A Carlo Verdone si perdonano molte cose. Se dietro la macchina da presa c'è lui ad esempio, possiamo fingere pure che un Lino Guanciale che pensa di essere invisibile alle donne, sia credibile. Perché a Verdone si perdona appunto quello che per altri sarebbe peccato mortale: gli stereotipi, le ingenuità, l'impressione che quel film segua un canovaccio già visto. Ma quando si tratta del Carlo nazionale, quello che ci ha regalato i personaggi nevrotici, le maschere di un'epoca, il già visto diventa conforto. Un po' come ritrovare un vecchio amico e raccontarsi, per l'ennesima volta, aneddoti felici: di quelli che sai già come andrà a finire la storia, eppure trovi che questo aspetto sia il loro più grande pregio. E proprio così è Scuola di seduzione, ultima fatica dell'autore romano: è la storia che hai già ascoltato, e che continui a riascoltare con piacere.
Senza passare dal cinema, la commedia è planata direttamente sul piccolo schermo grazie a Paramount + il primo aprile: l'ultimo capitolo di un sodalizio iniziato, e consolidato, con quattro stagioni della serie Vita da Carlo.
Scuola di seduzione è un Compagni di scuola senza la scuola: una commedia corale di quelle che piacciono a Verdone, con tutti i tic della nostra contemporaneità. Nella nuova galleria di personaggi di Verdone allora, entrano in scena la creator che vive con uno schermo sotto gli occhi per raccontare i "malesseri", l'attivista lesbica che si batte per i diritti della comunità LGBT, la docente che insegna come sedurre sulla scia dei corsi che pullulano in rete. Quest'ultima interpretata da Karla Sofía Gascón, attrice transgender che lo scorso anno finì al centro di una polemica infinita per alcuni vecchi tweet razzisti: nominata come miglior attrice agli Oscar, ai Golden Globes e ai Critic Choice Awards, Hollywood la scaricò appena quei messaggi pubblicati su X tra il 2020 e il 2021, vennero riportati alla luce dalla stampa.
Incensata come prima attrice trans candidata agli Oscar, poi lasciata al suo destino dagli stessi che la elogiavano, dev'essersi sentita molto sola, Karla Sofía Gascón. Proprio come i personaggi di Carlo Verdone. Perché in Scuola di seduzione è proprio questo il tratto che accumuna tutti i protagonisti: la solitudine. Quella di chi è in coppia ma non si sente visto, come quella di chi ostenta di non avere bisogno di niente e nessuno; oppure, ancora, il pensionato che ha avvertito il vuoto appena sono finiti gli impegni lavorativi. Dietro, scavando nella malinconia verdoniana, nell'epoca in cui tutti possono potenzialmente essere connessi con tutti, la paura delle relazioni.
La Scuola di seduzione a cui decidono di partecipare i protagonisti altro non è che l'escamotage narrativo: nel mezzo c'è Verdone che fa Verdone, con i personaggi che si raccontano come in una seduta di terapia di gruppo, che si svelano tra una battuta agrodolce e una situazione assurda. Infine c'è lui, Clemente: un Carlo Verdone che guarda la contemporaneità un po' incuriosito e un po' straniato, ma non per questo giudicante. Ortensia, la love coach, non ha discorsi motivazionali da vendere né frasi facili: mette invece i protagonisti davanti alle loro fragilità, svelandole pian piano.
È perciò un Verdone in purezza, quello che ha scritto, diretto e interpretato questo film: il Verdone a cui viene naturale maneggiare nostalgia e commedia.. Esattamente quel Verdone a cui, ve l'avevamo detto, si perdonano anche le sbavature di qualche stereotipo: il Verdone a cui vogliamo bene.