Il 27 gennaio è il giorno della memoria, e come ogni anno, in tv seguirà programmazione ad hoc. Per il 2026 la Rai da deciso di proporre su Rai 1 una miniserie, raccontando una storia poco nota. Si tratta di Morbo K-Chi salva una vita, salva il mondo intero, dedicata ai medici del Fatebenefratelli di Roma che inventarono l'esistenza di una malattia, il Morbo K appunto, per salvare decine di ebrei dalle persecuzioni nazifasciste.
Prima della messa in onda, la serie è stata proiettata in anteprima per la stampa, lasciando i presenti con una domanda: ma dove sono i fascisti? Nella serie infatti, è il regime nazista ad essere protagonista, mentre le responsabilità dell'alleato vengono messe in secondo piano. Anzi, chi ha visto la serie assicura che di rappresentanti del regime fascista se ne vedono due, e in ruoli molto marginali trattandosi di poliziotti.
Diretta da Francesco Patierno, coproduzione Rai Fiction con Fabula Fiction e Rai Com, la serie è composta da due puntate in programma per martedì 27 e mercoledì 28 gennaio. Morbo K si inserisce in quel filone narrativo, ma in parte divulgativo, che la Rai porta avanti quando si ricorda del proprio ruolo di servizio pubblico: in questo caso, la storia vera di un atto di resistenza al regime. L'invenzione da parte del dottor Borromeo (nella fiction è il dottor Prati), primario dell'ospedale sull' Isola Tiberina di un reparto speciale dedicato a una malattia pericolosissima, ad alto rischio contagio. Compilando apposite cartelle cliniche, rischiando la propria vita e quella dei cari, il medico dissuase i nazifascisti dall'entrare nella struttura, proprio in virtù della pericolosità del misterioso e contagiosissimo morbo In questo modo, salvò la vita degli ebrei presenti all'interno della struttura, che erano riusciti a rifugiarsi lì dopo il rastrellamento del vicino ghetto. Grazie a una tipografia che stampava clandestinamente documenti d'identità, i “pazienti” risultavano ricoverati sotto falso nome e poi, una volta ottenuti i documenti, dichiarati morti col vero nome per poter scappare dal regime con la loro nuova identità.
Questa la storia del Morbo K, così chiamato in riferimento alle iniziali degli ufficiali nazisti Kesselring e Kappler.
Nella serie Rai, il via agli eventi lo dà la richiesta alla comunità ebraica di cinquanta chili di oro per non essere deportati: intuendo che la proposta di Kappler sia una menzogna, e che la deportazione avverrà comunque, l'ospedale del Fatebenefratelli riesce a trasferire alcune famiglie all' interno, impedendo poi ai nazisti di entrare all'interno proprio inventando la presenza del morbo letale.
Quattro gli episodi totali che, mentre esercitano la memoria della persecuzione agli ebrei, nel frattempo, trascurano la collaborazione del regime di Mussolini. In un'epoca di fake news, revisionismi storici, le destre nere che conquistano sempre più consensi, la scelta della serie Rai presta il fianco agli stessi revisionismi. A poco serve la giustificazione che non si tratti di un documentario, davanti ad eventi realmente accaduti: la licenza poetica può essere la storia d'amore inserita per far appassionare il pubblico, non l'evanescenza del regime fascista nella Roma del 1943. Morbo K è una storia di coraggio e resistenza: senza il Fascismo, la resistenza diventa a metà. Le colpe della persecuzione spostate all'esterno.
Non è un caso che già sia polemica, si è pronunciato in merito anche il sindaco di Roma Gualtieri augurandosi che quanto emerso, non sia vero dato che i fasciti hanno collaborato attivamente nella persecuzione degli ebrei.
Chissà cosa avrebbe pensato di tutta questa storia Antonello Fassari, qui alla sua ultima apparizione prima della scomparsa: la serie è dedicata a lui.