Su Netflix, l'adattamento italiano del famosissimo format sudcoreano. Mi sono immerso in questo show con un misto di curiosità e tanto scetticismo e mi sono ricreduto, osservando il crescendo emotivo, oltre che l'impegno fisico, in prove tutt'altro che edulcorate. Nonostante l'immancabile direzione degli autori, trapela della verità che prescinde dai ruoli e dal passato illustre di molti dei protagonisti. Physical Italia: Da 100 a 1 mette in scena uno scontro tra canoni generazionali e attitudini prestazionali all'opposto, trasformandosi nell'allestimento di una vera e propria arena antropologica contemporanea. Da un lato una manciata di medagliati olimpici, custodi di una disciplina istituzionale, legata a canoni classici, come la leggendaria Pellegrini, il mitico signore degli anelli Jury Chechi e la tuffatrice Tania Cagnotto, Insieme all'ex pilastro della Nazionale di rugby Mirco Bergamasco. E poi i campioni di specialità d'avanguardia tra la Gen Z, come l'Hyrox e il Calisthenics. Spazio anche al crossfit, ai giganti del powerlifting, agli agilissimi breakdancer, ai lottatori dell'MMA, ai giocatori di football americano e ai personal trainer star dei social, tra cui la statuaria e mitica Federica Murgia.
Nel bel mezzo di questa fiera della biomeccanica si muovono i fenomeni dei social media e dello spettacolo, come Luis Sal o Elisabetta Canalis, immessi come condimento per via della fama e del loro seguito consolidato. Ne deriva una sfilata eterogenea di carni scolpite, modellate dalle rispettive discipline per rispondere al reale quesito dell'intero format: ovvero, qual è la macchina corporea definitiva per la sopravvivenza e la vittoria. In questo reality non si vince con la manipolazione e le solite dinamiche di gruppo, ma con la fatica, la forza e la pura resistenza, nel totale azzeramento dei privilegi anagrafici e di curriculum. Non si fanno sconti: puntata dopo puntata, sono molti i famosi che vengono eliminati. Eppure, in questa ecatombe di certezze e di titoli, c'è chi resiste stoicamente, incarnando l'essenza più profonda dello spirito competitivo: Federica Pellegrini. Sì, proprio lei, Divina anche in questo format. Entrata in punta di piedi, quasi appagata da ciò che lei è stata. Ma che in un attimo si riaccende. Qualcosa di istintivo in lei che trapela in termini di determinazione e assoluta tempra agonistica, in un corpo a corpo brutale contro un'avversaria compatta, avvezza al brasiliano jiu-jitsu e abituata al contatto fisico. E proprio mentre la Pellegrini sta per soccombere, qualcosa di antico si accende in lei e con un guizzo insperato vince all'ultimo secondo. Physical Italia: Da 100 a 1. Qualcosa da guardare, per capire che, spogliati del proprio curriculum, l'unica cosa che conta davvero è quanto si è disposti a dare prima di cedere.