Interpretata da Luisa Ranieri, La Preside è la serie di Rai 1 che racconta la storia di Eugenia Carfora, preside dell' Istituto al Parco Verde di Caivano che ha lottato contro l'abbandono scolastico ed è riuscia a riqualificare la scuola, trasformandola da un edificio in stato di abbandono in una vera e propria eccellenza che ha finito, di conseguenza, per riqualificare l'area di spaccio in cui si trovava.
Seguitissima dal pubblico televisivo, La Preside non è passata inosservata al collettivo studentesco del Liceo Niccolò Braucci di Caivano. I ragazzi della scuola infatti, hanno inviato una lettera al sito skuola.net, in cui lamentano che il racconto Rai trasforma l'intera comunità in una “buffa caricatura”, mentre il ritratto della Preside è quello di una “super eroina” che, da sola, combatte il crimine. Invece, sottolinea la lettera del collettivo, per quanto il lavoro della Preside Eugenia Carfora sia insindacabile, la presentazione di una figura tanto gloriosa sminusce l'importanza del lavoro della società tutta.
Ma è davvero così? Lo abbiamo chiesto a una persona che Napoli la conosce e la ama, la penna dietro le indagini de I Bastardi di Pizzofalcone e de Il Commissario Ricciardi: lo scrittore Maurizio De Giovanni.
Ha visto La Preside?
È una fiction che racconta una storia vera, questo la rende diversa dalle altre, nel senso che la narrazione è necessitata da un rispetto dei fatti come sono andati. Non è Gomorra, Mare Fuori o anche I Bastardi di Pizzofalcone, che sono prodotti del tutto inventati, quindi va vista e commentata in maniera diversa.
Appunto, non le sembra sia un po' stereotipata?
Che la mia città sia gravata dagli stereotipi, non è un fatto nuovo: dalla pizza e mandolino alla valigia di cartone, siamo sempre stati oggetto di una narrazione estrema. Del resto, questo si chiede alla narrazione: di raccontare cose diverse dal solito. Lo stereotipo è frutto di questo: che poi si cerchi di rappresentae più le ombre delle luci, questo è ovvio. Napoli è una grande capitale del sud del mondo: la città meropolitana ha 3milinioni e mezzo di abitanti, è la zona più densamente popolata d' Europa: è naturale che ci siano ampie zone di dregrado e povertà, come in tutte le periferie delle grandi città.
Eppure, nonostante il contesto complesso, sembra che questa Preside riesca a sciogliere con facilità nodi difficili
Ma quello è un problema di narrazione: se avesse descritto in tempo reale gli anni per entrare nella fiducia delle persone, gli anni per operare anche al di là di quello che la burocrazia impone, sarebbe stato qualcosa di molto noioso. Noi dobbiamo capire che la narrativa è una forma di intrattenimento: non dobbiamo mai pensare che, soprattutto quella televisiva, sia tesa a documentare la realtà, soprattutto quella televisiva, oppure a educare le persone. La narrativa è intrattenimento.
Quindi puro intrattenimento, senza preoccuparsi dell'elemento di realtà?
Trovo brutto che si faccia un'equazione con la realtà: lo trovo scorretto da un punto di vista ideologico, e superficiale. Se uno a Monza vede La Preside, e pensa che Napoli sia così, è stupido lui.
Sa della lettera dei ragazzi del Liceo Niccolò Braucci di Caivano? Loro hanno scritto che nella serie, la comunità di Caivano è rappresentata come una caricatura
Io sono stato in quella scuola: una scuola di prim'ordine, mi sono trovato davanti a una scolaresca preparata, intelligente e interessata come quella di Caivano. Sono ovviamente d'accordo con quello che scrivono i ragazzi, ma se fossi il produttore o il regista, risponderei che io non posso raccontare la storia del posto: scelgo una vicenda e racconto quella. Non è la fiction che deve rapprensentare la realtà: la fiction deve raccontare una storia, intrattenere. Non dobbiamo aspettarci che la fiction determini il processo educativo delle persone: lasciamo alle fiction il loro ruolo, che è quello di far passare la serata agli spettatori.