Signori, è tornato Robert Lewandowski. Che nel rap italiano corrisponde al nome di Matteo Professione aka Ernia, per i pochi che non lo sapessero. E torna giusto in tempo il duca. Proprio nel momento in cui ci serviva un brano di incastri fatti bene, senza autotune, soldi, fi*a e dro*a. Un altro capitolo di Lewandowski, il leggendario freestyle di Ernia che non finisce mai. Dal 2018 fino ad oggi con Lewandowski XI, prodotto da Dat Boi Dee. La saga di freestyle più lunga del rap italiano e anche la più succosa.
I primi “Lewandowski” iniziano a circolare negli anni della scena rap milanese post-Troupe D’Elite, quando Ernia voleva dimostrare di essere molto più forte tecnicamente rispetto all’etichetta “trap/swag” che si era portato dietro. Dopo l’esperienza controversa dei Troupe D'Elite con Ghali, Ernia torna infatti a puntare sul rap tecnico e sui freestyle. Nato artisticamente tra le battle e il rap underground milanese, Matteo Professione ha costruito il proprio percorso fino a diventare una delle penne più riconoscibili del rap italiano.
La saga dei “Lewandowski” è forse il simbolo più chiaro della sua evoluzione. Freestyle lunghi, punchline e cambi di flow diventati negli anni una prova di forza tecnica attesa quasi quanto un album. In un panorama sempre più dominato da playlist e tormentoni, Ernia continua infatti a mantenere vivo il culto della barra scritta bene.
A Ernia non servono i ritornelli per fare le hit. Solo una base, una voce e tanti schiaffi. Cari saluti al rap italiano. Professione sa ancora fare bene la sua. “Sei tornato a casa portandoti Margot Robbie e la mattina hai aperto gli occhi ed avevi di fianco Dobby”, per dirne una del testo. E se non bastassero le rime direttamente dal Regno dei Cieli, c’è il cambio di metrica e beat. Il brano è un esercizio di stile riuscito benissimo. D’altronde Lewandowski non ha mai deluso, anzi, più passa il tempo più Ernia lucida i polpastrelli per farci godere.
Tecnica, flow e corso di scrittura gratis. “Più voi scrivete, più noi lo facciamo. Mentre spingo il passeggino”. E alzi la mano chi aveva pensato che Ernia si sarebbe addolcito con la paternità. O chi aveva creduto che dopo Buonanotte, il duca di Milano sarebbe passato al livello successivo: quello del cantante pop, un po’ Superclassico.
E invece no. Ernia torna con le barre pesanti e dimostra che può fare sia l’uno che l’altro e che può farlo bene. Però noi amanti del rap, di questo Lewandowski XI ne avevamo bisogno un po’ di più. Qui Ernia si dimostra un adulto, ma mai abbastanza da smettere di essere competitivo. Nelle sue rime c’è la fame di chi ha appena iniziato e il tono serafico di chi non ha bisogno di urlare per stabilire chi comanda. 2:58 di sole rime e diversi cambi di flow al grido di “Bro, un po’ più veloce”.
Ma il punto forte di Ernia è la capacità di alternare ego rap e fragilità personale. Nei suoi dischi convivono relazioni tossiche, ambizione e senso di inadeguatezza. È questo equilibrio ad avergli permesso di uscire dalla nicchia rap senza trasformarsi in un semplice artista pop, nonostante i successi mainstream.
Oggi Ernia occupa uno spazio raro nella musica italiana: quello dell’artista che piace sia a chi cerca tecnica sia a chi vuole emotività. E in un’epoca in cui molti rapper sembrano rincorrere il personaggio, lui continua a vincere soprattutto con la scrittura. Nel rap italiano ormai - salvo poche eccezioni - si copiano l’uno con l’altro e quando non sanno più chi copiare, scopiazzano il rap internazionale, come dice lo stesso Ernia nel freestyle uscito stanotte. E, per citarlo proprio in Lewandowski XI: “La regola in Italia è ruba, compra, corrompi”.
Proprio per questo, un prodotto originale come quello che fa Ernia va celebrato. E allora viva Lewandowski. E noi speriamo di non smettere mai di contarli.