Claudia Conte, professione fino riconosciuta Claudia Conte, amica (d’improvviso) dichiarata del solerte ministro dell’interno Matteo Piantedosi, suggerisce rispetto al proprio profilo artistico-attitudinale, non sembri un paradosso, il medesimo talento di Andy Warhol. Va reputata infatti una straordinaria prosecutrice dell’infinito atlante narrativamente visivo, ossia esemplarmente iconico, cui gli storici più avveduti da decenni attribuiscono l’appellativo di Pop Art. Sia detto al di là d’ogni limite che abbia a che fare in apparenza con l’ambito strettamente giornalistico; siamo semmai con lei nella sfera estetica, creativa, forse anche pubblicitaria, promozionale mondana. Claudia Conte infatti va davvero oltre, “più oltre” la cronaca, per dirla con una citazione della commedia cinematografica all’italiana di Ettore Scola, ben oltre la cronaca contingente del Palazzo.
Il volto di Claudia Conte restituisce infatti un notevole catalogo esperienziale di conoscenze quotidiane, accumulo di fama e di notorietà destinata a fare di sé stessa monumento, monolite, obelisco del presente post-mediatico, addirittura immateriale, icona. Non si tratta adesso di prendere in considerazione il possibile tema, appunto politico, che la questione sottende; ciò che agli occhi dei semplici cacciatori di miserie del gossip si impone. Proviamo a volare alto, molto alto, proviamoci almeno noi.
Irrilevante, secondario quanto la sua vitalità personale possa incidere su un possibile terremoto nelle fondamenta del governo di Giorgia Meloni post-referendum. Più emozionalmente, per comprendere il nodo estetico che la riguardi, appare opportuno, fare caso ai suoi social personali, galleria ininterrotta di selfie che la vedono svettare grazie a una inarrestabile sequenza di volti “celebri”; una galleria, quasi equestre, che alcuni, semplificando, potrebbero invece riferire all’ambito ordinario dell’ambizione, magari provinciale; Monte Cassino sullo sfondo. Noi, invece, noi che facciamo soprattutto caso alla fenomenologia visiva propria del tempo dei social, preferiamo scegliere un’altra possibile accattivante lettura.
Non esiste al mondo conosciuto, che so, Risto-pub, Bracioleria, Punto ristoro dove gustare arrosticini, “bujaccaro” (per dirla alla romana) o perfino pregiata e solenne Bisteccheria che ami adornare le pareti del proprio locale di scatti fotografici, cioè selfie, dove non sfavilli la clientela “celebre” incorniciata abbracciata al titolare dell'esercizio: “Guarda chi viene a pranzo cena o colazione qui da noi, guarda!” Si tratta di un una pratica abituale, che serve a dare plusvalore esattamente al proprio esercizio commerciale. Claudia Conte, a suo modo, con postura aggraziata, nella galleria dei social, conferma questo assunto, più che una persona dotata di naturale e doverosa ambizione lavorativa va immaginata semmai come un ulteriore esercizio narcisistico immateriale, cioè Madrina d’Italia. Poco importa se di un “Antico girarrosto” o magari di una “Premiata porchetteria”. O perfino a bordo di natante della nostra mirabile Marina Militare.
Per dimostrare il proprio impegno, Claudia C. appare talvolta accostata anche a molti ammiragli muniti di argentei alamari o semmai condottieri delle nostre Forze Armate, e tutto questo la rende ancor più contemporanea e consustanziale al nostro tempo accidentato anche dal punto di vista bellico e, perché no, canoro. Eccola fotografata con il ministro Valditara, poi con Mogol, e ancora al fianco di Daniela Santanchè a molti altri, compreso il compianto Andrea Purgatori.
Chi ha avuto modo di leggere i “diari” di Andy Warhol, probabilmente capirà queste nostre considerazioni solo in apparenza irrilevanti e antipolitiche. Restando in tema, mi torna altrettanto in mente una domanda che proprio il Sire della Pop Art, Andy Warhol, porse a un suo segretario-assistente nei giorni in cui si trovava ricoverato in clinica, Andy chiese espressamente di sapere se in quello stesso momento che lo vedeva degente c’erano altre “persone importanti” presenti nel nosocomio, e l’assistente, forse rassicurandolo o forse dandogli un dolore, così rispose: “Andy, ma la persona più importante che c’è in questo momento ricoverata sei tu”. Non sappiamo che tipo di emozione possa avere suggerito a Warhol tale risposta, di certo l’idea della fama, forse anche del guadagno, del rango.
Pensandoci bene, se personalmente fossi nei panni di curatore invitato ufficialmente alla prossima, imminente, Biennale d’arte di Venezia, avrei già in mente l’opera da esporre direttamente nel Padiglione Italia, lì ai Giardini. Spiego meglio.
Sigmar Polke, credo fossero i primi anni Novanta, giorni della riunificazione tedesca, espose fra molto altro nel padiglione germanico progettato di Albert Speer una foto di Joseph Goebbels in visita proprio a Venezia nel 1938, almeno così mi sembra di ricordare. Se davvero affidassero alla mia persona la cura dell’opera destinata a far da manifesto alla prossima assai discussa Biennale saprei già cosa presentare: esattamente la sequenza completa proprio dei selfie raccolti da Claudia Conte tra Facebook e Instagram che la vedono protagonista affiancata da molta "bella gente" riconosciuta tale, doverosamente cominciando da Pietrangelo Buttafuoco, l’attuale presidente della rassegna lagunare. In questo modo daremmo definitivamente la possibilità alla nostra Conte di entrare a pieno titolo, sia pure per interposta persona, nel mondo dell’arte maiuscola. Finalmente potremmo vantare, dopo la scomparsa di Mario Schifano e dei suoi compagni di strada romani, una nuova stella nel firmamento della Pop Art meloniana.
Per completezza mettiamo qui alcuni dei nomi che grazie proprio a Claudia Conte, dopo Marilyn ed Elvis e Liz Taylor, entrerebbero pienamente di diritto nella galleria di una Pop Art decisamente in progress al tempo di Donald Trump. Eccoli, sia pure in ordine sparso: Matteo Salvini, Giuseppe Cavo Dragone (generale), Beatrice Venezi (vittima dell’indivia delle “zecche rosse” (cit.) e degli orchestrali “invidiosi”, peggio, “pippe” (cit.) nemici della sua avvenenza), il generale Salvatore Luongo, Gabriel Garko, Antonio Tajani, Alessandro Giuli, il compianto Emilio Fede, Corrado Augias (sì, proprio Augias), Francesco Rocca, il non meno compianto Silvio Berlusconi, Gennaro Sangiuliano, il salvagente dell’Amerigo Vespucci (Nave Scuola e orgoglio della marineria nazionale), Francesco Lollobrigida, Francesco Rocca bis, Massimo Giletti, il già citato Mogol, ancora Mogol adesso baciato da Claudia Conte sulla guancia, Ermete Realacci e Luciano Ghelfi, Monica Guerritore, John Elkann, Marco Minniti, addirittura il roccioso Nanni Moretti, Michele Placido, Loretta Goggi, Alfio Marchini, Vittorio Sgarbi, Bruno Vespa, Pino Insegno, Maurizio Belpietro, Giuseppe Cruciani, Povia, Aurelio De Laurentiis, Papa Francesco, Max Giusti, il cardinale Ravasi, (“il maestro”) Gianni Mazza, Adolfo Urso, Arianna Meloni, Giampiero Mughini, Buttafuoco bis-la vendetta, Carlo Nordio, Amedeo Goria, Attilio Fontana, Daniele De Rossi, Claudio Lotito… Al momento, incredibilmente, manca Francesco Totti, ma il tempo, si sa, con le artiste coraggiose è certamente generoso. Forse anche galantuomo. Grazie a Dagospia per averne fatto quadreria a corredo di un articolo sulla nostra già invitta protagonista.