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20 marzo 2026

Forlì-Cesena non saranno Capitale della Cultura 2028? Ci mancherebbe altro. Ecco perché, da Forlivese, questa storia è sempre stata nauseante

  • di Matteo Miserocchi Matteo Miserocchi

20 marzo 2026

Una lettera aperta del nostro Matteo Miserocchi alla sua città, Forlì. Una città che si è candidata, assieme a Cesena, a Capitale della Cultura 2028, perdendo miseramente contro Ancona. A capire perché non ci vuole molto, come non ci vorrebbe molto a cambiare un po’ le cose. Invece la politica usa la cultura come medaglia di latta con cui mostrarsi bella, facendo di miseria virtù

Foto di: Agenzia Ansa

Forlì-Cesena non saranno Capitale della Cultura 2028? Ci mancherebbe altro. Ecco perché, da Forlivese, questa storia è sempre stata nauseante

Forlì non è capitale della cultura. Da forlivese sono contento, sarebbe stata una bestemmia vergognosa. Lasciamola dormire Forlì, si è scelta Ancona e Forlì che era "in tandem" con Cesena ora si lecca le ferite. Due città gemelle che mal si sopportano (i cesenati sentono molto la subordinazione storica ormai sparita) e hanno vedute e amministrazioni diverse: una di centro destra, Forlì, l'altra di centro sinistra, Cesena. Queste due città si sono alleate per avere una medaglia di latta. Forlì ha un sistema museale ridicolo, che si fonda su una realtà privata, gestita dalla potente e ricchissima Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì, che tutto può a suo piacere. Il cittadone ha palazzi di pregio chiusi, che non ricorda gli Ordelaffi, Caterina Sforza, Saffi e il Risorgimento, gli eroi e i martiri della Resistenza (quelli che l'hanno fatta sul serio) o altro. Che non ricorda i suoi artisti di livello, i suoi sportivi alle Olimpiadi o i campioni del mondo come Andrea Dovizioso. Forlì è una città che fa dell'ignoranza la via maestra! Una strada percorsa dalla sinistra, dal centro e dalla destra in perfetta continuità.

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Il tremendo logo "FCC".

W Forlì capitale del nulla. l tema "capitale della cultura" sarebbe stato solo un vanto politico. La galleria Verzocchi spostata spendendo milioni di nostri euro inutilmente, da palazzo Romagnoli, dove stava benissimo, al solito San Domenico, l'Ebe del Canova regalata sempre ai Musei del San Domenico che la mettono in un angolo vergognoso per l'importanza dell'opera, tutta la pinacoteca allocata in un museo collegato a esposizioni private: vergogna. Palazzo Dragoni chiuso e in abbandono è vergogna, la rocca con ancora le prigioni (le nuove in costruzione da oltre 30 anni altro che tela di Penelope) sono vergogna... la cultura non può essere solo una "sfilata politica". In fondo Meldola, dove l'attuale sindaco di Forlì è stato primo cittadino per due mandati, ha speso milioni di euro per il recupero di una rocca e di un ex ospedale sempre chiusi... un museo a Felice Orsini, il meldolese più illustre, è miraggio, così come uno spazio per le tele e il patrimonio dello stampatore a ruggine Fabio Visini o la ricca eredità del compianto fotografo Ruggero Milandri. Noi importiamo il meglio dal comprensorio... perché abbiamo ancora da dare il peggio. Da 50 anni cultura a Forlì fa rima con sfilata dei politici di turno e dei ricchi forlivesi. Non è un problema di dimissioni di questo assessore o di un altro: di questa miseria siamo tutti colpevoli, io per primo, ma basta cantarvela e suonarvela con questa auto referenzialità e auto incensamento decisamente di poco stile. Di Caterina Sforza, di Saffi e dei garibaldini, dell'unica città che ha subìto una crociata, a Forlì non c'è memoria, come delle sue tradizioni musicali. Il museo del Risorgimento è chiuso e tutto è fagocitato dai Musei del San Domenico che sono una realtà privata per eventi brillanti che durano sei mesi.

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L'Ebe di Canova.

Avete scelto un logo che sembra l'insegna di un'azienda municipalizzata (FCC...) e nulla ha della bellezza dell'Ebe, dei quadri del Melozzo o dei mosaici dell'ex collegio aeronautico. Speriamo sparisca presto. Noi continuiamo a stare zitti in un angolo, proseguite nello scempio, ma almeno dateci un taglio con questi canti da prefiche senza vergogna. Se ci avete creduto davvero è perché siete convinti che l'Italia sia messa davvero male, che non avete mai fatto un giro nemmeno a Rimini o Ravenna. Ancora: l'Ebe del Canova è posta in una stanzetta che va bene per le scope, seminascosta a fianco della portoncina di uscita del percorso museale del San Domenico, nessun apparato didascalico o informativo per un'opera che meriterebbe un'esposizione in solitaria, un'opera di valore inestimabile. Nulla nemmeno alla gratitudine che si dovrebbe mostrare con pannelli alla nobile famiglia che l'acquistò e donò alla città l'opera del Canova, abbiamo invece la nostra opera più bella in un ripostiglio delle scope. E voi che fate? vi mettete medaglie di latta al petto! Quanto avete speso per questo monumento alla vostra auto incensazione? Quanti dei nostri soldi sono andati per il logo e tutta la manfrina? E tutta la gente che plaude un giro a vedere l'Ebe l'ha fatto? Andate nel salottino delle scope... leggete i ricchi apparati didattico-didascalici, la targa che omaggia la famiglia donatrice... e vergognatevi un po'.

Il re è nudo da un pezzo, chi continua ad applaudire per la bellezza del vestito non fa certo una bella figura.

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