Piaccia o no, questo è l’anno di Samurai Jay. Dopo il successo travolgente sul palco di Sanremo già certificato disco di platino e rimasto fisso al numero 1 della classifica FIMI/NIQ da ben 11 settimane consecutive) arriva oggi il progetto discografico nel momento più importante della sua intera carriera: Amatore.
Il titolo scelto per il disco gioca su una doppia valenza: da un lato c’è la pura carta d’identità, Amatore è il suo vero cognome (all’anagrafe Gennaro Amatore). Dall’altro c’è l’atteggiamento artistico: l’amatore è chi fa qualcosa per pura passione, per il gusto di farlo, muovendosi lontano dalle logiche.
Tornando a Samurai Jay, a me lui è uno che piace. Ha una presenza scenica che non passa inosservata, quella faccia da folle che spacca lo schermo e un'attitudine rara: il suo essere estate anche d'inverno, capace di portare calore, ritmo e freschezza in qualsiasi momento.
Musicalmente, il disco spinge forte su questa atmosfera, consolidando quella "wave latin mediterranea" che unisce le radici napoletane a un sound internazionale, lo stesso che con il remix spagnolo di Obsesion insieme a Naiara sta già ampiamente superando i confini nazionali.
Vorrei fare un discorso sulla scrittura, ma qui sorge un problema: la musica ti porta talmente tanto a ballare e a muovere il c*lo che ti dimentichi di quello che dice. E il punto è che in una canzone che dice: "Volevo andarmene non so dove, Scappare via, cambiare nome..."
Beh, lì il cervello ha un flash di consapevolezza. Ti rendi conto che stai ballando scalza sopra il tuo stesso cadavere.
Anche Malasuerte ha lo stesso mood, sound che ti trascina ma le parole svelano una delusione anche se indossi il vestito della domenica.
Ma non ci sono solo momenti in cui balli senza capire il senso perché le gambe dicono una cosa e la testa dice altra, ci sono canzoni come Prigione con Federica Abbate che sono esplicite. C’è anche una citazione splendida: “l’amore spacca il cuore” che riprende Spaccacuore di Samuele Bersani. Perfetto esempio di una scrittura che usa immagini pop, ma che scava dentro la contraddizione di una relazione tossica.
Insomma, il più delle volte questo album ci convince che stai scappando lontano e dimenticando il dolore, mentre in realtà ti sta solo stringendo a sé. Ma con la musica giusta, persino una gabbia diventa un posto in cui si può ballare.
Non è il mio mondo, ma questo per me è proprio un bell’album e lui ha il tempo e il talento per darci ancora tantissimo.