A Stromboli succedono cose che neppure Paolo Sorrentino dopo tre Negroni e una crisi mistica riuscirebbe a scrivere senza sentirsi dire: “Dai, esageri”. Mercoledì notte, alla nostra Libreria di Stromboli, era in corso la festa di fine produzione del film di Alice Rohrwacher The Three Incestuous Sisters. Ma non solo: festeggiavamo anche il compleanno di Josh O’Connor. E già questa frase sembra l’inizio di una favola lisergica: il futuro volto del cinema internazionale che compie gli anni sotto un vulcano attivo in mezzo al Tirreno, mentre Mick Jagger sorseggia vino poco distante e le Eolie sembrano finalmente ricordarsi cosa significhi essere vive. C’era una gigantesca torta a forma di Stromboli preparata dal Ritrovo Ingrid con tanto di eruzione! C’era l’isola. Quella vera. Non la caricatura folkloristica buona per le brochure estive o per le campagne elettorali. Ma quella fatta di persone che lavorano, accolgono, cucinano, sparecchiano, sudano, sorridono, resistono. Tutti insieme. Felici. Ebbri di vino, cinema, stanchezza e gratitudine. Perché questa produzione ha riportato qualcosa che Stromboli aveva perso da troppo tempo: la dignità. La dignità di sentirsi ascoltata e non sfruttata. La dignità di non essere solo sfondo pittoresco da consumare. La dignità di essere trattata come un luogo vivo, fragile, umano. E no, Isabella Rossellini non c’era. Lo scrivo perché mezzo giornalismo italiano ormai lavora con la tecnica del “copia e incolla e che Dio ce la mandi buona”. Isabella era già partita da giorni. Ma evidentemente, nell’immaginario nazionale, se c’è un film d’autore ambientato a Stromboli allora Isabella Rossellini deve apparire automaticamente in controluce come una santa patrona del cinema vulcanico. Dietro di noi, la Montagna accesa come un’enorme insegna al neon della cattiva idea. E poi noi della Libreria.
Mesi di lavoro vero. Di sudore, sorrisi, ghiaccio, piatti, vino, corse e resistenza umana ai limiti del miracolo pagano. Andrea e Micaela, i gestori, a tenere insieme il caos cosmico del locale. Sofia, la nostra spina dorsale in forma umana, cameriera inossidabile che potrebbe sopravvivere a un’eruzione servendo cocktail con grazia. Matteo, il barman più cool e rilassato del pianeta, Mario, chef Momoa, gigantesco sacerdote della cucina vulcanica, Sally, il nostro lavapiatti senegalese, silenzioso e impeccabile come certi eroi che non finiranno mai nelle foto ufficiali. Ed io, la libraia psicomagica e psichedelica che è riuscita anche a vendere un bellissimo libro a Mick Jagger, tra un mezcal e una chiacchiera. Persino i gatti - Accio, Bella e Settembre - sembravano percepire che stava accadendo qualcosa di speciale. Nami e Minù giravano tra i tavoli come piccole divinità canine eoliane. E soprattutto: non era un rave. Non c’erano devastazione, delirio o chissà quale Babilonia tossica partorita dall’immaginario impaurito di certa amministrazione da sagra triste. Era una piccola festa gioiosa tra amici. La produzione. Gli isolani che hanno lavorato al film. Tecnici, attori, comparse, persone dell’isola. Il grande produttore americano della Indian Paintbrush - gente che produce cinema vero, di quello che il mondo guarda davvero - seduto serenamente sotto le stelle insieme a pescatori, camerieri, libraie, cuochi e curiosi. E fatalità, seduto lì in mezzo, c’era anche Paolo Sorrentino. Due premi Oscar, Mick Jagger, il vulcano acceso, una comunità intera che celebrava mesi di lavoro e una produzione che ha restituito dignità cinematografica all’isola… e alle 00.10 arriva la grande battaglia dello Stato italiano contro una cassa bluetooth. Con relativa sanzione da 1032 euro comminata a chi da mesi - anzi anni - lavora nel e per il territorio, cercando di tenere viva un’isola che troppo spesso viene amministrata come un fastidio burocratico invece che come un patrimonio umano e culturale unico al mondo. Ed è forse questa la cosa che continua a sfuggire a chi governa le Eolie come se fossero ancora un feudo rancoroso degli anni Cinquanta: la magia non cade dal cielo. La magia si costruisce. Con il lavoro. Con il caos. Con le litigate, le risate, le corse, le ustioni da cucina, i turni infiniti, i bicchieri rotti, i libri venduti, i cocktail shakerati mentre il vulcano fuma dietro il bancone.
Noi alla Libreria non vendiamo semplicemente vino o libri. Creiamo alchimia. Una follia sana, gioiosa, umana. Quella che Erasmo da Rotterdam avrebbe probabilmente benedetto bevendo un Margarita sotto la Montagna à la Malcom Lowry in Sotto il Vulcano. E invece no. Perché nelle Eolie puoi avere Mick Jagger, Alice Rohrwacher, Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley, Josh O’Connor che spegne le candeline davanti a una torta-vulcano e mezzo cinema internazionale riunito sotto le stelle… ma non puoi avere una caz*o di cassa bluetooth accesa di mercoledì dopo mezzanotte. Così sono arrivati i carabinieri. E lì ho pensato che solo in Italia si può interrompere una festa con Mick Jagger, un compleanno vulcanico, il cinema mondiale sotto le stelle e una comunità finalmente felice, trasformando tutto in una scena sospesa tra Kafka, Fantozzi e La Dolce Vita. Naturalmente “eseguivano ordini”. Gli ordini di quell’allucinante macchina amministrativa eoliana che sembra avere come missione principale non quella di aiutare le isole a vivere, ma quella di ricordare a chiunque osi essere felice che esistono timbri, divieti e ordinanze. E possibilmente ricordarlo con una certa solerzia selettiva.
Perché a Stromboli esiste da anni quella curiosa sensazione per cui alcuni vengono osservati molto più attentamente di altri. Specialmente se arrivano da fuori, portano idee, muovono persone, creano fermento, attirano cultura, cinema, attenzione internazionale. Una forma di vigilanza molto efficiente, diciamo. Peccato non venga impiegata con lo stesso zelo per tutto il resto. Il mercoledì niente musica. Lo ripeto perché sembra una frase inventata da Maccio Capatonda: il mercoledì niente musica. A un certo punto mi sono sentita dentro Footloose. Solo che lì era l’America puritana degli anni Ottanta. Qui invece siamo nel 2026, sotto un vulcano attivo, con Mick Jagger a un tavolo e una torta gigante per Josh O’Connor. Più che Footloose, sembrava Foot-losers: la guerra tragicomica contro il pericolosissimo crimine del ballare felici. In un arcipelago che vive di turismo, di cinema, di mare, di vento, di esseri umani che cercano ancora bellezza e libertà. La notizia è diventata virale ovunque. Italia, Inghilterra, Austria, Argentina … televisioni, radio, meme, social. Mick Jagger fermato a Stromboli da un’ordinanza comunale. Mancava solo che l’arrestassero per schiamazzi notturni! Sembra satira. Invece è amministrazione pubblica. Ma forse il punto è proprio questo. Le Eolie sono molto più avanti di chi pretende di governarle. Le isole hanno fame di vita. E la vita, per fortuna, continuerà sempre a fare casino. Comunque noi, Libreria e isola di Stromboli, non ci fermeremo mai.
Potete spegnere una cassa bluetooth alle 00.10, ma non il ritmo che questa isola ha nel sangue da millenni. Scorre nella lava, nel vento, nei corpi stanchi che lavorano fino all’alba, nelle persone che continuano ostinatamente a creare bellezza in mezzo al mare. E in fondo la comicità cosmica è tutta qui: nel tentativo tragicomico di zittire una piccola festa mentre il mondo intero guardava Stromboli. Avete fatto una gigantesca pubblicità gratuita non solo al film, ma alla Libreria, all’isola e persino alla vostra ordinanza surreale. Una campagna internazionale che nessun ufficio stampa avrebbe saputo inventare. Thank you and goodnight.