Viviamo in una distopia sotto così tanti punti di vista che cosa ne poteva sapere il replicante Roy Batty in 'Blade Runner' nel lontano 1982. Pivello, ingenuo, ma soprattutto ottimista e sognatore. Ora, qui parliamo di social e dei personaggi che li popolano, non solo seguiti ma proprio venerati da 'milioni' di follower come fossero semidei, la grotta di Lourdes a metà del secolo 800. Facendo finta che questo sia perfettamente normale, c'è un fenomeno in particolare, dentro a tale allucinazione di massa, su cui mi vorrei soffermare: da 'sempre' concepiamo al 100 % legittimo e regolare che 'mamme blogger' postino i loro figlioletti, fin dal pancione. Perché sono tanto tenerelli, perché la gravidanza, il primo vagito e pure il ruttino creano empatia (leggasi, engagement), cosa c'è di male? In estrema sintesi: tutto. Specie quando i pupi vengono piazzati in faccia alle orde di seguaci con 'n goppa link 'allo store' di mamma e papà. O per produrre contenuti sponsorizzati (le adv, ndr). I minori non possono dare il proprio consenso e negli anni mi sono passati davanti agli occhi così tanti pargoli incastrati dentro culle "comodissime", costretti a giocare sorridenti con roba di cui non gliene poteva fregare di meno, conciati da giullari di corte perché così la famiglia fattura (di più). E l'unica cosa ripetibile che mi veniva e mi viene tuttora da esclamare era ed è: "Lasciateli in pace e trovatevi un lavoro vero, santocielo!". Bene, veniamo alla recente scoperta della super influencer Giulia De Lellis - che sì, negli ultimi giorni ha fatto titolo perché vestita burina 'perfino' al battesimo della figlia Priscilla (ma va?! Ci aspettavamo Lady Diana, ndr). Comunque dopo un solenne e meritato 'stigrandissimicazzi' riguardo all'outfit, arriviamo all'illuminazione della nostra Frankenstein di Maria De Filippi: in una storia Instagram risponde alle richieste dei fan dicendo di non avere intenzione di postare la propria creaturina sui social 'perché è pericoloso. Ci sono troppi maniaci e pervertiti, questa cosa mi blocca profondamente". Bravissima, siamo stupefatti da cotanta improvvisa saggezza, brava Giulia! E invece no. Perché nel feed delellico compare già l'annuncio della nuova edizione del video-podcast che 'conduce', The Piccologi, in cui espone i vostri figli in faccia a 6 milioni di follower (per tener conto soltanto di Instagram). I rischi che possono correre in mezzo a 'pervertiti e maniaci' i marmocchi dei poveri stronzi, insomma, non la 'bloccano profondamente'.
Esporre minori sui social comporta problematicità belle grosse (e tristemente comprovate). Quindi De Lellis non dà in pasto al web la propria progenie, ma intanto chiede la vostra per imbastire uno show basato su chiacchiere e giochi coi bambini. Seconda stagione in arrivo, già in partnership con Tezenis. Il figliame dei 'vip' vale di più di quello degli altri? Per qualcuno sì, infatti così mi hanno già risposto alcune pecore, pardon persone, quando mi sono arrischiata a sottolineare l'evidente cortocircuito su X. Che benessere, vero? Possa l'estinzione coglierci presto.
Tra l'altro, Giulia De Lellis era (o forse è ancora) solita postare contenuti social che vedono protagoniste le sue nipoti - bell'idea iniziata quando le piccole avevano circa 8 anni. Nel momento in cui le è stato fatto notare, avrebbe risposto che loro, le bimbe, a quell'età oramai avessero perfettamente compreso le insiedie del web e fossero parimenti consapevoli di non dare confidenza agli sconosciuti online. Posto che le pupe non avevano né hanno profili individuali, quindi non sarebbe possibile, grazie al cielo, contattarle direttamente, il senso di cotanta replica resta pari a zero. Qualunque post con immagini di minori può essere, ahinoi, screenshottato, ricostruito con app di intelligenza artificiale di cui chiunque può essere in possesso (pure gratis) e reso materiale appetibilissimo per maniaci e pervertiti. In una parola, pedofili. Terribile a dirsi ma ciò succede pressoché ogni giorno. Cosa che toccherebbe ricordare a tutti quei genitori che monetizzano sulla pelle del loro figliame, sbattendo decenni su TikTok in pose ammiccanti per il 'fitting'. Oppure creature ancora più piccine sempre lì a truccarsi il muso e spalmarsi creme 'anti-età' per la 'beauty routine'. Dubitiamo possa risultare gradevole per qualsiasi essere umano anche solo il lontano pensiero che quei reel 'innocenti' (ma monetizzabili) vengano usati per altri scopi, indicibili. O almeno vogliamo sperare che sia così.
Dopo anni di sfruttamento, non ci viene altro termine, di bebè e marmocchi per smarchettare roba, d'improvviso agli influencer è balzato in mente che forse non fosse cosa. I furono Ferragnez, qui si dice a causa del divorzio, sono stati i primi a interrompere le baby-trasmissioni social del Leo e della Vitto. Pure mia madre mi chiede dove siano finiti perché 'le mancano'. Fino a quel momento, infatti, venivano serenamente postati sia in adv che con link per rimandare i follower alla 'new collection' di mammà 'nello store online' (sempre di mammà). Non era mica reato, non lo è nemmeno adesso. Ma potrebbe diventarlo: il vento sta cambiando da mo'. Per esempio, negli Stati Uniti dove Shari Franke, più o meno appena raggiunta la maggior età, è corsa in tribunale per denunciare i genitori: piazzata sui social fin dalla culla, li ha accusati d'aver sfruttato sia lei che i cinque fratellini più piccoli. Obblligandoli a registrare video sorridenti e convincenti da mane a sera, con prodotti e cianfrusaglie in #adv sempre in mano. La ragazza lamenta di non aver avuto un'infanzia vera e propria come neanche un'adolescenza che possa definirsi tale. Ma facciamo un esempio: quando le sono venute le prime mestruazioni, mammà ha preso subito lo smartphone e ha schiaffatoil video della figlia sul cesso di fronte a milioni di follower, ridendo divertita della situazione 'che doveva assolutamente condividere' (col mondo intero, '8 Passengers' è stato un canale super seguito con la matriarca eletta più volte 'mamma dell'anno' in America, una celebrità). Shari oggi vuole proteggere i suoi fratelli da questo tipo di 'sfruttamento', appunto, pretendendo anche risarcimento economico da parte dei suoi: i profili social di questi qui funzionavano così 'bene' grazie al 'lavoro' e all'immagine dei pupi. Lavoro che non è mai stato riconosciuto. E che nemmeno volevano fare, ma toccava obbedire - o le prendevano di santa ragione, off the records. Potrebbe bastare questo scenario per levare aprioristicamente il follow a qualunque tenerissima famiglia della 'Mulino Bianco' che si spacci per tale online. Ma so che non lo farete: vi ci siete affezionati ormai.
Nessuna vacanza (sempre #suppliedby) è mai stata una 'vacanza' vera, racconta Shari: toccava smarchettar roba fino a quando si riusciva a risultare baby-venditori credibili. Dal primo vagito in poi, fine pena mai. Non vogliamo dire che questa sia la 'norma', ma Ruby Franke, che più in là si sarebbe unita a una setta super estremista diventando ancora più pericolosa per il figliame, s'è presa 30 anni di gabbio per 'abusi sui minori'. Nella pena, è stata presa in grande considerazione la testimonianza di Shari, la prima al mondo a denunciare i genitori per averla esposta, senza consenso e per tutta la vita, sui social e data in pasto a milioni di perfetti sconosciuti. Volendo restare su un piano quasi banale: a scuola c'era molta diffidenza verso di lei, spiega, perché i compagnucci sapevano che, andando a casa sua o comunque frequentandola, sarebbero finiti prima o dopo in qualche video virale. E non gli andava, quindi le restavano ben lontani. Fino a qui si può arrivare, anche se non ci pensiamo perché 'lo fanno tutti e allora 'che male c'è?'. Il mero fatto che qualcosa 'succeda', non la rende per forza 'giusta' o 'normale'. E alle conseguenze nessuno pensa mai, pure perché non ricadranno sulla nostra pellaccia di onesti e innocenti follower.
Ora, tornando al punto, Giulia De Lellis risulta essere ben consapevole dei rischi dei social per i minori. Infatti, annuncia d'aver deciso di non mostrare la sua Priscilla (Lucilla Nella Marie Rapisarda, ndr) su Instagram. Nel frattempo, però, vuole i vostri pargoli perché ha da pubblicare la seconda stagione del suo video-podcast coi bambini. In faccia a sei milioni circa di follower, lo ripetiamo, considerando 'solo' Instagram. I genitori dei pupi avranno di certo dato il consenso e firmato le liberatorie di rito, ma quanto saranno coscienti della problematicità in cui, anche in questo modo, infilano il figliame? Giulia De Lellis cosciente sul tema lo è, al 100 %. E se ne sbatte, quando a rischiare sono i marmocchi degli altri. Si magnassero brioche.
Verrà il giorno in cui la pianterete di farvi prendere per il culo, pure contenti 'per la grande occasione di visibilità', magari. Oppure, fa lo stesso, il giorno dell'asteroide che porrà fine a ogni cosa. Opzione per cui, personalmente, faccio il tifo. Oramai da anni. Eh, ma quanta negatività, lo so, se i genitori sono d'accordo, che problema c'è? Nessuno, bimbi, tranquilli (agevolo screen in cui, ne sono certa, 'si scherza').