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Il critico televisivo Aldo Grasso: “A Valentino dobbiamo dire grazie soprattutto per un motivo”

16 novembre 2021

Il critico televisivo Aldo Grasso: “A Valentino dobbiamo dire grazie soprattutto per un motivo”
Secondo il critico televisivo Aldo Grasso, Valentino Rossi è entrato non solo nella storia del Motomondiale, ma anche in quella della tv: “Se il motociclismo non è più la cenerentola degli sport televisivi lo si deve a lui, soltanto a lui. Ci voleva un pilota-star, carismatico e vincente, per accendere le telecamere, stimolare le telecronache di Guido Meda e creare un grande fenomeno mediatico”. E quando anni fa meditava di ritirarsi…

Valentino Rossi non è entrato solo nella storia del Motomondiale, ma anche in quella della televisione. A incoronarlo è Aldo Grasso: “Il merito più grande di Valentino – secondo il critico televisivo del Corriere – è l’aver reso televisivo uno sport ristretto fino ad allora ai soli sparuti appassionati, l’aver allargato la platea degli spettatori anche al mondo femminile. In molti si sono sbizzarriti nei suoi confronti: Valentino sta alla MotoGP come Alberto Tomba allo sci alpino, Michael Jordan al basket, Tiger Woods al golf, Roger Federer al tennis, Usain Bolt all’atletica e Maradona al calcio. Certo, Valentino è l’icona stessa della MotoGP. Sono state le sue imprese a segnare oltre un quarto di secolo del Motomondiale: senza i suoi spericolati inseguimenti, senza le sue vittorie in tanti non si sarebbero avvicinati a questo sport. Il potere mediatico di Rossi è stato così forte da coinvolgere gran parte delle televisioni di tutto mondo”.

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Aldo Grasso

Secondo Aldo Grasso, Rossi ha fatto un favore alla tv anche non ritirandosi prima: “Anni fa, quando aveva capito di non essere più competitivo, Valentino meditava di ritirarsi, ma è stato il Circo stesso della MotoGP (il promoter Dorna) a pregarlo di restare: quando lui non c’era gli ascolti calavano anche del 30%. Se il motociclismo non è più la cenerentola degli sport televisivi lo si deve a lui, soltanto a lui. Se il motociclismo è diventato, alla pari della Formula 1, uno show-business, lo si deve a lui, soltanto a lui. Ci voleva un pilota-star, carismatico e vincente, per accendere le telecamere, stimolare le telecronache di Guido Meda e creare un grande fenomeno mediatico”.

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