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13 marzo 2022

Eco si sbagliava: qualunque opinione espressa sui social non vale una beata minchia

  • di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

13 marzo 2022

Umberto Eco disse: “I social network danno diritto di parola anche a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre oggi hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”. E se avesse avuto torto?
Eco si sbagliava: qualunque opinione espressa sui social non vale una beata minchia

Ci ho riflettuto a lungo, e non sono d’accordo con Umberto Eco e con la sua frase riguardante i social: “I social  network danno diritto di parola anche a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”. Almeno è questa la sensazione dopo la pandemia e la guerra Russia-Ucraina. Sinceramente non riesco più a vedere la differenza tra coloro che usano i social e gli ubriachi al bar.

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Un post condiviso da Il Musazzi (@ilmusazzi)

Intendiamoci: all’inizio poteva anche sembrare che Eco avesse ragione, ma eravamo come un po’ ipnotizzati dalla lettere stampate su uno schermo. Eco poi ne subiva anche un certo fascino esagerato, basta andarsi a rileggere le pagine del “Pendolo” su “Abulafia” che era il nome dato a uno dei primi word processor. E’ vero che per un certo periodo qualunque www.spariamominchiate.com poteva, per gli ignoranti, avere la stessa validità di fonte di un quotidiano, di quelli seri, online. Così come è senz’altro vero che anche i quotidiani, di quelli seri, non sempre hanno omesso di sparare minchiate. Ma oggi, siamo davvero convinti che coloro che scrivono sui social abbiano più potere degli ubriachi al bar? Davvero pensiamo che, per dirne uno conosciuto, Paragone abbia lo stesso potere di un Nobel, quando invece, diciamoci la verità, non ha fatto altro che portare un povero Nobel al suo livello?

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Un post condiviso da Gianluigi Paragone (@gianluigi_paragone)

Voglio dire, mettiamo la faccenda del complottismo: ma prima di internet che forse mancavano quelli con lo scolapasta foderato di carta d’alluminio in testa per proteggersi dalle onde alfa della Cia? I protocolli dei Savi di Sion, falso storico, è stato diffuso via internet? L’inferiorità razziale degli ebrei deriva dal profilo facebook di Internet?
Direi che sono alquanto convinto, invece, che qualsiasi cosa, anche la verità, anche il discorso più logico e ragionevole, se pubblicato sui social perda immediatamente la sua credibilità, come se una ricerca scientifica, al posto di essere discussa in un luogo apposito, con altri accademici, venisse esposta in un bar pieni di ubriachi che ruttano. Sono pressoché convinto che qualunque opinione voi esprimiate attraverso i social non valga una beata minchia. Di più: sono quasi  certo che chiunque pensi ai social come un luogo dove esprimere una propria opinione, sia un ubriaco da bar.
Mi piacerebbe che Eco fosse vivo e che affrontasse, oggi, la faccenda, in una sua bustina di minerva. Perché, ne sono certo, non lo farebbe in un post.

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