie di Ezio Masetti, Stefania, aveva cercato di fargli comprendere la gravità del suo gesto maschilista (un tempo si chiamava così), spogliandosi a sua volta di fronte ai clienti del car wash “perché da oggi diventa a conduzione familiare”. E mai lezione fu più efficace per Ezio, prodotto inconsapevole della cultura maschilista. Stefania non era stata lì a fargli la morale o a fondare un movimento contro l'oggettivazione delle donne, aveva agito nel modo più efficace: adeguandosi al modo di comprendere di Ezio, che poi sì, aveva capito che non si devono far spogliare le donne per vendere di più.
O come tutte quelle volte che Giulio, Cesare e Ezio mostravano timore e diffidenza di fronte a un omosessuale. C’erano sempre Lucia e Stefania ad intervenire e raddrizzarli con i loro metodi, quando ancora la parola “omofobo” non esisteva neanche. E alla fine loro capivano con l’esempio, non con gli sproloqui moralisti, che non c’era nulla di cui preoccuparsi se a un maschio della famiglia piacessero gli uomini.
La verità è che oggi quei Cesaroni sarebbero censurati a priori, senza che nessuno sia capace di mettere in conto quanto, invece, siano stati - e sarebbero ancora - educativi proprio perché privi di imposizioni “politicamente corrette” che li avrebbero fatti sembrare solo una fiction. Proprio perché quelle stesse “battutacce sessiste e omofobe” sarebbero contrastate dal buon esempio dei personaggi più colti, dovremmo solo fidarci. È che oggi non si fida più nessuno. Sono tutti nemici e perfino Cesare Cesaroni lo sarebbe, sarà per questo che ha deciso di andarsene prima di girare questa settima stagione. Perché oggi sì che i Cesaroni saranno solo una fiction. Non ci si può aspettare altro da questa nuova stagione, ora che Cesare se n’è andato e la bottiglieria ha chiuso per sempre.
Non ci sono più i Cesaroni, non c’è più la bottiglieria. Rimane solo la Garbatella con “pizza e mortadella”, con buona pace dei vegani.